Memorabilia

Nella cronaca del nostro viaggio meritano un proprio posto anche alcuni episodi salienti, picchi intorno ai quali si costruisce la nostra mitologia personale, nodi sui cui s’incontrano la trama e l’ordito della nostra esperienza: debolezze e manie, incidenti di percorso, fortunate coincidenze, detti famosi…

Tempi di magra

Nel volo d’andata da Dubai a Brisbane, anticipando una tendenza che mi contraddistinguerà per tutto il viaggio, finito di mangiare metto da parte dal vassoio della cena quello che resta: cracker e un panino finiscono nella sportina marrone, “per i tempi di magra”, dico alla Vale, e anche la tortina al cioccolato coi frutti di bosco sparisce.

“Ma dove l’hai messa?”, mi chiede la Vale, che mi ha vista trafficare a lungo.

“Lì sotto”, accennando al mio sedile.

“Attenta ai piedi!”, mi avverte lei tra le risate.

E in effetti, faccio appena in tempo a controllare, è lì, a pochi centimetri dai piedi del vicino dietro di me. Scossa dalle risate, le lacrime agli occhi, mi affretto a metterla in un posto più sicuro. Ridiamo ancora un bel po’ poi la Vale torna a dedicarsi alla sua occupazione preferita durante i voli (ma questo lo racconterò a parte).

“La Giovi sembra nata in tempo di guerra. Fa sempre delle provviste!”, osserverà la Vale verso la fine della vacanza, dimostrando una notevole capacità d’osservazione. Durante le tre settimane di viaggio avrò messo da parte:

  • Bustine di Nescafé e tè verde dal buffet della colazione a Uluru per il nostro fabbisogno giornaliero in appartamento;
  • Scatoline monodose di miele per poter prendere le gocce di tea tree contro il mal di gola la mattina
  • Cracker e panini vari rimasti dai pasti in aereo (solo quando erano confezionati)
  • Il muffin e le barrette delle breakfast box di tutti e tre datoci il primo giorno a Uluru
  • Forse altre cose che non ricordo.

Questa mia mania, però, dev’essere contagiosa. Nel volo di ritorno Brisbane – Dubai la Vale mi stupisce mettendo da parte:

  • Un muffin della colazione
  • I cracker e il formaggino (dopo averli cercati a lungo perché erano caduti sotto il sedile – per fortuna confezionati)
  • Un panino.

Nel volo da Dubai a Monaco, poi (con la Vale, ci eravamo già salutati), Boris mi chiede di mettere via la salsina piccante e i cracker: “Possono sempre tornare utili”, mi dice mentre me li allunga perhé li faccia sparire nella sportina marrone, “per i tempi di magra…”

Eastern_Grey_Squirrel_in_St_James's_Park,_London_-_Nov_2006_editAnche gli scoiattoli fanno provviste (foto: http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/7/7c/Eastern_Grey_Squirrel_in_St_James%27s_Park,_London_-_Nov_2006_edit.jpg)

Raddoppiamento fonetico

A Brisbane, la mattina presto, ci incamminiamo insieme, io verso l’Exhibition Centre, al congresso, Boris e la Vale alla volta del museo degli opali. Arrivati su Brunswick Street, sulla sinistra scorgo una laterale che porta al grande ponte di ferro che attraversa il fiume:

“Che ne dite, si potrebbe passare per il ponte? ”

La Vale esita, secondo lei la strada più breve è quella a destra del ponte: “Secondo me si deve andare a destra, Boris, è la strada che abbiamo fatto ieri.” Io però insisto per il ponte. Esitiamo. Lei ripete “Secondo me, noi dobbiamo andare a destra”. E allora? “Prendiamo il ponte o no?”

E Boris dà voce alla sua esasperazione in modo assai romagnolo: “Siete due malettte!” (con tre t dovute all’enfasi).

È finita che la Giovi ha preso il ponte, Boris e la Vale sono andati a destra. Il ponte l’hanno preso il giorno successivo, con la Vale che, soffrendo di vertigini, ha chiesto a Boris: “Mi dai la mano?”

10568865_10202481393612627_6623412021089208843_nIl ponte (foto: Valeria V.)

Punti di vista

Una breve verifica degli scontrini della carta di credito dopo gli importanti acquisti fatti all’aeroporto di Cairns in partenza per Ayers Rock, getta la Giovi nel panico: il suo, anzi il mio, conto corrente è la fossa delle Marianne, il massimale scoperto in caduta libera. La conseguente incazzatura con muso è il perfetto pendant alla pioggia di dollari di due anni fa alla Monument Valley (sarà l’effetto delle formazioni di terra rossa? O delle nostre abitudini d’acquisto nei viaggi?).

Fatto sta che, uniti dall’unica chiave a disposizione per il nostro appartamento, ci avviamo tutti e tre verso l’Outback Pioneer Hotel, l’unico posto dove, dietro esibizione della suddetta chiave, si può comprare il vino necessario al rilassamento serale (bianco per la Vale, Chardonnay, rosso per Boris e la Giovi). In testa al trio la Vale, decisamente diretta verso la meta (“Noi seguiamo il capo, il capo, il capo, seguiamo il nostro capo ovunque voglia andar” sono le parole della canzone dei bambini perduti dell’Isola che non c’è, in Peter Pan, che ho riguardato in aereo da Dubai a Brisbane), segue Boris intento a fare foto, ma anche lui un po’ incazzereccio, e a distanza la Giovi, imbacuccata preventivamente contro le mosche nella sciarpa, a mo’ di musulmana.

C’incamminiamo lungo la strada a destra, lasciatoci alla spalle il Desert Gardens Hotel. Cammina cammina, intorno a noi solo sterpi e spinifex. Il bush. Dopo qualche decina di minuti, ancora non si vede niente. Solo il bush.

Esco dal mio mutismo immusonito per buttare là: “Secondo me non è la strada giusta.”, ma Boris e la Vale non sono nella disposizione d’animo propizia ad accettare osservazioni da me, che faccio l’incazzata. Boris azzarda qualche passo nel bush, in direzione di quello che dovrebbe essere l’Ouback Pioneer, tornando però rapidamente indietro. E la Vale, contagiata dal nervosismo incombente, perde anche lei la pazienza: “Ma insomma, è un circuito! Siamo a pochi passi dal nostro appartamento, è lì dietro! Non vedi l’antenna della telecomunicazione?” È con quella, ci aveva detto la guida sull’autobus venendo dall’aeroporto, che ci si orienta.

Continuiamo a camminare, io poco convinta. “Secondo me stiamo andando verso l’aeroporto.”

“Ma che aeroporto! Se ti dico che è un circuito!”

Continuiamo ancora, finché, poco dopo, non arriviamo a un cartello: AIRPORT.

Sotto il velo, dietro il muso, sorrido.

IMG_2441Nel bush (foto: Boris P.)

PS. All’Outback Pioneer ci siamo poi andati con la navetta, una volta tornati indietro. Era a due passi da casa.

“Scusa, ma…”

Le avvisaglie si erano avute già due anni fa, alla Monument Valley, dopo la ben nota pioggia di dollari: “Vale, potresti venire giù in momento?” avevo chiesto allora con voce incerta.

Ormai è diventata un’abitudine, un’etichetta che mi aderisce addosso come un tubino sagomato. Sono sempre alla ricerca della mie cose. “Dov’è la chiave, Boris?” “Qualcuno sa dove ho messo i miei occhiali?”, “Qualcuno ha visto la mia Nivea?”,“Vale, sai dove ho messo il voucher?”

“Non fare questa domanda a NOI”, mi dice la Vale, “che solo tu puoi rispondere…”

“No, Vale, NON posso rispondere!”

 Post scriptum. I ruoli si capovolgono, a volte, e per la prima volta, qualche giorno fa, è stato un altro a fare a me questa domanda: “Giovi, sai dove ho messo le chiavi di casa?” Ma questa è un’altra storia…

 

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foto (come sempre) di Boris P. e Valeria V.

Nota (le informazioni le ho dovute ricercare, perché la mia memoria classica, ahimé, non aveva saputo ricostruirle…)

I Memorabilia sono un’opera di Senofonte dedicata a Socrate. Il titolo latino distorce leggermente il significato del titolo originario che è (ΞΕΝΟΦΩΝΤΟΣ) ΑΠΟΜΝΗΜΟΝΕΥΜΑΤΑ, appunti, ricordi. Come i miei. I diretti interessati, e anche i meno diretti interessati, sono invitati a rettificare, completare, commentare.

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