Giorni, notti e…

Giorni e notti affollati, in questo periodo.

Di giorno, gli impegni all’università, incontri con i colleghi – con molte colleghe, a voler essere precisi – riunioni, commissioni, lezioni, viaggi di lavoro, consulenze. I nomi, i volti, le lingue si mescolano e si sovrappongono come in una gouache di Braque o un collage espressionista: l’aplomb di una collega, il sorriso rassicurante di una delle mie studentische Mitarbeiterinnen, le mani in movimento della nostra delegata mentre parla, lo sguardo vispo della specialista di bioacustica, l’indifferenza di un passaggio nel corridoio… E i lass uns verabreden, je te rappelle, Stabstelle, échéancier, call for papers, criterios para evaluar, multilingualism, multiculturel, entregar la memoria, Erwartungshorizont, test di prova, Dienstbesprechung…
Passo da un incontro all’altro con agilità, concentrata, mirata, a volte distratta, dimentica di me, perfino. Finché qualcosa non mi riporta alla realtà. Un piccolo particolare, a volte. Qualche giorno fa, l’erba di San Giovanni, che mi occhieggiava luminosa dal bordo della strada mentre nel crepuscolo rientravo in bicicletta. Appena in tempo per raccoglierla, certo non a mezzanotte, come vorrebbe la tradizione… Un’altra volta la percezione che sono così shakerata dalle mie giornate da non trovare più nemmeno spazio per i miei esercizi di yoga…

hypericum-perforatum(l’erba di San Giovanni, foto: http://emiliamisteriosa.blogspot.de/2013/06/la-magica-notte-di-san-giovanni-tra.html )

Le sere, spesso fuori. Con una collega in visita da un’altra università, con gli amici in procinto di partire per le vacanze, a una conferenza, con gli affabilissimi Huby, o soli, Boris ed io. Chiacchiere, vino rosso, pietanze cipriote, francesi, arabe, italiane. Tartare di tonno, keftedes, bathura, tzatziki, foglie di vite, escargots et coquilles St Jacques..

E le notti? Ancora più popolate: nei miei sogni si affacciano in questi giorni persone e immagini più diverse. Amici che non vedo da tempo, luoghi in cui non sono mai stata, animali misteriosi, castelli, residenze, bordi di strade, binari che si perdono in lontananza… Centrifugati in un universo in cui spazio e tempo precipitano, in cui le relazioni più astruse appaiono logicissime. Un’altra tigre nel giardino di casa, un gorilla e un giaguaro vicino a me, l’acqua di un lago africano che viene a lambirmi i piedi, un cartello stradale nel deserto che m’indica la direzione per Kinsha, una conoscenza di vecchia data che mi ha messo sotto controllo, la mano di un giovane amico che si stende a prendere la mia, un treno per Nancy perso e riperso, un bazar barocco di fronte alla stazione, la strada percorsa a piedi nel desiderio d’arrivare e, di là dal ponte, la distesa del cielo…

La mattina, nel dormiveglia, mi lascio invadere da queste immagini, le ripercorro, le custodisco, le interrogo, le lascio stare. Qualcuna la decifro, altre restano un mistero. Resto a letto ancora un po’, rimando il lavoro mattutino al computer di casa, mi rigiro, chiudo gli occhi. Sono i momenti a me più cari, in cui si danno la mano il certo e l’incerto. Il vago e il definito. Il possibile e l’impossibile. Sono i momenti più magici.

odilonredontraum(Odilon Redon, Le rêve: http://potethiquealentstics.over-blog.com/article-le-reve-en-peinture-115976318.html)

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