Coffee and chocolate

Chi mi conosce sa quanto mi piaccia una puntata al bar: una colazione veloce, un’occhiata al giornale, due battute col barista, una chiacchierata con un’amica o con Paolo e la Robi (quando sono a Forlì in vacanza) mi danno un gusto tutto particolare alla giornata.

Di bar ne conosco tanti, alcuni scoperti per caso, altri tramite amici o i miei fratelli (anche loro, come me, amanti del bar), altri incontrati in viaggio. Ognuno di loro ha una sua caratteristica particolare, una sua atmosfera irripetibile: il sorriso cordiale di un barista, l’agilità con cui si muove nelle ordinazioni, la sfogliatina alle mele nella bacheca delle paste, i viennesi Babbi o i Babbini vicino alla cassa, lo specchio dietro il bancone, come si può descrivere in due parole cosa ti piace in un bar?

A Forlì sono un’affezionata di Zondini, perché nel cappuccino si può mettere tanta, tanta cioccolata a scaglie, che si scioglie a poco a poco e resta sul fondo, da raccogliere col cucchiaino con il resto della schiuma. Una delizia!

Iphone_tutte 1417(Un angolo da Zondini, foto: Giovanna T.)

Un altro luogo cui sono legata è la “latteria”, ora Casa del caffè: da Massimo le colazioni sono affari di famiglia, con mia mamma che gira in su e in giù, prima il panino e due chiacchiere, poi una volta finito il panino il monte bianco, e altre due chiacchiere, e intanto vizia i miei nipoti, Michele e Giacomo, che divorano paste sbriciolando dappertutto e fanno le bolle con la cannuccia nei succhi di frutta o nel latte. Da Massimo, ricordo una colazione di questa primavera, di buon mattino, con l’Ari e Pierfra, prima di partire per l’aeroporto: Pierfra il cappuccio della felpa sulla testa, che addentava il panino, immerso nella lettura del giornale, l’Ari al banco che mangiava, leggeva e chiacchierava con Massimo contemporaneamente, e io che trascuravo il mio immancabile cappuccino beandomi dei miei amatissimi nipoti…

Iphone_tutte 1444(Massimo della Casa del caffè, foto: Giovanna T.)

Qui a Berlino è un po’ diverso. Ogni tanto mi concedo un cappuccio di soia con molto cacao da Einstein nella Kudamm o a Savignyplatz (dopo vari tentativi in città il cappuccino lo bevo solo da Einstein, un cappuccio 5 stelle, ve lo raccomando!). Niente chiacchiere con il barista, ci si mette in fila per ordinare e si va all’altro capo del bancone per ritirare il cappuccio. Prendo un giornale, di solito la Sueddeutsche Zeitung, ma poi m’immergo nel mio Iphone, messaggiando a destra e a manca, scorrendo facebook e dedicandomi ad altre, inutili, “time consuming activities”, come le chiama Mike.

Iphone_tutte 857(Il cappuccino da Einstein, foto: Giovanna T.)

Questi giorni, in particolare, sono costellati di caffè. Un paio di mattine fa, martedì, mentre sotto una pioggerellina leggera caracollavo verso l’università, il mio unico pensiero era raggiungere il piccolo Cross Deli nella Brummerstrasse e riuscire a farmi un americano prima del mio primo appuntamento della giornata.

Un’altra volta, invece, una passeggiata fuori programma mi ha portato con Boris da Backhaus, nella Nassauische Strasse. “Ti vanno una fetta di torta e un caffè?” In Germania, bisogna sapere, esiste la tradizione del “Kaffee und Kuchen”, in genere a metà pomeriggio, con alte, soffici torte dolcissime e pannosissime, non proprio il mio genere, ma va be’…

backhaus_menuitem_verkauf_nass (Backhaus nella Nassauische Strasse, foto: http://www.das-biobackhaus.de/verkauf_filialen.html)

L’altro ieri un incontro di lavoro a Mitte, da Pure Origins, un posto carino scoperto casualmente un paio d’anni fa: nelle arcate sotto i binari della ferrovia, di fronte alla nuova biblioteca della Humboldt, pieno zeppo di giovani studenti, un po’ rumoroso per lavorarci, ma una botta di vita ogni tanto ci vuole…Un paio d’ore lì con Anne, a confrontare l’analisi di una seduta di consulenza, e poi via, verso casa.

Rientrando verso Savignyplatz, dove alle sette avevo il nostro gruppo Matrix, mi accorgo che è troppo presto per l’incontro e troppo tardi per passare prima da casa. E allora? Mi rifugio alla Stulle, un caffè che ha aperto da poco nella Carmer Strasse, ampio e accogliente, con tavoli bianchi e un paio di poltrone multicolori. Accendo il mio computer, nessuno mi disturba, m’immergo nel lavoro sciogliendo in bocca un pezzetto di cioccolata artigianale amara (a me piace così…).

Iphone_tutte 2831  (Die Stulle, foto: Giovanna T.)

Iphone_tutte 2835(Cioccolata amara al marzapane, foto: Giovanna T.)

Ho dimenticato qualcosa?         

Ah, sì! La settimana scorsa, capitati per caso in una piccola gelateria nella Güntzelstrasse, B. ed io ci innamoriamo di un quadro: una mucca serena che ci guarda immersa nel celeste. Siamo andati a ritirarlo l’altro ieri, in gelateria, Fridas Eis, il gelato di Frida. Mentre il pittore e sua moglie impacchettano il quadro, ci guardiamo intorno e facciamo quattro chiacchiere. Il posto è piccolo ma accogliente. Un banco, due tavolini, qualche sedia. In una campana di vetro una crostata ai lamponi. Sulla lavagna: “Fridas Linzerschnitte”. Frida era la nonna della proprietaria, una brunetta che viene dal sud della Germania. Un sorriso e una domanda: “Posso offrirvi un caffè?”

Iphone_tutte 2834(La vetrina di Melanie, Grolmannstrasse, foto: Giovanna T.)

E i vostri caffè preferiti quali sono?

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6 risposte a Coffee and chocolate

  1. Valeria Vegni ha detto:

    Il mio caffè’ preferito e’ amaro, senza zucchero. Sorseggiato in fretta, che sono sempre in ritardo! La sigaretta, poi, me la gusto tutta!

    • bloggiovi ha detto:

      E’ come se ti avessi davanti agli occhi! Ma due battute col barista ci stanno sempre…
      Oggi B. è venuto con me da Einstein, prima di andare a votare, e devo dire che il cappuccino è piaciuto anche a lui. Anche noi, ovviamente, lo beviamo amaro!

  2. Carla ha detto:

    Ciao Giovi…. mi hai dato buca quest’anno per il caffè!!!!! Dobbiamo recuperare al più presto

    A me il caffè piace AMARO perchè non c’è storia, quello è il CAFFE! e assolutamente RISTRETTO e lo bevo solo DOPO aver bevuto un sorso di acqua per apprezzarne meglio il sapore.

    Molto spesso me lo fanno alto o normale e allora mi chiedo come sono quelli normali o alti … praticamente degli americani! Ma …. da Caino questa ultima estate me lo hanno fatto così basso ma così basso ma così basso che ho dovuto rivedere la mia richiesta. Con le bariste allora, per capirci reciprocamente, abbiamo concordato sulla nuova versione di caffè “medio basso”. Incredibile!

    Dal punto di vista delle incomprensioni era peggio però quando prendevo il cappuccino freddo. E cioè latte freddo nel caffè caldo. La richiesta mandava in tilt i più e l’ho visto declinare nelle maniere più strane. Tant’è che alla fine, dopo che una volta sono stata quasi picchiata da miei tre amici ai quali hanno portato tre caffè freddi e a me invece un cappuccino bollente, chiedevo semplicemente un caffè e un bicchiere di latte freddo e il cappuccino me lo facevo da sola.

    Aggiungo che il caffè lo bevo solo al bar. In casa non ho più neanche la macchinetta, che è meglio perchè, visto che non la usavo mai, le poche volte che l’ho fatto ormai il mio povero ospite moriva da quanto era venuto cattivo. La macchinetta va usata sennò – garantisco – è meglio non averla.

    Sostitutivo del caffè alla mattina è il RICORE’ solubile che ho conosciuto a Cannes quella volta che andammo insieme al festival……. e mi vengono in mente tante cose ….

    MA QUANTE COSE A PARTIRE DA UN CAFFE’!! proprio come quando in vacanza ci si incontra per un caffè alle otto del mattino e si finisce all’ora di pranzo

    • bloggiovi ha detto:

      Ciao Carlina,
      che piacere sentirti! È vero, non sono più riuscita a chiamarti quest’estate, recuperiamo in autunno!
      Son d’accordo, il vero caffè, per gustarne il sapore, va bevuto amaro e lo stesso penso della cioccolata: 72% di cacao è il minimo accettabile, in genere preferisco quelle all’85% di cacao.
      Quanto alle variazioni di caffè, il tuo racconto mi fa venire in mente un audio che mi avevano fatto sentire un paio d’anni fa su come si ordina il caffè al bar in diversi paesi europei: “un café solo, un cortado” in Spagna, “a coffee, please”, in Gran Bretagna, “un café, un petit café, un café crème” in Francia, “ein Kaffee” in Germania. In Italia invece: “un caffè ristretto, un caffè lungo, un macchiato freddo, un macchiato caldo, un caffè d’orzo in tazza grande, un caffè d’orzo in tazza piccola…” e altro ancora. Una mia conoscente rientrata un paio di settimane fa in Italia dopo tre anni a Berlino mi ha scritto di essersi sorpresa e al tempo stesso sentita a casa quando, ordinando un caffè alla stazione di Firenze in un giorno di canicola, si è sentita chiedere dal barista “in tazza fredda?”
      Oggi le cose sono un po’ cambiate, nelle catene di caffè internazionali si trova di tutto, in tutte le taglie: in uno dei miei tentativi qua a Berlino mi sono sentita chiedere se il cappuccino lo volevo small, medium o large e il cappuccino small era in un bicchierone da caffè tutto pieno, praticamente un latte macchiato…
      Il cappuccino tiepido lo prendevo spesso anch’io d’estate, qua in Germania la pena è che te lo servono sempre bollente, estate, primavera, autunno, inverno, tranne che da Einstein. Quando stamattina sono andata da Einstein con B. (l’eccezione, perché lui al bar per il caffè ci va solo in Italia!), la prima cosa che ha notato è stata “Oh, qui te lo danno alla temperatura giusta!” Insomma, se vieni a Berlino, andiamo da Einstein insieme!
      Il Ricoré l’avevo completamente dimenticato, Cannes invece no, mi resta sempre nel cuore…
      Una confezione di caffè d’orzo la tengo sempre anch’io in casa, me la porto dall’Italia, per i giorni senza caffeina…
      Insomma, davvero, quante cose in una tazzina di caffè!
      A presto, Carla!

  3. Valeria Vegni ha detto:

    Un caffeole’ silvuple’…….

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