Il mare sotto le ali

Cairns – Cooktown – Cairns, 19 agosto 2014

Alle cinque e trenta di mattina (in questo viaggio ci si alza molto presto) arrivamo all’aeroporto di Cairns, nel settore dedicato ai voli charter, per prendere l’aereo che ci porterà a Cooktown. Il tassista ci lascia di fronte all’hangar dell’Hinterland Aviation. Non c’è ancora nessuno. Mi avvicino alla rete di cinta dell’aeroporto e, col naso appiattito contro la rete, guardo i Cessna parcheggiati, ce ne saranno una decina, di diverse compagnie. A quello dell’Hinterland Aviation sta lavorando un uomo, lo pulisce con energici movimenti. Nel frattempo sulla pista principale si avvia e decolla un aereo della Qantas, forse un Boeing 717.

L’aeroporto immerso nel buio, nella brezza fresca del primo mattino, le luci lontane degli aerei, la falce di luna calante nel cielo, le stelle, tutto mi riempie di nostalgia e di gratitudine. Nostalgia dei giorni in cui mio babbo mi portava, ancora piccola, all’aeroporto Ridolfi di Forlì – allora non lo apprezzavo appieno – a guardare interminabili atterraggi e decolli.

Mi si avvicina la Vale, e anche lei ricorda quando suo babbo portava lei e Toto da piccoli al Miramare di Rimini, a vedere gli F104 (grazie al colonnello, poi generale Ciceroni).

Questo viaggio è un viaggio anche con i nostri padri: il cielo, il mare, l’amore per la natura e la curiosità per tutte le forme di vita erano anche le loro.

Nella saletta d’attesa dell’Hinterland Aviation, una saletta a forma di torre di controllo, c’è il wifi, e tutti e tre ne approfittiamo, la Vale per caricare le foto che non riesce a caricare al Reef Palms, Boris per controllare la posta, io per mandare qualche messaggio su whatsapp. Ed è allora che mi raggiunge la notizia che, improvvisamente, se ne è andato il babbo della Marghi. I pochi particolari comunicatimi dalla Robi m’inondano di tristezza. Anche lui se ne è andato. Un altro babbo che ha lasciato le sue figlie, i suoi nipoti. Penso a quanto deve essere triste la Marghi, per non avere potuto salutarlo, e il suo dolore è anche il mio. I miei sogni inquieti di questi giorni, della notte scorsa in particolare, acquistano una dimensione premonitrice: ne era protagonista proprio la Marghi, i suoi figli, i figli della Federica, la casa di Magliano, Alberto (di Meldola), che portava strane stoffe, che non sarebbero bastate per un vestito… E il mio sogno s’incrocia con quello che mi racconta la Robi, in chat. Sogni di padri, sogni che ci comunicano qualcosa in un linguaggio sconosciuto.

Più tardi, fuori Cooktown, vicino a Cape York, seguiamo Willie Gordon, un aborigeno del clan Guugu Yimithirr, che ci racconta le storie delle pitture rupestri della sua gente, storie che parlano di tradizioni, di nascita e di morte, di conoscenze e valori trasmessi attraverso le generazioni, di amore e rispetto per i padri e le madri. Cammin facendo, ci mostra le rocce dove sono nati suo padre e suo nonno, e dove suo nonno è sepolto, e ci dice: “We shouldn’t mourn about our fathers that have gone, their spirits are with us. We should remember them, keep memory of all the good we have learnt from them and let them go. This is their journey; you have your own journey.”

Il Cessna Caravan 208b TCF decolla sulla pista e prende quota. Nella luce del mattino sorvoliamo il mare. Guardo in giù, e dopo un po’ scorgo, lontane, muoversi delle ombre. Delle onde? Sono una, due, dieci, cento, forse mille e più. Forse delfini? Forse orche? Forse balene, è questa la loro stagione, tante, tantissime, a popolare questa parte dell’Oceano Pacifico intorno alla barriera corallina. Le vedo da lontano saltare, riconosco gli spruzzi dell’acqua, le vedo muoversi a branchi, di due, di, tre, di dieci, in tante direzioni. Il naso schiacciato contro il finestrino le osservo, le conto, le sogno…

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il Cessna, il mare e le nuvole dal Cessna (foto di Giovanna T. e Boris P.)

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