Navigare a vista

Ancora una volta navigo a vista. In balia delle onde. Paure, desideri, nostalgie, incertezze, nubi scure che mi avvolgono, mi travolgono. Domande senza risposta. Tremori, terremoti. Maremoti. Nascono dall’interno. Le circostanze esterne sono solo elementi scatenanti. Si alternano ad entusiasmi inaspettati, ed altrettanto incontrollati. La piena dei sentimenti, come la chiamava Josephine March in uno dei libri amati nella mia fanciullezza. Quando l’onda arriva, mi ci abbandono. Poi se ne va. Finché non ne torna un’altra. Spinta sott’acqua, trattengo il respiro, faccio capriole involontarie e se riesco ad essere presente colgo con la coda dell’occhio una formazione di coralli, anemoni di mare, il movimento di un branco di pesci multicolori, spiragli di speranza.

Navigo a vista. Mi perdo nel quotidiano, non seguo alcuna rotta. Di nuovo in alto mare.

A salvarmi dal naufragio, squarci di gratitudine. Il palpitare di stelle lontane, polvere d’amore.

Gli strumenti di bordo?

Il mio telefono, bussola impazzita, emette segnali intermittenti, cifrati. Intesse lievi reti, disegna fragili frattali, cangianti come i frammenti di un caleidoscopio.

I rapporti virtuali scavalcano fusi orari, attraversano continenti, sedimentando nostalgia. Le parole di un amico ieri, incrociate su Facebook – l’algoritmo che ci controlla – mi trafiggono con la loro bellezza, ma permettono solo un abbraccio virtuale, ombra della realtà.

Voci reali, di famigliari e amiche, presenti e lontane, mi raggiungono: le replico, le riproduco, finché l’eco a poco a poco si smarrisce.

Incontri di anime compagne chiedono che li onori: alcuni rari e inaspettati, un improvviso rivelarsi, occhi negli occhi, di antiche affinità; altri divenuti consuetudine, fonte di gratitudine. Cosa farei senza di loro?

Lo yoga: Stefanie col suo accento del sud della Germania mi guida verso la presenza, verso il qui e l’ora, la scoperta, l’unione dei diversi strati dell’esistenza.

Tanja, nelle ore del mattino, m’invita a liberarmi da scorze inutili, a guardare l’invisibile.

Le rare meditazioni, in questi giorni un nuovo assaggio di percorso con Deepak Chopra, Journey to Perfect Health, mi ricordano che sono una scintilla di qualcosa di più grande di me. Che basta affidarsi.

La rotta non è sempre chiara. Ondate di nostalgia, di desideri, cumuli di perché. Sogni e ancora sogni. Mi aggrappo a qualche talismano, a un amuleto, come la Dora Markus di Montale – silenziosa e inquieta, uccello di passo:  

“è una tempesta anche la tua dolcezza, / turbina e non appare.”  (Montale, Le occasioni)

Ondate di nostalgia, di desideri, cumuli di perché. Sogni e ancora sogni. Mi lascerò portare.

 Mare aperto, Jules Dupré, 1868

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2 risposte a Navigare a vista

  1. Valeria Vegni ha detto:

    Giovy, fortunata tu che sai esprimere i tuoi sentimenti; che sono di tutti e universali!
    A presto.

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