Cavalcando nuvole

Brisbane, 13 agosto

“Giovi, che terra pesti? Che mare navighi? Che nuvole cavalchi?”, mi scrive Carla su whatsapp.

Una domanda che mi calza a pennello. Cavalcate nuvole avvolte nella notte da Monaco a Dubai, qualche giorno fa, e poi da Dubai a Brisbane, sul filo dell’orizzonte, a bordo di un mastodontico bestione, un aerosauro, l’Airbus 380, insieme a Boris e all’immancabile Valeria, siamo finalmente atterrati “down under”, nell’emisfero australe, dove ci si immagina a testa in giù, dove l’acqua nel lavandino scorre a rovescio e dove l’estate è inverno, un inverno caldo e soleggiato.

Il sogno è cominciato a marzo del 2013, quando Carol ed io, sedute l’una a fianco all’alltra durante una plenary al Bremer Symposion zu Lernerautonomie, ci siamo chieste: AILA World Congress 2014, perché non presentare un proposal insieme? E così abbiamo fatto, in cinque colleghe, splendide persone e accademiche geniali, unite intorno a un tema che ci appassiona: assessment for autonomy.

Prima di partire la curiosità, l’attesa aumenta. L’attesa di incontrare, a questo AILA World Congress, colleghi da tutto il mondo, persone stimate e appassionate, che vengono dal Giappone, da Hawai, dalla Corea, dal Vietnam, dall’Inghilterra, dagli Emirati Arabi, dalla Grecia, dagli Stati Uniti, dalla Germania, da Hong Kong… I più grandi nomi, alcuni già conosciuti di persona, altri solo per mail, per scambi di articoli o in discussioni online. Non stavo nella pelle. E poi l’attesa di un’altra avventura con Boris e la Vale, un seguito all’avventura statunitense di due anni fa, due settimane a cavalcare nuvole in fuga e pestare terre nell’outback australiano.

Ed ora sono qui, siamo qui. Perfettamente a mio agio, “bien dans ma peau” – sì, nella pelle – insieme a tanti colleghi, con cui mi sento “in armonia”, perché, come diceva Steve ieri “learner autonomy is about being human”, l’autonomia d’apprendimento significa essere umani.

Da dove cominciare? Il nostro simposio è andato benissimo, cinque presentazioni filate e mezz’ora di discussione animata, uno sgorgare di idee miste a qualche battuta, metafore, risate e proposte di piste da seguire. È andato così bene che alla cena prevista tra noi colleghe se ne sono uniti altri, dal pubblico, e ci siamo ritrovati in diciassette in un tapas bar di South Bank, Brisbane, Vale e Boris compresi, a bere, ridere, conversare, mangiare, bere, ridere, bere, mangiare. E poi ancora bere, parlare, ridere, bere. Una notte che Christian ha definito “my best night in Brisbane” (e mi pare se ne intenda). Boris e la Vale, outsider, anche loro perfettamente a loro agio, anzi al centro dell’attenzione, Boris a parlare fitto fitto con un paio di colleghe, a scambiare un saluto neozelandese con Sara, a scoprire affinità con Christian e con Hugh; la Vale che ha conquistato tutti, e si è guadagnata gratitudine eterna al momento di pagare. Sara: “Who is familiar with numbers?” (e in un gruppo di linguisti non è una domanda facile) e io “Vale! She is… come si dice commercialista in inglese?” Christian: “Tax agent?”.

La serata è continuata in un altro bar, con altro vino e birra, e quando ci siamo separati, qualcuno di noi l’ha proseguita…

E la mattina dopo, al congresso, la prima cosa che mi hanno chiesto: “Where is Boris? “Where is Vale?”

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