Collegamenti…

In volo da Darwin a Brisbane, 28 agosto 2014

In questo viaggio, la prima domanda che si faceva appena preso possesso di uno degli appartamenti in cui abbiamo abitato era: “C’è il wifi?”, e la seconda: “Qual è la password?”.

A Brisbane, nel cottage di New Farm, c’era; a Cairns pure, seppure con qualche difficoltà; anche ad Ayers Rock, a certe condizioni. A Darwin, invece no.

Un’immagine ricorrente di queste vacanze sono Boris, la Valeria e la Giovi che, non appena rientrati in albergo o in appartamento, accendono ciascuno il proprio computer, Iphone, Android e Ipad e “si collegano”. Si collegano a che? Al mondo. A facebook, per caricare delle foto, per leggere e fare commenti, per dare “segnali di fumo” alla famiglia (la Vale); alla posta elettronica, per sbrigare quel po’ di lavoro necessario in vacanza (tutti); al blog, per pubblicare, anche se saltuariamente, un post (io). Le serate prima e dopo cena passano così, in buona parte in silenzio, interrotto semmai da qualche esclamazione: “Ah, la vostra foto ha già 23 ‘mi piace’ e 15 commenti!”; “La Renata è sempre su facebook!”, “Ah, Giovi, ci sei anche tu!”, e poco più. Solo una sera, a Uluru, io ero andata a letto presto, Boris e la Vale se la sono spassata a pubblicare, commentare e ridere a crepapelle.

Le serate più difficili sono state quelle trascorse a Cairns, al Palms Reef Motel, dove peraltro siamo stati benissimo. Lì la connessione era lentissima, particolarmente la sera, andava e veniva, forse il server era sovraccarico, e pubblicare foto era un’operazione lunghissima e spesso infruttuosa. In quelle serate le esclamazioni ricorrenti provenivano dalla terrazza, dove la Vale si rifugiava a fumare: “Capperi! Non riesco a caricare le foto!”; “Mi ha di nuovo buttata fuori!”; “Ma tu, Boris, sei collegato?”

Per fortuna c’era la Dunwoody Tavern, dove, a richiesta, ti davano una password per device e un collegamento di un’ora. Così, anche al ristorante, in attesa delle bistecche, facebook a gogo.

All’Ayers Rock Resort, a Uluru, negli Emu Walk Apartments il wifi era a pagamento: 30 dollari per tre giorni e per due device, il computer di Boris e l’Ipad della Vale. Quando il terzo giorno mi sono collegata anch’io, alla fine ci ha buttato tutti fuori perché avevamo superato il limite di apparecchi concesso. L’ultimo giorno, scaduto l’abbonamento, la Vale ha preso una connessione a sette dollari l’ora per pubblicare i suoi segnali di fumo, che ha però dato pochi risultati: “Ma mi caccia sempre fuori!”; “Qua non si riesce a pubblicare niente!”; “Boris, ma tu sei collegato?”. Pochi risultati, ma molte risate, perché Boris, che davvero era collegato con una password dataci alla reception da un giovane addetto che aveva forse più un debole per lui che per noi, una password che avrebbe dovuto essere valida per tre, ma funzionava solo per Boris, Boris insomma stava pubblicando la famosa foto del pennuto corrucciato che tanto successo ha raccolto su facebook: “Cara famiglia della Vale!…”

Gli ultimi cinque giorni, a Darwin, il wifi era solo alla reception. Ma la reception era in un altro edificio. Quindi, niente wifi, a parte qualche breve raid nella Mall di Darwin, il wifi nel pullman dell’AAT King che ci ha portato al Kakadu National Park, e la reception stessa, dove Boris e la Vale hanno passato un paio d’ore una sera.

Così, tutti scollegati, abbiamo passato un paio di serate a… parlare. Aiutati da generose quantità di white wine e red wine, chardonnay, shiraz e una sera perfino un sangiovese australiano, al Noodle House, o al Nirvana – uno dei migliori ristoranti della città – abbiamo parlato a lungo, scoprendo a volte anche qualche cosa che, pur dopo tanto tempo, non sapevamo l’uno dell’altro.

Stamattina, bevendo il primo caffè sulla terrazza, la Vale ha riconosciuto: “Senza la wifi mi sento a metà!”, confermando così Boris che ci giudica internetdipendenti (credendosene, lui, immune). Il fatto è che questi giorni senza connessione internet, li ho dedicati tutti a vivere i posti fantastici che abbiamo visitato, il Litchfield National Park, il Kakadu National Park, a scrivere il mio diario, anche questi post, a scrivere cartoline, leggere, pensare. Tutte attività che si possono fare anche senza collegamento internet, basta ritrovare quello corpo-mente…

Post scriptum

Questa cronaca non sarebbe completa senza una breve descrizione delle nostre ultime ore a Darwin. Prima dell’arrivo dello shuttle per l’aeroporto, alle 13.15, abbiamo ancora un paio d’ore. Boris ed io, dopo una sosta imprevista all’Art Warenhouse, dove Boris non ha resistito alla tentazione di fare acquisti, andiamo da Woolworth per acquistare due confezioni di un ottimo apple-cinnamon bread con cui ho in mente di assicurarmi qualche colazione berlinese, poi alla posta a spedire le ultime cartoline. La Vale, invece, si dirige verso la Mall, per collegarsi e controllare la posta dell’ufficio.

Quando la raggiungiamo alla Mall la vediamo vagare da un posto all’altro, l’Ipad aperto, in cerca di un collegamento. Tra le reti elencate, ne sceglie una, e poi si guarda intorno alla ricerca del bar o ristorante corrispondente, per sedersi, mangiare qualcosa e collegarsi. La ricerca è però difficile, perché molti dei ristoranti sono cinesi – o tailandesi, che per lei è lo stesso, dopo due cene al Nirvana – e non ha voglia di fermarsi. Percorriamo parte della Mall e risaliamo Mitchell Street. Io cerco di completare la ricerca entrando direttamente nei pochi locali papabili e chiedendo: “Do you have wifi?”. Ma il ristorante Uno, dove abbiamo mangiato il giorno del nostro arrivo, non ce l’ha; non ce l’ha nemmeno il tapas bar di fronte, che pure non era male. Tra le reti individuate dall’Ipad c’è anche il Club House, ma il Club House dov’è? Al tapas bar non lo sanno. C’è un hotspot in un bar di pies, “1 pie = wifi”, in un altro tailandese lì vicino, ma non vanno bene. Dopo lunghe esitazioni, la Vale finisce per fermarsi in un negozio di quelli aperti 24 ore su 24, con di tutto un po’. Boris ed io ci avviamo verso casa, manca poco più di un’ora all’arrivo dello shuttle e, si sa, le partenze mi rendono un po’ nervosa, e lasciamo la Vale lì, seduta su uno sgabello colorato, alle sue spalle una varietà di noccioline, davanti a lei, sul suo tablet, il mondo.

Post post scriptum

C’era il wifi anche sull’Airbus 380, ma non lo abbiamo usato. Chissà come sarebbe stato, collegarsi da sopra le nuvole…

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La Vale e il wifi (foto: Boris P.)

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9 risposte a Collegamenti…

  1. Valeria Vegni ha detto:

    ….Non ci crederai, Giovy, ma ieri sera ho smoccolato, smocciolato (come dice Boris), perché in casa non c’era un computer che si potesse collegare…..ho attivato antivirus, ripristinato configurazioni ante partenza, ma nulla da fare…..tutti i PC scollegati……fino a che la Nico mi ha suggerito di “resettare” il router (!!!!)…..Il Bombardino si era addormentato, forse;…dopo il “reset”, è ripartito e mi sono ricollegata col mondo! Baci e presto….scollegata, ho già fatto un video, e non mi pare male.!

  2. bloggiovi ha detto:

    Per fortuna che non c’ero! Non oso immaginare le nuvole incendiarie che avranno attraversato l’appartamento… Per fortuna c’è la Nico! Il video lo voglio vedere, assolutamente!
    Badaye!

    • bloggiovi ha detto:

      Due giorni dopo, la sera su skype, la Vale ed io ricordiamo la vacanza. Lei sta mangiando la sua insalatina e si lamenta: “Stasera non ‘è verso di collegarmi su facebook, mi si pianta il computer!” E io, collegata su fb: “Ma come, Vale, sono collegata e ti vedo!”. “Ma io non non vedo un c… ! Non so cos’è successo nel mondo… di fb, ovviamente! Non so se c’è un commento, se c’è un mi piace… Veramente…”. E continua: “Secondo me, c’è una cosa tra skype e fb, che se sei collegata su skype non ti puoi collegare su fb e viceversa!!” E io: “Ma Vale! Io sono collegata su skype e su fb, non ho problemi…” E lei: “Giovi, non ci sono riuscita, ci sarò stata quattro minuti su fb, poi mi ha cacciata fuori!”
      Per oggi chiudiamola qui.

      • Valeria Vegni ha detto:

        Notte Giovy, chiudiamola qui…..se ripenso al vecchio gettone telefonico, che ti faceva telefonare ovunque (in V.le Spazzoli, all’uscita dei giardini pubblici, c’erano due cabine; la prima a sinistra era la mia preferita) e poteva anche fare le veci delle vecchie 500 Lire….potevi comprare il giornale e fare colazione….,forse non potevi comunicare col mondo intero, ma con il tuo piccolo mondo era una certezza, a prova di spyware!

  3. Maria Paola Giorgini ha detto:

    secondo me ogni tanto dovremmo davvero “scollegarci” dal mondo e ascoltare noi stessi in silenzio, magari con un bel sottofondo di suoni naturali come il mare, il vento, il crepitio di un fuoco

  4. bloggiovi ha detto:

    Davvero, Maria Paola! Cerco di farlo con la meditazione, anche se ho perso un po’ l’abitudine, e ora che mi ci rimetto, anche questa mattina, mi assalgono ondate d’immagini e di parole, inutili in quel momento, ma che fanno parte di me. Cerco di lasciarle passare e di ascoltare invece la voce del silenzio, il mistero dell’essere…
    Un abbraccio
    Giovi

  5. licia ha detto:

    è vero, mi sono resa conto anch’io di questa dipendenza, una tra le tante per me, che mi piace poco e mi irrita verso me stessa. Questa estate noi eravamo molto più vicini e a portata di cellulari, smartphone, ecc, ma ho sentito quasi come liberatorio il momento in cui, a Graz, non avevo segnale sullo smartphone e il telecomando della tv in albergo non funzionava.
    Finalmente in viaggio!!! Sì! senza che nessuno sapesse dove ero o che io potessi comunicarlo.
    Il viaggio deve essere un distacco dalla quotidianità e dalla comunicazione forzata o forzosa che quasi ci auto imponiamo, quindi bene venga il non wifi, ogni tanto, è una prova di forza con noi stessi! Ricordo uno dei miei primi viaggi in Grecia, quando si comunicava solo via telefono.
    Il collegamento internazionale era difficile e non riuscendo a trovare un telefono utilizzabile nella allora (1981) selvaggia Creta, comunicammo con un telegramma ai genitori, peraltro solo moderatamente in ansia, il nostro arrivo a Creta. Fine. Ci risentirono solo un mese dopo in arrivo da Fiumicino, nessuno era stato in pensiero per nessun altro, l’unica cosa che desideravamo era il collegamento ad un buon piatto di pasta…
    p.s. chiudo prima che si disconnetta il PC, ma cosa sarà..???

    • bloggiovi ha detto:

      Grazie per il tuo commmento, che conferma che questa dipendenza è, come tante altre del resto, una dipendenza indottaci dalla societè, cui ci adeguiamo nostro malgrado e di cui poi non siappiamo liberarci.
      Questa, diversamente da altre dipendenze, ci costringe a ritmi spesso poco consoni alla riflessione e all’approfondimento e ci appiattisce a un essere presenti, essere collegati, essere in linea con (in tutti i sensi). Anche la comunicazione, verbale e sempre più spesso non verbale, si riduce alla sua funzione fática, cioè quella di assicurare che si è, appunto, collegati. Una funzione fática (la definizione è di Jakobson) che diviene una fatíca quotidiana, spesso inutile e vuota che ci distoglie da altro. (Ricordo che la prima volta che lessi il termine “funzione fática”, impropriamente lo pronunciai come “fatíca”, forse con un pizzico di anticipazione dei tempi…
      Però essere collegati – ora virtualmente – corrisponde anche ad uno dei nostri bisogni fondamentali, essere insieme agli altri, sentirsi parte di una comunità. Sta a noi, dovrebbe stare a noi, autoregolare l’equilibrio tra esserci e non esserci, presenza e vacanza, facendo proprio anche delle nostre vacanze (nel senso di viaggi) un momento, non forzato, di riscoperta di noi stessi…
      Un abbraccio

      PS. Siete stati a Graz? Una cittadina meravigliosa, ci sono stata anch’io alla fine di maggio per un convegno (all’università per fortuna c’era il wifi… 🙂 )

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