Rivolgersi a Dio

„Credo nel sole, anche quando non splende; credo nell’amore, anche quando non lo sento, credo in Dio, anche quando tace” (Scritta sul muro di una cantina di Colonia, dove alcuni ebrei si nascosero per tutta la durata della guerra).

Con queste parole inizia un libretto prezioso, Yossl Rakover si rivolge a Dio, di Zvi Kolitz, che, con la finzione di un testamento ritrovato in una bottiglia nelle rovine del ghetto di Varsavia, ha scritto alcune delle pagine più vere sulla tragedia dell’olocausto, sulla religiosità ebraica, sul grido impotente dell’uomo a Dio e sul Suo silenzio.

Mai come in questi giorni sento queste parole estranee e intimamente familiari.

Dopo aver visto morire i suoi figli, uno a uno, Yossl Rakover scrive: “Ora è giunto il mio momento, e come Giobbe posso dire di me, e non sono il solo a poterlo dire, che torno nudo alla terra, nudo come nel giorno della mia nascita.”

Quest’uomo, che serviva Dio “con ardore” e non gli chiedeva altro che “il permesso di continuare a servirlo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze”, ora reclama da lui di pagare il suo debito, “credo di avere il diritto di esigere ciò che mi spetta”. Inutilmente. Dio resta in silenzio, Dio non paga il suo debito.

“Dio ha nascosto il suo volto al mondo e in questo modo ha consegnato gli uomini ai loro istinti selvaggi”. Il Dio degli Ebrei è il Dio delle vendette (Salmi, 94, 1), non il Dio dell’amore. Eppure le atrocità vengono commesse in nome del Dio dell’amore. Da uomini senza pietà.

Vicino ai cadaveri dei compagni uccisi, vicino al cadavere di un bambino “che giace come addormentato” con la bocca “atteggiata a un sorriso”, come di “tranquilla, ma divertita ironia”, quasi a dire “Pazienta ancora un po’, stolto uomo, fra un po’ sarà tutto chiaro anche a te”, Yossl Rakover rivolge a Dio il suo lamento di dolore, d’incomprensione: “che cosa ancora deve accadere perché Tu mostri nuovamente il Tuo volto al mondo?”; il suo avvertimento: “Non tendere troppo la corda, perché, non sia mai, potrebbe spezzarsi.” e al tempo stesso la sua paradossale promessa di fedeltà: “Non Ti posso lodare per le azioni che tolleri, ma Ti benedico e Ti lodo per la Tua stessa esistenza, per la Tua terribile maestà…”.

Che mistero, che contraddizione, che paradosso si cela nel rapporto complesso tra l’uomo e Dio? È forse il Dio dei cristiani, il Cristo morto in croce, “scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani”, (San Paolo, Lettera ai Corinzi, 1, 23) che li risolve?

Ma la vita di Yossl Rakover è giunta al termine.

“La morte non può aspettare oltre, e io devo finire di scrivere. Dai piani superiori gli spari si fanno più isolati. (…) Il sole è ormai al tramonto, e ringrazio Dio che non dovrò rivederlo mai più. (…) Tra un’ora al massimo sarò con la mia famiglia, e con milioni di altri uccisi del mio popolo, in quel mondo migliore in cui non vi sono più dubbi e Dio è l’unico pietoso sovrano.

Muoio tranquillo, ma non appagato, colpito, ma non asservito, amareggiato, ma non deluso, credente, ma non supplice, colmo d’amore per Dio, ma senza rispondergli ciecamente ‘amen’”.

(Tutte le citazioni sono tratte da Zvi Kolitz, Yossl Rakover si rivolge a Dio, Adelphi 2010, seconda edizione)

1024px-William_Blake_007William Blake, Satana riversa le piaghe su Giobbe, 1826-1827, Londra, Tate Gallery

(http://it.wikipedia.org/wiki/Giobbe#mediaviewer/File:William_Blake_007.jpg)

E per non fermarci al Dio delle vendette, a Giobbe e Yossl Rakover, uno dei salmi che amo di più:

SALMO 90
Beato chi si pone sotto la protezione dell’Altissimo

Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni (Lc 10,19).

Tu che abiti al riparo dell’Altissimo *
e dimori all’ombra dell’Onnipotente,
di’ al Signore: « Mio rifugio e mia fortezza, *
mio Dio, in cui confido » .

Egli ti libererà dal laccio del cacciatore, *
dalla peste che distrugge.
Ti coprirà con le sue penne, *
sotto le sue ali troverai rifugio.

La sua fedeltà ti sarà scudo e corazza; *
non temerai i terrori della notte,

né la freccia che vola di giorno, †
la peste che vaga nelle tenebre, *
lo sterminio che devasta a mezzogiorno.

Mille cadranno al tuo fianco †
e diecimila alla tua destra; *
ma nulla ti potrà colpire.

Solo che tu guardi, con i tuoi occhi *
vedrai il castigo degli empi.
Poiché tuo rifugio è il Signore *
e hai fatto dell’Altissimo la tua dimora,

non ti potrà colpire la sventura, *
nessun colpo cadrà sulla tua tenda.
Egli darà ordine ai suoi angeli *
di custodirti in tutti i tuoi passi.

Sulle loro mani ti porteranno *
perché non inciampi nella pietra il tuo piede.

Camminerai su aspidi e vipere, *
schiaccerai leoni e draghi.

Lo salverò, perché a me si è affidato; *
lo esalterò, perché ha conosciuto il mio nome.

Mi invocherà e gli darò risposta; †
presso di lui sarò nella sventura, *
lo salverò e lo renderò glorioso.

Lo sazierò di lunghi giorni *
e gli mostrerò la mia salvezza.

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2 risposte a Rivolgersi a Dio

  1. Daniela Farneti ha detto:

    Che bello, Giovi. Sei riuscita ad esprimere i sentimenti di molti. Grazie. Daniela

    • bloggiovi ha detto:

      Cara Daniela,
      grazie. In questo momento sono sentimenti molto vicini a me. Tra il dolore e la sofferenza, però, ho voluto chiudere con il salmo che ho scoperto quando se n’è andata la Cri, con quelle parole che a ogni distacco doloroso mi danno speranza, quelle ali d’aquila che spero solleveranno anche me “sulla brezza dell’alba”.
      Ti abbraccio forte
      Giovi

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