Memorabilia 2

Questione d’abitudini

Siamo un gruppo affiatato, la Vale, Boris ed io, e, grazie, all’esperienza del viaggio negli USA, due anni, fa, oltre che a un’amicizia ormai millenaria, sappiamo come prenderci, nei momenti di buona e nei momenti più critici.

Momenti critici sono quelli dei pasti, perché, come dice la Vale, abbiamo abitudini alimentari quanto meno divergenti. La Vale, appena si alza, deve far colazione, in casa. Boris ed io possiamo aspettare ore; io, in particolare, vorrei fare colazione al bar, e la ricerca del bar può andare per le lunghe. La Vale mangia ad orari regolari pasti regolari. Leggi: al ristorante. Boris e io invece, mangiamo a orari irregolari, in piedi o camminando, quelli che la Vale chiama “cazzabuboletti”, un panino, una quiche (io), una carotina (Boris) o altra verdura, acquistati preferibilmente in bancarelle o negozietti strani (ricordo ancora quell’ottimo pesce fritto tailandese mangiato nella meravigliosa atmosfera del Mindil Beach Sunset Market di Darwin la sera del nostro arrivo. Mhm!) Quando si fa una cert’ora, quindi, bisogna mettersi alla ricerca di un ristorante per il verso per la Vale. Più la ricerca è lunga, più la Vale, affamata, s’inscurisce. Boris, nel frattempo, si dedica alle sue attività preferite, foto urbane e shopping; io, a volte mi accodo alla Vale, a volte a Boris.

Quando poi la giornata volge al termine, la situazione si può fare tesa, perché, come la Vale stessa riconosce, “se non mangio una bistecca m’incazzo”. Ricordo in particolare la sera del nostro arrivo a Cairns, quando, dopo esserci sistemati in appartamento, siamo usciti alle nove e mezzo passate e non siamo riusciti a trovare un ristorante aperto. Non solo, al supermercato (quello sì, aperto) dove abbiamo potuto fare la spesa ed assicurarci qualche Ceasar salad o Greek salad, insieme ad altri “cazzabuboletti” vari, vedi le mie adorate barrette di cereali che la Vale invece non sopporta, al supermercato, dicevo, non c’era verso di trovare una bottiglia di vino. Anche in Australia, come negli Stati Uniti, la vendita degli alcolici si fa a parte. Immaginatevi il tenore della serata: senza bistecca, senza vino!

Per fortuna la sera dopo, rientrando dalla nostra passeggiata al giardino botanico, Boris e io abbiamo scoperto una “sticaus” (steak house) proprio vicino a casa. Con licenza di servire alcolici. E wifi. E così, tutte le restanti serate a Cairns erano assicurate.

In vino levitas

Un’abitudine che invece accomuna Boris e la Vale, è quella di concludere la giornata con qualche bicchiere di vino. Rigorosamente bianco la Vale (che però, a mali estremi, accetta anche di bere il rosso, per esempio una sera a Darwin a una Noodle house e anche, sempre a Darwin, al Nirvana); sempre rosso Boris. Io mi accodo a Boris, preferisco il rosso.

Dopo le ricognizioni necessarie a identificare i negozi di alcolici più vicini a casa (Liquorland in Brunswick Street a Brisbane, o nello stradone dietro casa a Cairns, o dietro l’angolo di Harriet Place a Darwin, e , come ricorderete, l’Outback Pioneer Hotel all’Ayers Rock Resort), Boris e la Vale – o più spesso la Vale – si organizzano per fare provviste. “Per i tempi di magra”.

Così le serate, anche se passate in casa, se debitamente innaffiate, sono un successo garantito. Ciascuno chino sul proprio pc o tablet, tra un segnale di fumo alla famiglia e un blog, tra una mail e un capitolo di un libro (sì, Boris ogni tanto, di nascosto, lavorava, il fedifrago, facendomi subito prendere dai sensi di colpa, “Cosa fai, lavori?”) si faceva strada una battuta, poi un’altra, una risata, poi un’altra, un commento, poi un altro e si finiva per suggellare la giornata in scioltezza. O almeno, sciolti loro, io un po’ meno, visto che, mentre loro il vino li rende leggeri, me, mi appesantisce un po’. Così finiva che io ero quella che cedeva per prima (il che non è una novità), e caracollavo verso il letto, lasciando loro due a trafficare, scrivere, parlare, bere, ridere, confabulare… E mentre io mi adagiavo tra le braccia di Morfeo, loro, si libravano leggeri sostenuti da Dioniso e dal suo corteo. Anche qui, insomma, c’era qualche saliscendi

 Cammin facendo

Dove andiamo andiamo, Boris e la Vale si comprano delle scarpe. Negli Stati Uniti Timberland, stivali di cuoio da cow boy e mocassini; in Australia le UGG multicolori, foderate di pelo, che li hanno salvati nelle fredde mattine e serate a Brisbane. Questa volta anch’io ero alla ricerca di scarpe, le Blundstone, che dopo averle inseguite per anni, ho finalmente acquistato a Brisbane in un negozio di articoli da campeggio. E, come vuole il caso, appena rientrata a Berlino, alla festa della Düsseldorfer Strasse, scopro che mentre noi eravamo in Australia, a due passi da casa ha aperto proprio un negozio della Blundstone…

Le scarpe, si sa, servono per camminare. La Vale, in questa vacanza, ne ha usate parecchie. Infatti, mentre io ero al convegno, a Brisbane (nel programma avevo scritto proprio così: dal 10 al 15 agosto la Giovi è al convegno, Boris e la Vale si arrangiano), Boris ha fatto fare alla Vale quello che non voleva: camminare. Fin dal primo giorno, con le sue scarpe da ginnastica comprate a Forlì per il viaggio, la Vale si era procurata le prime vesciche scarpinando dietro a Boris in direzione del ponte, del museo d’arte moderna, di Kangooroo Point, della South Bank, del museo degli opali… “Sono solo due chilometri da qui al museo degli opali…” “Sì, due chilometri… australiani!”. E, cammina cammina, guardandosi ogni tanto alle spalle per vedere se arriva l’autobus, ancora un semaforo, poi un altro semaforo: “È dopo questo semaforo!”, dice Boris. Finché, all’ennesimo semaforo, si trovano davanti a un cartello che indica la Golden Coast. “E noi eravamo a piedi!”, precisa la Vale, che alla Golden Coast ci aveva fatto un pensierino, con altri mezzi di locomozione, però.

Insomma, consumata da queste scarpinate, la Vale ne ha dovuto comprare un altro paio, di scarpe, le pedule, perché le sue le aveva lasciate a Forlì “per non appesantire il bagaglio”. Con il risultato che, sempre per non appesantire il bagaglio, di scarpe la Vale ne ha lasciate anche in Australia: le scarpe da ginnastica nuove, nel cottage a New Farm, Brisbane, e i sandali Birkenstock, consumati fino all’osso. Per fortuna che in ufficio ci va in bicicletta.

Io invece, nell’autunno berlinese, il primo paio di Blundstone me lo sto godendo da matti. Il secondo ancora no – perché sì, ne ho un secondo paio, coll’elastico rosso, regalatomi da Boris il giorno stesso del rientro, nel negozio della Düsseldorfer Strasse, perché, come ha detto “Il viaggio non è ancora finito…”.

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(foto di Boris P., Giovanna T. e Valeria V.)

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