Mugs and magnets

Los Angeles, 25 agosto

Come in ogni viaggio, il momento culminante prima del rientro è quando si fanno i bagagli. Questo avviene in genere la sera prima della partenza, e il frame, lo scenario comprende fissare una stanza in un albergo vicino all’aeroporto, caricare valigie, borse e borsine, vettovaglie e generi sparsi in tutta la macchina su un carrello portabagagli dell’albergo, stando bene attenti a non sbilanciarlo (per avere un’idea guardate la foto del viaggio negli USA di tre anni fa), sparpagliarne il contenuto nella stanza d’albergo, cominciare la cernita soppesando gli articoli suscettibili di essere lasciati qui, e, da ultimo, stipare le valigie, senz’escludere, di tanto in tanto, un andirivieni dovuto a esitazioni di fronte a una bottiglia di vino, o una confezione nuova di Nivea per il corpo, di dentrificio e simili: “Lo prendo o lo lascio qui?”. Insomma, come oggi.

Durante il viaggio Boris ha comprato 17 magliette (non 34, come erroneamente credevo), 19 CD (prevalentemente musica nativo americana, ma anche rock, pop, reggae e melodica), un numero imprecisato di calamite, qualche tazza (come rinunciarvi?), cartelli avvisaorsi, numerosi libri di varie dimensioni e peso, regali per le famiglie a Berlino e a Forlì, e, last but not least, un bel po’ di pietre dure e rocce comprate al Moab Rock Shop.

Il tutto va naturalmente messo in valigia, ripartendolo equamente tra la mia e la sua, per evitare il più possibile eventuali sovrappesi, come insegna l’esperienza (già tre anni fa Boris si era procurato due valigie in più, comprate a un garage sale, il che non gli bastò ad evitare di comprarsene un’altra, più solida e capiente, in aeroporto a Denver).

Vedendo crescere di giorno in giorno il bottino raccolto da Boris, io avevo cominciato a immaginare alcune strategie per evitare il sovrappeso. Tra queste le più fantasiose erano:

  • Confezionare una T-shirt fatta tutta di CD, con le relative custodie, debitamente incollati tra loro, da indossare il giorno della partenza (l’alternativa prevista da Boris, eliminare tutte le custodie e mettere in valigia solo i CD con i booklet della copertina si è rivelata nell’applicazione troppo laboriosa);
  • Comprarsi un bel cinturone da cowboy di quelli con il posto per le pallottole e metterci, arrotolate, tutte le T-shirt; o, in alternativa
  • Corredare la suddetta cintura di moschettoni cui appendere gli oggetti acquistati, in particolare quelli più ingombranti o pesanti, come tazze o libri o calamite varie. A eventuali divieti del personale di sicurezza dell’aeroporto obiettare che si tratta di un costume  rituale, tipico di noi adepti di una religione in cui si venerano mugs and magnets (tazze e calamite). A supporto di quest’argomentazione avrei potuto portare la varietà di chiese e religioni ammesse qui negli States, proprio oggi a Las Vegas abbiamo visto un cartello che recitava “Bacon is our God. We believe in bacon because it is real.”, firmato United Church of Bacon.

Boris non ha scelto nessuna di queste alternative. Ha fatto la sua valigia, andando avanti e indietro per la stanza, parlando fra sé e sé, e poi, non contento, ha messo mano anche alle mia, che io avevo preparato a modo mio, con biancheria, indumenti e libri ben ordinati (memore degli zaini scout dei miei nipoti), rivoluzionandomela tutta e appesantendomela in modo per me inaccettabile. Poi le ha chiuse tutte e due, sentenziando: “Se ci sarà sovrappeso ci penseremo domani.” Io, saggiamente, ho taciuto.

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(foto: Giovanna T.)

Post scriptum

Il giorno dopo, in aeroporto, la sua valigia pesava 24,9 chili, la mia 26 (permessi erano 23 chili). I nostri zaini, da imbarcare in cabina, superavano i 9 chili. L’hostess di terra, al check in, molto gentilmente ha fatto passare la sua e a me ha chiesto se potevo togliere qualcosa e metterla in una sporta. Sapevo cosa fare: ho subito preso la custodia della macchina fotografica di Boris, che lui aveva riempito con alcune delle pietre comprate e raccolte, e gliel’ho rifilata in mano. Risultato: due chili in meno.

Post post scriptum

Alleggerita così la coscienza, oltre che la valigia, ci siamo dedicati alle nostre attività preferite in aeroporto: bere caffè e fare shopping. I due chili di M&M alle mandorle, introvabili da noi in Europa, ce li siamo addossati volentieri.

Post post post scriptum

Per la cronaca, le nostre valigie pesavano all’andata, rispettivamente 13 chili e 13 chili e 6.

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