Dreamtime

In volo da Darwin a Brisbane, 28 agosto 2014

Nella cultura aborigena il Dreamtime, il Tempo del Sogno, indica il tempo della creazione, e comprende in sé la mitologia e la cosmogonia delle tribù. In questo viaggio però, per me, dreamtime acquista una connotazione personale.

Appena arrivata in Australia, down under, infatti, i miei sonni sono popolati di sogni. Sogni strani. Sogni intensi, irreali, inquietanti. In alcuni casi premonitori. Sogni in cui si affollano persone diverse, in cui quelli che non ci sono più, mio babbo, mia nonna, mia sorella, la zia Irma, l’Annamaria di Trieste, si mescolano ai vivi. Sogni che disegnano un coagularsi di rapporti interfamiliari: Boris padre dei nostri nipoti, conoscenti e famiglia berlinese uniti sotto uno stesso tetto, amici dei tempi della scuola che vengono a reclamare il loro posto nella mia vita, adulti divenuti bambini e bambini dallo sguardo silenzioso e serio di un adulto. È come se dopo avere attraversato l’equatore ed raggiunto, dopo un viaggio di 18.000 chilometri, l’altro emisfero, le immagini della mia vita si fossero ricomposte in altre costellazioni, come in un caleidoscopio. È come vedere nell’emisfero australe l’altra parte del cielo.

In queste notti dai sonni così frammentati resto stesa a lungo in silenzio, riguardando le immagini dentro di me, rivivendo le sensazioni trasmessemi dai sogni, cercando a volte di ricomporre i pezzi del mosaico, più spesso però lasciandole lievitare dentro di me, finché il sonno non sopravviene a portarmene delle altre.

Questi sogni così dominati da famigliari e amici, è come se mi fossero mandati a rinsaldare i forti legami con loro, con i miei affetti, la mia identità, le mie origini. E improvvisamente mi sento come Oskar, l’ornitorinco di Das wilde Pack, una serie di libri di Boris e André, che dopo aver rimesso sull’aereo per l’Australia i suoi unici cugini, gli unici che gli hanno rivelato chi era, che gli hanno confermato un’appartenenza, lui che non aveva simili qui in Europa, Kade e il suo piccolo, comunica con loro per le vie dei sogni.

Il dreamtime per me è anche questo: un’enorme tela intessuta attraverso i cieli, al di sopra delle terre e degli oceani, a ricordarmi chi sono e i miei compagni di viaggio su questa terra.

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Pitture rupestri al Kakadu National Park e il cielo sopra l’Australia (foto Boris P. e Giovanna T.)

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3 risposte a Dreamtime

  1. Maria Paola Giorgini ha detto:

    mi riconosco nella categoria “compagni di viaggio” pur non avendo mai veramente viaggiato insieme (se si escludono le gite scolastiche)…posso?

    • bloggiovi ha detto:

      E lo sei, compagna di viaggio, perché il viaggio è, per come lo intendo io, molto di più che non solo uno spostamento fisico, geografico. In fondo, il viaggio siamo noi, nel nostro percorso della vita, in tutti i suoi aspetti, fisici, mentali, spirituali, della fantasia, della parola, del canto…

  2. bloggiovi ha detto:

    Grazie a Maria Paola, che mi ha segnalato questo post, un passo di Karen Blixen sui sogni: http://ilcenacolointellettuale.blogspot.it/2014/09/la-mia-africa_7.html

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