Per Don Pierluigi

Don Pierluigi se n’è andato. Improvvisamente. Mentre leggevo il messaggio mandatomi dalla Robi stentavo a decifrarlo. A capirlo. Se n’è andato mentre esercitava le sue funzioni, mentre officiava un funerale, mentre accompagnava un’anima verso l’al di là, mentre confortava i suoi parrocchiani. Se n’è andato dalla casa del padre alla casa del padre.

Se n’è andato un pezzo della storia di Regina Pacis, scrive Gianky. Non sono nella posizione di poter parlare tanto di lui, lo conoscevo sì, ma l’ho frequentato molto meno di quanto abbiano fatto gli altri. Eppure qualcosa voglio dire, per accompagnarlo anche da lontano, per ringraziarlo di quello che ha dato a tante, tante persone, giovani e meno giovani, a Regina Pacis, a Predappio, a Castrocaro e chissà in quanti altri posti, in quante altre occasioni.

Don Pierluigi era per me un esempio del servizio umile e sereno che alcuni uomini di chiesa sanno dare. Le sue prediche, a Regina Pacis, erano semplici e dirette. Ricordo tante frasi da lui cominciate con “Ecco…” Ecco, è la parola che serve per mostrare, per annunciare una presenza. “Ecco…” era il suo modo di annunciare il Vangelo.

Ricordo Don Pierluigi quando veniva a casa a portare la comunione a mia nonna. Una preghiera silenziosa, un Padre Nostro mormorato in raccoglimento, che dava fiducia e serenità.

Ricordo il suo sorriso. Ricordo la sua disponibilità ad aiutare, ad ascoltare. La sua capacità di stare discretamente in seconda fila, di non mettersi in mostra. Ricordo il suo essere diretto. Al funerale di mia nonna, quando leggendo una preghiera, mi commossi come al solito e mi pareva di non essere in grado di continuare, lui mi esortò a bassa voce, ma fermo, “Su, non ti commuovere” e riuscii a continuare ricomponendomi (un’eccezione, come sanno bene nella mia famiglia).

In tutti questi anni in cui vivo lontano da Forlì l’ho visto poco, quasi per niente. Altri l’hanno accompagnato, spero più da vicino. Penso alla solitudine di tanti sacerdoti, che deve essere stata anche la sua, ai rischi corsi e ai traumi, alle ferite anche fisiche, sopportate in silenzio. A una vita dedicata al servizio degli altri. Un servizio fino all’ultimo istante, in questo caso. Un cerchio che si chiude.

Penso a Don Pierluigi, ora liberato dai vincoli terreni, lo penso in viaggio verso un’altra dimensione, e prego per lui la pienezza e l’amore e il sostegno che lui ha saputo, umilmente, dare agli altri, qui, sulla terra.

Claudio Chieffo canta Il giovane ricco

Ave Maria, splendore del mattino

 

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