Giù la testa

All’inizio non volevo neanche andarci. Boris aveva comprato i biglietti con mesi d’anticipo e poi se ne era dimenticato, e aveva accettato diverse letture a Lingen (non chiedetemi dov‘è). Tornata da Groningen, mi vedo i due biglietti sulla scrivania: e ora cosa ne faccio? Così, all’ultimo momento avevo chiesto a Thomas e Christine se uno di loro voleva accompagnarmi. All’Arena o2World, a Berlino, all’ultimo concerto di Ennio Morricone.

Già arrivare all’’o2World di per sé è un’esperienza eccitante: in metropolitana, con la famosa Linie 1 (Volker Ludwig ci ha dedicato un musical che è tutt’ora uno dei pezzi teatrali tedeschi più rappresentati in tutto il mondo), direttamente da Uhlandstrasse fino a Warschauerstrasse, attraversando uno dei ponti più suggestivi di tutta la città. Al capolinea della metropolitana, un fiume di persone si riversa sul ponte pedonale che collega la stazione all’o2World. Guidati da luci al neon blu elettrico ci dirigiamo verso la gigantesca costruzione.

Fuori è tutt’un brulicare di persone che si cercano intorno a uno dei numerosi ingressi. È tutt’uno squillare di cellulari, “Wo seid ihr? Dove siete?” “Ich bin hier an der blue line, sono qui alla blue line” (l’ingresso preferenziale per i clienti di una compagnia telefonica, si potrà mai?). Arriva Thomas, un’ultima suspense, prima il lettore elettronico non legge il mio biglietto, quello di Thomas sì, a una verifica manuale l’addetto ai controlli mi fa cenno di passare comunque, poi arrivati ai nostri posti (Innenraum B Mitte, 17 e 18), al mio posto c’è seduto un altro, ma l’equivoco è presto risolto, e mentre lui si dirige all’A Mitte 17, noi finalmente prendiamo posto.

L’arena è affollatissima, davanti a noi un palco per l’orchestra e il coro si staglia dietro uno sfondo blu; ai lati due schermi, nei quali viene proiettata prima un’intervista con Ennio Morricone, poi durante il concerto via via i titoli dei brani.

Entra l’orchestra, entra il coro, gli strumenti vengono accordati, quel momento particolare e pieno d’attesa di quello che verrà, le voci di tutti gli strumenti che si sovrappongono, cercano il loro tono, incontrano quello dei compagni…

E poi, entra lui. Il maestro. Accolto da un applauso calorosissimo, si inchina davanti a noi e dà inizio al miracolo. Uno dopo l’altro, i pezzi che tutti conosciamo, dalla nostra infanzia, dalla nostra giovinezza, le note che hanno dato vita ai nostri sogni, che hanno dato corpo alla nostra fantasia, che hanno riscaldato le nostre nostalgie, che ci accompagnano anche quando usciamo dal cinema: Gli intoccabili, Metti una sera a cena, Maddalena, la battaglia di Algeri, Il clan dei siciliani, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Queimada, e poi ovviamente i grandissimi Giù la testa, C’era una volta il West…

Li conosco quasi tutti, i brani, o meglio li riconosco, anche se uno o due film non me li ricordo. E mi stupisco che in quest’Arena, queste decine di migliaia di persone li conoscano anche loro. Lo si capisce dagli applausi, dalle standing ovation che si ripetono durante la serata.

Ascolto rapita, il corpo teso in avanti, le mani davanti alla bocca, in stupita meraviglia, in gratitudine. Ogni brano sembra scaturire direttamente dal cuore e nel cuore riversarsi come il getto d’una cascata, suscitando ammirazione, piacere, commozione, e innumerevoli ricordi.

Ricordo il giradischi portatile sul quale in via Pettini 4, nella sua stanza coi due lettoni uno in fila dietro l’altro, la Vale ed io ascoltavamo incessantemente “Sciam Sciam”, come lo chiamavamo, avvolte nei maglioni fuori misura che avevamo rubato ai nostri babbi.

Ricordo le serate passate a vedere i film western – non il mio genere preferito, ma quelli di Sergio Leone sono tutt’un’altra cosa – o anche tanti altri film, con mio babbo, ricordo lo sguardo e il tono con cui elogiava i grandi del nostro cinema italiano, con cui pregustava di rivedere un film o un altro, proprio quelli di cui Morricone ha composto la colonna sonora.

E, mentre ascoltavo rapita il concerto, pensavo a mio babbo, riscoprendo e facendo mia la sua grande ammirazione per la musica di Morricone. Ne sentivo la mancanza, ne cercavo la presenza. In alto, oltre il soffitto della grande Arena, o dietro il palcoscenico, in un guizzo di luce, un lieve movimento dello sfondo blu.

Grazie Boris, grazie Ennio Morricone, grazie babbo!

Giù la testa: http://www.youtube.com/watch?v=kB9OlIMfEfY

Il sito ufficiale di Ennio Morricone: http://www.enniomorricone.it/news.php

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4 risposte a Giù la testa

  1. Alberto Vertighel ha detto:

    Bello! Grande Morricone V.V

  2. Valeria Vegni ha detto:

    A me vengono in mente settimane bianche fantastiche, a Corvara, con in sottofondo immagini di slalom gigante e speciale olimpionici…e lo “Sciam Sciam” inebriante.

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