Compagni dell’anima

Domenica pomeriggio a Berlino. Il sole, che fino a poco splendeva illuminando d’oro le fronde degli alberi davanti alla mia finestra, sembra cedere a poco a poco alle nuvole. Sono alla scrivania, B. è appena uscito per andare alla partita dell’Hertha, io mi sono ripromessa di approfittarne per portarmi avanti col lavoro. E invece, eccomi qua, un leggero prurito nella mente, una vocina sottile che mi sollecita: “Scrivi, perché non scrivi?”.

In queste ultime settimane, in questi mesi, vado cercando la mina della matita, il suo nucleo resistente, il suo nocciolo, il suo cuore, il suo mistero. Divisa tra cielo e terra, tra corporeità e ascetismo, concilio opposti eraclitei, mi muovo a smascherare gli inganni dell’ego alla ricerca della coscienza universale e al tempo stesso a scandagliare gli interrogativi della mia identità personale.

Come sempre, messaggeri e guide, i sogni. Ho ricominciato ad annotarli, la mattina appena sveglia, a tracciarne l’eco con la mia penna verde sui miei quaderni, a riviverli nella memoria, a riascoltarli, ad amplificarli, a interrogarli. Sogni fitti di avvenimenti, di luoghi, di persone, di animali. Le persone: gli amici di sempre, in tante forme diverse, vicini, accoglienti, premurosi, pronti a raggiungermi attraversando le acque, a salvarmi naufraga in un canotto, o a portarmi su spiagge inesplorate. I luoghi, principe il mare, che da sempre m’investe con la sua immensità, il suo “esser vasto e diverso e insieme fisso”, come scrive Montale, il mare in cui nuotare, in cui veleggiare, il mare da percorrere e da accarezzare, il mare di casa mia e l’oceano inesplorato. Gli animali, che si avvicinano silenziosi, incutendo apprensione e curiosità: in questi giorni cigni, oche, alci. Oche e cigni che si erano intrufolati nell’ampia sala di una baita luminosa in montagna, circondata dal verde. Come c’erano entrati? E che fare, mandarli via, farli uscire? E se cominciavano a svolazzare lì dentro?

Apro il fedele Chevalier Gheerbrant, “Dictionnaire des symboles” ormai ingiallito dal tempo. L’oca, che oggi noi vediamo come oca domestica, simbolo della fedeltà coniugale, guardiana della casa (ricordate le oche del Campidoglio che salvarono Roma dai Galli?), è anche l’oca selvatica, che migra dal Nord al Sud, attraversando le regioni del cielo. Messaggera dell’altro mondo, come il cigno, suo cugino. Ricordo che un anno e mezzo fa, con B., andammo a vedere in ottobre, a Rangsdorf, poco fuori Berlino, le oche selvatiche che, sul far della sera, arrivavano in volo per passare la notte sul lago, prima di ripartire per il Sud. Mentre il cielo si andava inscurendo e gli alberi da blu diventavano neri, illuminati solo dal riflesso dell’acqua, le oche arrivavano, a coppie, a stormi di tre, di quattro, di nove, di dieci. Arrivavano a centinaia, forse a migliaia, coprendo il cielo con le loro ali nere spiegate, assordandoci con i loro gridi incomprensibili. Le oche, come i cigni, volano. Anzi veleggiano (segeln, si dice in tedesco, proprio come andare in barca a vela). Forse ci dicono che anche noi possiamo volare? Veleggiare sul mare della nostra esistenza? Una direzione ci vuole. Una fedeltà anche.

Qualche settimana fa, una passeggiata nel Tiergarten in una fredda giornata di febbraio, Andreas e io abbiamo visto due oche selvatiche sulla riva del fiume. Vicino a loro un uomo già anziano, gli parlava. Ci siamo avvicinati e abbiamo cominciato a parlare. E l’uomo ci ha raccontato che conosce queste oche da anni: si è fatto conoscere, ha conquistato la loro fiducia a poco a poco, anni fa, ed ora, quando tornano regolarmente a Berlino, in genere due volte all’anno, lo vengono ad incontrare qui. Lo conoscono, lo riconoscono, e se lui le chiama, gli si avvicinano. Anche questa un’amicizia. Una fedeltà.

Saper volare via, saper migrare dal Nord al Sud, e poi dal Sud al Nord. Veleggiare i cieli, solcare le nuvole, e poi adagiarsi verso sera su un lago. Starnazzare, perché no?, con gli amici e le amiche, far sentire la propria voce, innalzarla e poi ricongiungerla al silenzio della notte. Andare, partire, e tornare anche. Un sogno?

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Le foto: cigni a Charlottenburg, oche a Dettenhausen (Boris P.), oche selvatiche nel Tiergarten (Giovanna T.), Mill Pond, Anna Pugh (https://de.pinterest.com/tuffgirl4/anna-pugh/)  e oche selvatiche (http://pixabay.com/de/vogelschwarm-g%C3%A4nse-zugv%C3%B6gel-schwarm-645793/)

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2 risposte a Compagni dell’anima

  1. Carla ha detto:

    Tanti baci Giovi cara

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