Effetto Finlandia

Sauna

Tra le esperienze nuove in Finlandia c‘è stata la sauna. Non la sauna in sé, la sauna con B. In questi quindici giorni ci siamo ritrovati insieme, in sauna, parecchie volte. Fatta da soli, con una sauna tutta per noi, prima al cottage, poi in albergo a Jyväskylä, la sauna invita al dialogo. Si sta lì, seduti, sudati, e tra una gittata d’acqua sulle pietre e l’altra, dissipatosi un po’ il vapore bollente, si parla. Fatta così, la sauna crea un’intimità come quella delle conversazioni fatte a letto, la sera, a luce spenta, con l’altro che già si addormenta, o con te che ti addormenti, e perdi qualche parola, forse, che si mescola coi sogni.

Cosa ci siamo detti, nelle serate di sauna, non lo so più. Ma la sensazione di vicinanza, di aver aggiunto qualcosa in più alla nostra storia, forse le parole, forse un getto di vapore, forse la vicinanza dei corpi nella loro liquefazione, ancora mi avvolge al ricordo.

Sogni

Chi mi conosce lo sa, l’attenzione, l’affetto che porto ai sogni. Come già in altri viaggi, l’Australia di due anni fa, i sogni in Finlandia sono un crocevia di immagini, persone, luoghi situazioni dai quattro venti. Volti familiari di amici di Forlì scaraventati in contesti lontani, le pareti domestiche che danno luogo ad altre costellazioni di stanze, stanze in più, stanze sconosciute, dietro un paravento, una porta mai aperta. Guide turistiche che mi portano a visitare i luoghi della mia infanzia, quello che doveva essere un museo è il mio vecchio asilo, l’asilo Santarelli, e la città improvvisamente si estende, si estende, si estende, una linea di metropolitana collega gli estremi del mondo.

Mi giro e mi rigiro nel letto sul soppalco, scosto la coperta, mi alzo a guardare dalla finestra. Il lago tace, la luna l’accompagna.

Sharing stories

Dopo dieci giorni di ritiro siamo a Jyväskylä, in albergo. Un po’ strano, trovare un altro ritmo, colazione insieme la mattina, poi io mi avvio al convegno e B. torna in camera, un thermos di caffè, a scrivere. Percorro una strada color arcobaleno e arrivo in tempo per l’apertura del convegno.

Nei giorni scorsi avevo scoperto con gioia che avrei incontrato tanti dei colleghi che stimo professionalmente, cui sono affezionata personalmente, provenienti da tutto il mondo: dall’Europa sì, ma anche dal Canada, dagli Stati Uniti, dal Giappone, da Hong-Kong, dall’Australia, dalla Nuova Zelanda. Marina vive nello Yorkshire, ci eravamo scritte qualche giorno fa, ricordo ancora la sorpresa, pensavo che l’avrei rivista forse nel luglio 2017, e invece, c’è anche lei. Sarah, Christina, Rebecca, Elaine, di loro lo sapevo già, Leena, Fergal… Scorrendo il programma, due giorni prima del convegno, scopro il nome di Laura, dal Canada, e che bello, c’è anche Cynthia! E poi, mi chiedo, magari viene anche Steve… E, infatti, eccolo lì! È tutto un fiorire di whatsapp, nell’anticipazione degli incontri. La sera prima del convegno Marina ed io ci diamo appuntamento per cena, una cena tranquilla, noi due, poi si aggiunge Steve, poi si aggiunge Katherine…

Un convegno come questo, Psychology in Language Learning 2, è diverso da altri convegni nel mondo accademico. È un po’ come quelli sull’autonomia: è un incontro di esseri umani, di persone interessate agli altri. Meno rivalità, meno esclusioni, più apertura, più ascolto. E l’augurio di Paula Kalaja, nel saluto iniziale è questo: “Talk to each other, listen to each other, share stories!”

E di storie, ne abbiamo davvero condivise tante. Nelle presentazioni, nelle pause, durante i pranzi, un intessersi di storie. Storie in cui gli aspetti professionali si mescolano a quelli personali: ricerche, emozioni, incontri, percorsi… Le ultime, in aeroporto, quando B. ed io diamo un passaggio a Cynthia, in partenza per la Nuova Zelanda. Questa volta sono storie di libri, gli animali del Wildes Pack, i protagonisti dell’Accademia delle avventure, mareggiate di mondi, Faraway  tree. Parliamo fitto, fino al momento di imbarcarci, e di separarci, in due direzioni opposte. Il rombo dell’aereo mi culla, le storie nella mente.

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(Foto di Giovanna T. e Boris P.)

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Una risposta a Effetto Finlandia

  1. valeria vegni ha detto:

    Grande Giovy….a presto, un abbraccio.

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