Buddy bear

Yosemite, National Park, nove agosto

Prima di partire avevo espresso il desiderio d’incontrare un orso, in una safe situation, al sicuro, naturalmente. L’orso infatti è il mio animale preferito (ne ho quattro di peluche, un orso bruno, un teddy, un orso bianco e un teddy rosa), per la forza e la sicurezza che emana. Nella cultura nativo americana l’orso è un totem, considerato un tramite tra l’uomo e le forze naturali e sovrannaturali, capace di forza e ferocia, ma anche di mite introspezione nei lunghi mesi del suo ritiro invernale. L’orso mi piace, mi affascina per la tangibile dolcezza che emana dal suo muso, per l’apparente impaccio delle zampe quando stringono un pesce appena pescato, per la simpatia del suo grattarsi contro la corteccia di un albero, per quell’andare dinoccolato, per la sensazione di caldo rifugio che suscita la sua pelliccia.

È un animale che ispira sia potenti riti totemici sia racconti per bambini e adulti, Winnie the Pooh, Baloo nel libro della giungla, Koda fratello orso, figure che coniugano leggerezza e saggezza, come bene illustra il Tao di Winnie the Pooh, di cui ho parlato altrove.

Il mio desiderio si è avverato. Il primo orso me l’ha indicato Boris a bassa voce, attraversava la strada al Sequoia National Park, proprio al nostro arrivo. Un orso bruno. Spaventato da una macchina che arrivava in senso opposto alla nostra, con un balzo rapidissimo è sparito nel bosco, per poi riapparire, guardarsi intorno, attraversare la strada con il suo passo molleggiato, fermandosi appena a guardare la macchina, e inoltrarsi nel bosco, il muso rivolto al suolo, in cerca di cibo.

Ancora tutta presa da quest’incontro, il giorno dopo, mentre percorriamo il Big Trees Trail, un circuito intorno a un prato, sentiamo gridare dietro di noi: “Bear!”. Ci voltiamo appena in tempo per scorgere non uno, ma tre orsi, mamma orsa e due piccoli, inoltrarsi nel prato. Quasi coperti dall’erba alta, degli si scorge il dorso e, a tratti, il muso della mamma, e degli orsacchiotti appena l’ombra. Da lontano, in piedi su un tronco d’albero, ne seguiamo i movimenti. A tratti i piccoli si alzano per un attimo a guardarsi intorno, gli occhietti vispi e le orecchie spuntano fuori dall’erba – una meraviglia. Trascorriamo quasi un’ora ad osservarli, da lontano, a scattare foto, io in uno stato di felice contemplazione. Tutt’intorno al trail tante altre persone, alcune si sono avvicinate, gesto estremamente pericoloso, come mostra il triste incidente avvenuto proprio in questi giorni a Yellowstone, dove un uomo, Lance Crosby, un esperto del parco, è stato aggredito e ucciso da un grizzly e almeno un cucciolo nell’Elephant Back Loop Trail.

I parchi nazionali sono pieni di avvertimenti per i turisti e di divieti. Cosa fare se s’avvista o s’incontra un orso, come spaventarlo, come difendersi se si avvicina: restare fermi, ritti, farsi più grandi di quello che si è, rimanere in gruppo, urlare per spaventarlo, in nessun caso scappare, perché l’orso potrebbe pensare che stai giocando. Tra i divieti, il divieto di lasciare cibi, bevande e articoli da toeletta in macchina. Addirittura i seggiolini per bambini vanno tolti, perché gli orsi li considerano cibo. Nei parcheggi dei sentieri e nei campeggi ci sono box di metallo antiorso in cui vanno chiusi cibi, bevande e tutto ciò che potrebbe attirare un orso; collocate in diversi punti dei parchi ci sono anche trappole antiorso, che servono più che altro per censirli e studiarli, come ci racconta Karen, la guida che ci accompagna in un tour al Glacier Point, qui a Yosemite.

Per chi lascia cibi in macchina, rischiando così di attirare un orso, ci sono multe fino a cinquemila dollari. Gli orsi che mangiano alimenti dell’uomo, ci informano i ranger, diventano aggressivi, a volte impazziscono, e spesso vanno soppressi. E noi, che mangiamo tutti i giorni alimenti per noi umani, ci meravigliamo dell’aggressività e della follia che ci circonda?

L’equilibrio tra la natura e l’uomo, tra la wildlife e la civiltà, è un equilibrio difficile e instabile, cui le organizzazioni di questi parchi naturali si dedicano giorno per giorno, attraverso informazione, formazione, ricerca e interventi. Un compito, un impegno anche per noi. Rispettare la natura significa considerarla con saggia soggezione, affrontarla senza prepotenza e imprudenza, per poter godere della sua maestosa forza.

Flagstaff, ventidue agosto

Dopo gli incontri al Sequoia NP, di orsi in natura non ne abbiamo visti altri. Però ne ho ricevuti in dono due, due feticci, opera di due artisti nativo-americani. Il primo, un orso minuscolo di pietra, oggetto Navajo, sparisce quasi mentre lo stringo nel palmo della mano, ma emana forza e tranquillità, dà sicurezza e fiducia. Il secondo mi viene in mano inaspettato, un orso in pietra dolomite, rosa e bianco, scolpito da un artista Zuni. Sorridente, solare, fermo nella sua interezza. Li porto con me, ricordo di questo viaggio indimenticabile, compagni per il viaggio a venire.

In spirit.

bear_yosemite0Eye contact (foto: Yosemite National Park, https://www.facebook.com/YosemiteNPS?fref=ts)

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2 risposte a Buddy bear

  1. Valeria Vegni ha detto:

    Come sempre sai cogliere e raccontare la meraviglia di ciò che ci circonda!!!!! Nella speranza che prima o poi qualcuno potrà farsene carico, per tramandarla intatta alle generazioni future…
    —P.S. …. io ho incontrato Baloo!

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