Donne dello schermo

Le mie serate a Berlino sono scandite da frequenti appuntamenti su skype con la Vale.

Quando, la sera, di ritorno dall’università, accendo il computer, mi capita per lo più di vedere apparire sulla barra degli strumenti, inquadrato da un bordo arancione, il messaggio “Valeria vegni is online”. Immagino che lei veda lo stesso.

Dal vedere che siamo online al chiamarci il passo è breve. “Giovi, c 6?”, “Sì, chiudo la porta!”. La porta va chiusa se Boris è nella stanza accanto che lavora. Poi si va al computer, lei con la sua immancabile insalatina della sera: parmigiano, funghi e rucola, o misticanza (quest’ultima a me negata, perché a Berlino la misticanza proprio non si trova); io con un bicchiere d’acqua o di vino, si parte per delle skypate chilometriche.

Il lavoro, la giornata appena trascorsa, la situazione drammatica dell’Italia, qualche novità degli amici, i suoi figli, i cani e la fattoria di Andrea e dell’Anna, gli esami della Nico, Matrix, il codice di guarigione, e risate a gogò.

Siamo abbastanza tecnologiche da riuscire a vederci e sentirci, mentre invece con un’altra amica i problemi di comunicazione sono così frequenti da averci fatto desistere del tutto (vero, Paola?). I nostri collegamenti erano infatti costituiti praticamente da “Non ti vedo!” alternati a “Non ti sento!” cui tentavamo di ovviare di volta in volta urlando o mettendo di fronte allo schermo biglietti con grandi scritte a stampatello che, inevitabilmente, col riflesso dello schermo, risultavano illeggibili (non ero riuscita a spiegarle che su skype si può anche chattare).

Con la Vale, invece, siamo abbastanza agili da gestire, oltre alla nostra conversazione su skype, il mondo intorno a noi: il telefono fisso che squilla, il campanello alla porta, un messaggino sul cellulare. Perché, oltre che su skype, la nostra seconda vita si svolge al cellulare, la nostra copertina di Linus, il cordone ombelicale che ci lega al mondo.

La società del doppio schermo, come la chiama B., ha preso anche noi.

Qualche sera fa, la Vale ed io abbiamo raggiunto il top. Ci si annuncia su whatsapp (io avevo il computer spento): “Giovi, mi sono collegata, ma non ti vedo, dò da mangiare ai pesci, tra dieci minuti posso esserci. Ok7 (sic)”, “Ok”. Poi si passa al collegamento via skype, mentre continua a andare la televisione, da lei sul tg e poi su Ballarò, da me un DVD dell’esilarante King of Queens.

Poi, tra una battuta e l’altra, il cellulare. La Vale smanetta il suo blackberry, che le era caduto, e nella caduta era sparito whatsapp, io cerco sull’Iphone il video dell’esercizio a squadre della nazionale di ritmica a Pesaro (tre palle e due nastri, splendido) che le volevo far vedere. La Vale continua a cercare di far sparire un’icona dallo schermo del blackberry, io a cercare di salvare una foto di fb sul rullino del cellulare.

L’icona non sparisce: “Fammi vedere”, le dico, e lei mi avvicina lo schermo del cellulare al computer, io mi sporgo in avanti: “Non vedo niente, Vale”, e lei lo avvicina ancora di più, finché il cellulare occupa tutto il computer: “Vedi, lassù, in alto a sinistra?” “Ah, sì, ora la vedo…” dico per dire, perché non è che la veda poi così bene.

IMG_2199(foto: Giovanna T.)

Nel frattempo ho trovato il video dell’esercizio a squadre, lei ha reinstallato whatsapp, e per provarlo le mando un messaggio, poi le foto dei miei nipoti, Michele pronto per la piscina con occhialini e accappatoio, Giacomo sul divano e l’Irene in versione primaverile. Lei intanto messaggia Andrea, che è dalla mattina che non le risponde, e finalmente a sera si palesa con l’icona di un bacio, questi giovani mandano solo delle icone. Io finalmente attivo la condivisione dello schermo, per farle vedere, se non il video, almeno le foto delle “farfalline” su fb.

Finché, dopo aver passato metà della serata a skypare, ci salutiamo, lei si appresta a dare un colpo di telefono a sua mamma, io messaggio l’Arianna.

Ma, prima di andare a letto, ci risentiamo su whatsapp, senza parole, questa volta: lo zzz, la luna, le stelle, il muso dell’orsetto.

faccine

(foto: B. Pfeiffer)

Badaye! A presto!       

Nota. Il titolo è preso a prestito dalla Vita Nuova di Dante. Sulla traiettoria tra lui e Beatrice, la donna dello schermo velava gli sguardi di Dante alla “donna gentile”, proteggendone così la virtù.

Anche lo schermo del computer vela, e racchiude molte insidie. Ma di questo parlerò in un’altra puntata.

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10 risposte a Donne dello schermo

  1. Valeria Vegni ha detto:

    Wow Giovy, appuntamenti ormai irrinunciabili….nonostante gli incidenti e i contrattempi di percorso….(stavolta il link è arrivato giusto).Se penso che avevo il terrore del telefono, quello fisso al muro, nero, che suonava sempre nel momento sbagliato, mentre la famiglia era a tavola, o il babbo faceva la pennichella!!!!
    Che fantastici progressi!!
    Al prossimo collegamento! Baadaye!

    • bloggiovi ha detto:

      Grazie, Vale, anche del sostegno serale, quando ne ho bisogno.
      Io ricordo addirittura i tempi in cui ancora il telefono non ce l’avevamo. Eravamo appena andati a stare in via Vincenzo Monti e il telefono, nero e appeso al muro, ce l’aveva solo mio nonno di sotto. Mio babbo non ne voleva sapere, di essere disturbato a casa…
      Incredibile!
      A presto
      Giovi

      • bloggiovi ha detto:

        Poco fa mi è accaduto qualcosa di davvero inatteso. Sono al pc, intenta a rivedere una trascrizione, tutta concentrata dentro le cuffie, quando improvvisamente lo schermo m’indica “paola is calling”. Incredibile! Paola, l’impeccabile, l’antitecnologica, nemica di skype, se non si tratta di sua figlia, mi chiama! E, ancora più incredibile, ci si vede e ci si sente senza bisogno di ricorrere a biglietti o gesti plastici.
        Qualche minuto di chiacchiere e poi, però, qualcosa di strano l’avverto. Un rumore di fondo, come quello di un generatore. “Paola, cos’è?” “Ah, fa lei, è la ventola.” “La ventola?” Che ventola!
        Viene fuori che il suo computer è un modello vecchio, molto vecchio e funziona col generatore, azionato a pedali, a manovella, come le vecchie dinamo delle biciclette. Che ridere!
        Però, ci siamo sentite. E viste. E parlate. Un passo avanti, un progresso. E non solo nella tecnologia.
        Grazie, Paola!

  2. Maria Paola Giorgini ha detto:

    ciao amiche tecnologiche…apprezzo anch’io la facilità con cui si può rimanere in contatto: guai se non fosse così, specialmente con tutte le persone care che ho e che vivono lontane…tuttavia, non me ne vogliate, sul telefono…la penso ancora come il tuo babbo Giovy. E se il mio PC non va “a ventola” come quello della Paola impeccabile, è pur vero che gli amplificatori non li spengo mai, nè di giorno né di notte, perché altrimenti non riuscirei più ad riaccenderli, visto che li ho dagli anni ’90….un passo avanti per voi e due indietro per me, da buona cancerina….baci a tutte e tre!
    Maria Paola

    • bloggiovi ha detto:

      Grazie Maria Paola,
      ora sono collegata con la Vale, e indovina cosa sta facendo! Messaggia uno sconosciuto mentre parla con me…E visto che lei messaggia, io rispondo a te!
      Sei sotto la neve?
      Un bacio

  3. bloggiovi ha detto:

    Commenti su fb: la Nico mi scrive:
    Descrizione perfetta! siete bellissime! Hai dimenticato solo il puntualissimo iniziale “aspetta che non sento niente, ca**o ha fatto qua, la nicoletta. col volume non si sente niente, per piacere aspetta non capisco,nicoletta per favore vieni a vedere” il tasto per alzarlo gliel’ho fatto vedere almeno 12 volte!
    Le rispondo:
    è vero, Nico, me ne ero dimenticata, ora sono in collegamento con la Vale, le ho fatto leggere il tuo commento e ci siamo sbaccarate ridendo fino alle lacrime! Per il tasto ti consiglio di metterle una freccetta nel computer! Baci
    Nel frattempo, la Vale ed io continuiamo a skypare, e me ne racconta delle belle! Incontri e scontri in stazione a Forlì, treni che vanno in tutti i sensi, che si sparpagliano sui binari più disparati della nostra minuscola stazione… Davvero delle belle!
    Badaye!
    Giovi

    • Valeria Vegni ha detto:

      Già, non sono più una pendolare, nel vero senso della parola, finalmente risiedo nella città in cui lavoro, Ciao vecchia Via Emilia, come è bello andare in ufficio in bicicletta! Però ancora mi capita di dover prendere il treno…..terribile prenderlo verso Forlimpopoli, quando invece dovresti andare a Parma….! Lala salama!

      • bloggiovi ha detto:

        Immagino che il momento critico sia verso il Ronco! 🙂
        Goditi questo fine settimana, e poi i viaggi di lavoro e quelli di piacere …
        A presto!

  4. Pingback: Oltre lo schermo | bloggiovi

  5. Pingback: C 6? | bloggiovi

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