La banda degli autonomi

 Aeroporto di Brisbane, 15 agosto 2014

L’AILA World Congress si è appena concluso. In aeroporto a Brisbane, in attesa del volo che ci porterà a Cairns, qualche parola su questi giorni. Giorni di lavoro, passati da un simposio all’altro, sui temi intorno ai quali ricerchiamo: learner autonomy, spaces of learning, autonomy and assessment, autonomy and social media. Abbiamo assistito a presentazioni di corsi disegnati per promuovere l’autonomia degli studenti, per incoraggiare la loro capacità di fare scelte informate, di riflettere criticamente, e di trovare la loro voce nell’ambito delle istituzioni e della società. Abbiamo discusso di spazi che gli studenti ricavano per sé all’interno e all’esterno delle istituzioni, un angolo riparato in un campus di Dubai, un caffè degli studenti alla Okayama University, una panchina in un parco di San Pietroburgo. Contributi stimolanti, discussioni animate, scambi di idee e di esperienze, e soprattutto scambi di energia tra di noi, di vibrations, di entusiasmi, di affinità intellettuali e umane.

Ci siamo incontrati in tanti, come dicevo, da ogni parte del mondo. Ci siamo ritrovati a discutere nei simposi, a chiacchierare nelle pause, a cenare e bere insieme un paio di sere, a ballare, a ridere, a rincorrerci da una sessione all’altra. Ognuno con caratteristiche e personalità proprie, con le proprie pazzie, forse (“Macken”, come si direbbe in tedesco), ma tutti parte di una comunità. In effetti è proprio il senso di appartenere a una comunità che mi ha animato in questi giorni, di appartenere a una comunità che condivide un impegno, una motivazione, una passione: la pratica di un’educazione umanistica, da esseri umani per esseri umani, basata sul rispetto e la fiducia.

E anche qui a Brisbane questa comunità è cresciuta e si è consolidata di giorno in giorno: anziani e nuovi, grandi nomi e novizi, tutti ascoltati con rispetto e curiosità. Una comunità scientifca e umana, quella di cui sono parte, con anche lati buffi e divertenti, che hanno reso questo congresso così speciale. Steve, con la sua pacatezza e la riflessività, Hugh, effervescente e con il fascino del newyorkese (anche se proprio newyorkese non è), Fumiko, che dietro la sua riservatezza nasconde un’intelligenza e una perseveranza unica, Sara, geniale e folle, penetrante e ridanciana, Diane, al suo opposto, ma stranamente sua grande affine, silenziosa e minimalista nelle sue affermazioni; Naoko, dal sorriso di bambina, Carol, di un’umanità straordinaria, Katherine, dalla parlantina sciolta, Garold, l’umanista, Christian, il nottambulo, Terry, che sa ascoltare, Kirsten, travolgente nel suo entusiasmo, Moira, dallo sguardo acuto, Cynthia, impeccabile nell’abbigliamento e pronta a scavare nelle profondità dei fenomeni, Andy e Fiona, dediti alla (tras)formazione degli insegnanti, Lindsay, attento osservatore, Diego, così attento agli altri. Tutti alla pari, anche i più grandi, i più famosi. Mi sono sentita accolta, rispettata, ascoltata. Come diceva David nella sua presentazione, un gruppo è più che un insieme di persone. Un gruppo è un insieme di persone che condividono delle attese, delle idee, e che si muovono verso un obiettivo comune. Ciascuno per vie proprie, ma tutti insieme.

Questo è ciò che ho vissuto in questi giorni, e che li rendono così preziosi. Ho ricevuto stimoli per il mio lavoro, per la mia ricerca, conferme che ho compagni di strada, ma ho percepito anche un calore e il senso di un’amicizia che è appartenenza al di là delle mere idee. E me l’hanno confermato il modo in cui Boris e la Vale sono stati accettati e certi momenti, le risate folli di Sara, Kirsten e Katherine, la cordialità dei nostri scambi, in un continuum (diceva Hayo oggi) dal personale al professionale, i sorrisi, gli abbracci, le proposte.

Entusiasmi condivisi, al di là di tutto, come quando mercoledì sera, alla fine del nostro autonomy party, ci siamo allontanati in un gruppetto, Sara, Kirsten, Moira, Garold, Christian, Joshi, Vale, Boris ed io, per bere un ultimo bicchiere insieme. Entrati in un pub, il barista ci dice non vale la pena di restare, tra quindici minuti chiudiamo. Ci stiamo avviando all’uscita quando alle prime note di Dancing Queen ci ritroviamo tutti a ballare scatenati, come se fosse stato spinto un bottone. E in quel momento siamo tutt’uno, ciascuno a disegnare nello spazio geroglifici che si incontrano, si accarezzano, si allontanano, si ritrovano, frattali nella notte.

Thanks everybody, thanks for beeing there! And see you soon, again!

2014 - 1il nostro welfie (foto K. Dofs)

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