Mirror river

Cedar Grove, King’s Canyon, tre agosto

Alloggiamo al Cedar Grove, in una stanza al pianterreno con un nostro patio, due sedie a sdraio, un tavolo di legno, nel bosco a due passi da un fiume, il King’s river. Un fiume di montagna, che accarezza rocce e liscia sassi, che scroscia brillando nel sole.

Il rumore dell’acqua e la vista del fiume che scorre tra le pietre, qualche passo sotto di noi, mi riporta a Moena, alla casa allora di Regina Pacis, proprio accanto al fiume, alle vacanze in montagna con il gruppo della parrocchia, ai miei undici, dodici, tredici anni… Sono qui, a Cedar Grove, e sono lì, a Moena, ora e allora, allora adolescente, incerta, paurosa, ora donna adulta, ancora alla ricerca, una ricerca nei due sensi, nel passato e nel presente.

E improvvisamente, come la luce del sole tra gli alberi, m’investe la consapevolezza, la chiarezza. Quello che mi parlava al cuore nelle estati a Moena, che me la riporta presente con questa forza, non erano solo i luoghi, che pure hanno lasciato in me un’impronta indelebile, il lago di Carezza, non era la montagna verde e boscosa, non erano i passi innevati raggiunti a piedi con passeggiate interminabili, il Pordoi, era la compagnia. Era il camminare insieme, a piccoli gruppi, il cercare di raggiungere i compagni più avanti, il lasciarsi guidare dalle canzoni, il sedersi all’ombra di un albero a mangiare con loro pane e cioccolata.

Una piccola rivelazione per me, su di me, scopro, riconosco di avere bisogno della compagnia di altri, di amici, di amiche, della famiglia, dell’uomo che amo e che mi ama. È come scoprire una debolezza e al tempo stesso accettarla. Così, accanto al King’s river a Cedar Grove, in un viaggio che è ricerca e ritorno, qualcosa si ricompone come le tessere di un mosaico, come i puzzle interminabili cui si dedica Marsha Goldfinger del Goldfinger’s Get-Away, come i puzzle cui si dedicava mia sorella. La mia famiglia, i miei fratelli, i miei cugini vicini e lontani, una corsa dietro mio babbo e Fabrizio partiti per l’aeroporto di Rimini, la noia di certi pomeriggi domenicali, gli amici, i litigi e le riconciliazioni, parte di me, inseparabili da me.

Ritorno verso la stanza dove Boris mi aspetta per andare a cena, allo snack bar del Cedar Grove, la ragazza al banco ci accoglie, “Hi, how are you today?”, “Fine, we are fine, and you?”

IMG_7323Il King’s River, King’s Canyon, CA (foto: Giovanna T.)

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