Oltre lo schermo

Nel mio ultimo post accennavo alle insidie che la comunicazione via schermo (skype, whatsapp e simili) racchiude. Il pericolo più grande è quello di venir risucchiati attraverso lo schermo, come Alice attraverso lo specchio e di ritrovarsi, come lei, in una realtà strana, distorta, evanescente e nel migliore dei casi bidimensionale. A discutere con i pezzi della scacchiera, a scambiare cortesie con un gatto di cui non è rimasto che il sorriso, a essere inseguiti e presi prigionieri da carte da gioco.

447px-Alicesadventuresinwonderland1898Copertina dell’edizione del 1898 (foto: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Alicesadventuresinwonderland1898.jpg)

Lo schermo parla solo agli occhi, e, nei suoi cristalli liquidi, ci restituisce solo una parvenza di realtà (per speculum et in enigmate, direi quasi con Agostino), priva di qualsiasi prospettiva e profondità. In apparenza ci unisce, ma in realtà ci tiene anche distanti, separate una dall’altra, congelando le nostre immagini, e riducendoci all’illusione della dimensione corporea.

Allo schermo non ci si può guardare di sottecchi, di sbieco, non ci si siede fianco a fianco, non ci si ammicca. Non ci si tocca, non ci si annusa, non ci si assapora. Lo scambio di pelle ci è negato.

E ci è negato l’accesso alle viscere, al pulsare della vita, dell’altra e di noi stesse.

IMG_0516Un cratere a Yellowstone (foto: G. Tassinari)

La comunicazione profonda è un’altra cosa. È la sfida del faccia a faccia, del corpo a corpo, del cuore a cuore. È il coraggio di scavarsi dentro e di esporre i tesori, o anche i rifiuti, i segreti del nostro mondo interiore, i brandelli di verità che faticosamente riusciamo a strapparci nei giorni, negli anni d’interrogativi e domande.

È il coraggio di toglierci la maschera, che spesso portiamo anche con gli amici, di sciogliere i sette veli dietro cui ci nascondiamo. È il coraggio di affondare le mani nel pozzo e di trasformare il mistero della nostra esperienza in un balbettio, a volte incomprensibile.

Ed è, certo, anche la volontà di ascoltare il balbettio dell’altro, pur senza capirlo, lasciandoci permeare da parole di cui forse non coglieremo il significato, ma che forse ci aiuteranno ad afferrare un lembo anche della nostra realtà.

È il miracolo, sempre nuovo, di un incontro.

È accaduto una sera di un paio di settimane fa, con due amiche di sempre. Tra un salatino e un sorso di vino, uno spicchio di pizza e qualche bollicina, ci siamo parlate, ascoltate come non facevamo da tempo. Accavallando i racconti, risparmiando i commenti, disegnando nello spazio frattali e geometrie inattese.

Inciampando a volte nelle parole, senza sempre riuscire a dipanare il groviglio del mio sentire, anch’io sono uscita dal mio rifugio, avventurandomi, passo dopo passo, su sentieri di pietra e qualche rovo, alternati a radure in cui la luce filtrava dall’altro, a illuminare angoli nascosti, argentea, come la luna.

Il ricordo di quella sera mi dà coraggio, il coraggio di continuare a guardarmi dentro, ad ascoltare le voci cui troppo spesso non faccio attenzione, a tradurle in immagini e in parole, ad ammirare con curiosità e meraviglia quel cristallo sfaccettato che porto con me, e che forse non capirò mai fino in fondo.

dark_side_of_the_moon__reengineered__by_alphaintercept-d4ztev3The dark side of the moon (foto: http://alphaintercept.deviantart.com/art/Dark-Side-of-the-Moon-Reengineered-302023551)

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4 risposte a Oltre lo schermo

  1. Maria Paola Giorgini ha detto:

    … tanta gente, per contro, si sente “protetta” da uno schermo, come da una chat, proprio perché esso rappresenta una maschera, e così riesce a comunicare più facilmente, o perlomeno ne ha l’illusione…”sentire” le persone come amiche è un’altra cosa, per me, dal comunicare…sarà anche un classico della “candid camera”, ma ti sei mai accorta di come si comunica bene, a volte, con gli sconosciuti incontrati una sola volta in un lungo viaggio in treno? In quel caso noi siamo “nati ieri”, portiamo la maschera, neutra, di chi non ha radici né legami e possiamo raccontarci davvero come fossimo “nuovi” a noi stessi…

    • bloggiovi ha detto:

      È vero quello che dici, della protezione che può rappresentare uno schermo o una chat o un incontro con uno sconosciuto in treno. È anche vero che amcizia e comunicazione sono due cose diverse. Io per me, però, in questo momento, sono alla ricerca della mia verità e della mia verità fa parte anche il coraggio di scavarmi dentro, e di rivelarmi agli altri. Qualche settimana fa avevo enunciato i tre principi motto della Freie Universität, veritas, libertas e iustitia. Il prossimo di cui parlerò sarà la verità.
      A presto, un abbraccio
      Giovi

  2. Valeria Vegni ha detto:

    Cara Giovy, come sempre vado di fretta, domani devo andare ancora a Roma, e ho già fatto molto tardi….mi viene in mente il primo schermo, con cui dobbiamo misurarci tutti….a pensarci bene, forse non è proprio uno schermo, perchè riflette…..lo specchio!!! Quando ero bambina non capivo bene…..ma sono proprio io quella lì? Col passare degli anni, ho capito che l’immagine riflessa era la mia, ma non mi piaceva per niente!! Ancora oggi mi guardo, forse non mi piaccio ancora molto, ma so bene che quell’immagine è proprio la mia!!! E ho imparato a farle boccacccie e a strizzarle l’occhio, all’occorrenza anche pernacchie!
    In quello specchio, anche se avrei voluto veder riflesso qualcosa di diverso, ho imparato ad apprezzare, non la mia immagine, ma quella che sono, pur senza lo schermo dei sette veli.
    A presto amica, dolce notte, lala salama, baadaye.

    • bloggiovi ha detto:

      Cara Vale,
      molto bello quello che dici dello specchio, ci rimanda un’immagine che spesso non riconosciamo, mettiamo in dubbio, qualche volta non accettiamo. Eppure siamo noi, nel nostro involucro, come diceva qualche giorno fa mio babbo. Sta a noi trasformare il senso di straniamento delle prime volte nel riconoscimento di quello che siamo.
      Recentemente un’occhiata fugace allo specchio del bagno mi ha rivelato gli occhi della bambina che ero: per un attimo ho colto la vitalità, la curiosità, l’entusiasmo, l’impertinenza che mi caratterizzavano. Un lampo improvviso, una rivelazione.
      Forse il segreto è tutto lì, nel lasciare che la nostra anima affiori alla superficie, nel rinnovare il patto tra lei e il suo involucro, in tutte le sue forme. E ammiccare, fare boccacce, pernacchie, lasciare che si trasfiguri in risate liberatorie, come piace a noi, significa dirci di sì!
      A presto
      Giovi

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