Nipoti

Sono una delle gioie della mia vita, uno dei doni inesauribili e insostituibili. Ogni volta che li vedo, ogni volta che sono con loro, ogni volta che li penso, faccio il pieno d’amore.

Otto, dai trentadue anni ai tre mesi, cinque maschi e tre femmine, sei italiani e due tedeschi, i miei nipoti hanno un posto particolare nel mio cuore. Prima di tutti, nel tempo, Arianna e Pierfrancesco, i figli di mia sorella, cui mi lega un affetto profondo, anche perché, assurdamente, mi sento spinta a cercare di colmare il vuoto lasciato dalla scomparsa della loro mamma. Missione impossibile. Li ho visti crescere, li ho badati, li ho accompagnati, li ho viziati, li ho anche lasciati quando mi sono trasferita a Berlino, e un po’ mi sento anche responsabile della strada che hanno preso, entrambi lontani da casa, sparsi per l’Europa e presto, almeno una di loro, per il mondo. Anche ora che sono grandi, vedo in loro i bimbi che erano, in uno slancio iperprotettivo che altro non è che esuberanza d’amore. I momenti passati con loro quando erano ancora bambini, i momenti sereni e anche quelli dolorosi, sono incisi nel mio cuore. Ora sono adulti e grandi, i miei nipoti, e nel momento del bisogno, qualche mese fa, sono stati per me due angeli custodi. Sono loro grata, per avermi ascoltato di notte, per avermi dato consigli, loro a me, per aver insistito e preso l’aereo, una da Londra, l’altro da Forlì, ed essere venuti a passare ognuno un fine settimana da me. Con me.

Gli altri sono ancora piccoli, otto anni Michele, cinque anni e mezzo Giacomo e Mika,  tre e mezzo Irene, due e mezzo Mats e infine tre mesi Teresa. Li vedo di meno, a causa dei milleduecento chilometri di distanza per quelli italiani, a causa dei ritmi lavorativi e della distanza, inferiore sì, ma non da poco, tra Wilmersdorf e Prenzlauerberg, per quelli tedeschi. Quando li vedo, però, mi lascio trasportare, avvolgere, risucchiare nel loro mondo. Qualche settimana fa, a Forlì, volevo mettere un materasso per terra e dormire nella stanza dei bambini, finché Giorgio e la Marta, saggiamente, non mi hanno dissuaso. Mi assumo volentieri i turni dei libri della buona notte, rigorosamente due, uno per uno, mi stendo un minuto nel loro letto prima che si addormentino, la loro lucina ancora accesa, mi precipito di sopra appena li sento muoversi la mattina, li porto a scuola e all’asilo e li vado a prendere, se posso, e la Marta, giustamente, me li dà da badare una volta in più.

I nipotini tedeschi, Mika e Mats, li ho messi a letto una volta sola, una sera che ho fatto loro da baby sitter, dopo averli viziati a dovere con patatine fritte e caramelle gommose a gogo: ho letto loro il re leone a fumetti, cantato la ninna nanna in italiano, finché il piccolo non si è addormentato vicino a me e il più grandicello mi ha saggiamente congedato.

Con i nipoti mi sento libera, la libertà che viene da una relazione trasversale, non parentale, in cui c’è amore ma non responsabilità diretta, come tra Paperino e Qui Quo Qua o Paperina ed Emy, Ely ed Evy. Non credo sia un caso che Walt Disney abbia scelto la relazione zii-nipoti per raccontare le loro avventure. Con i miei nipoti, secondo l’umore, posso fare un po’ la matta, un po’ la seria, posso giocare o rispondere a qualche domanda – “Da dove vengono le stelle?”, mi ha chiesto Giacomo una volta. Tra i miei passatempi preferiti ci sono leggere e raccontare favole (una in particolare, quella di Pirimpimpim, Giacomo e Michele me la chiedono sempre), cantare “Ci son due coccodrilli”, di cui ho elaborato una versione tutta personale in cui alla fine arrivano anche i due liocorni, fare il bagno al mare, e guardare insieme a loro i film di Walt Disney, naturalmente cantando le canzoni, anche se loro mi zittiscono e io le parole non me le ricordo tutte. Se fosse per me, guarderei sempre Mary Poppins, che ormai so a memoria. Lo sanno bene l’Ari e Pierfra, perché li avevo sfiniti, sempre a dire “Guardiamo Mary Poppins?”, ogni volta che si trattava di scegliere un film, anche quando loro ormai avevano tutt’altri gusti.

Sarà il mio lato ancora infantile, ma Mary Poppins mi affascina, così impenetrabile e magica, così capace di aprire mondi favolosi, di salire oltre i tetti scalini di fumo, di vincere le corse con un cavallo della giostra, di riunire un babbo un po’ burbero ai suoi bambini per far volare un aquilone. Forse, avrei voluto essere io, un po’ Mary Poppins, per i miei nipoti. Perché vorrei vederli sorridere appena arrivo, perché vorrei vivere con loro le avventure più fantastiche, quelle che non si scordano mai; vorrei curare le loro ferite, consolare il loro pianto, e indicar loro “la soglia di un mondo incantato”. E chissà, ripensandoci, forse l’ho fatto un po’.

Tornando qualche giorno fa da Forlì a Berlino, in aereo per la prima volta dopo tanto tempo mi sono rimessa a fare matrix. Tanja, seduta accanto a me, mi ha ricordato: “Non dimenticare di entrare nel cuore, prima di cominciare!” E io: “Entrare nel cuore, già. Come si fa?” “Pensa ai tuoi nipoti!”

Mary Poppins, scena finale: aquilone e partenza di Mary Poppins (se non riuscite a vederla qui, guardatela in dvd, e cercate il messaggio nascosto J)

 

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2 risposte a Nipoti

  1. Arianna.Rava ha detto:

    bellissimo. grazie giovy ! ti vogliamo bene ❤ !!!!
    mitica e unica zia , irreplaceable ❤

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