Libertà vo cercando

L’università in cui lavoro si chiama Freie Universität, Università Libera, e deve il suo nome alle circostanze in cui è stata fondata, dopo la seconda guerra mondiale, nella parte libera di Berlino, Berlino Ovest, per dare spazio a una ricerca e un’istruzione libere. L’altra università berlinese, la Humbolt, a Berlino Est, era infatti sottoposta ai vincoli del regime della DDR.

Il motto della Freie è veritas – iustitia – libertas e ce l’ho davanti agli occhi tutti i giorni.

Ce l’ho davanti agli occhi ogni giorni perché nella verità, giustizia e libertà, ci credo.

Cominciamo dalla libertà.

Libertà è per me libertà individuale – nell’antica Roma libertas era la capacità giuridica che si acquistava per nascita da due persone libere – ma anche libertà morale, e libertà politica – la capacità di partecipare alle decisioni, al governo di un’istituzione o del proprio paese.

La libertà individuale si ottiene se si nasce liberi – nella società in cui viviamo i più hanno questo privilegio – e se si hanno i mezzi per continuare ad esserlo – e già qui le cose si complicano.

La libertà morale significa per me essere fedeli a se stessi, nel rapporto con se stessi e con gli altri, nell’amicizia e nell’amore. Significa poter fare le proprie scelte in coscienza, nel rispetto di sé oltre che degli altri, dalle più semplici alle più complesse. Significa rivendicare per sé degli spazi, quando necessario.

La libertà politica è libertà di parola, libertà di esprimere le proprie opinioni in ogni contesto senza dover essere svantaggiati, discriminati, o peggio arrestati e perseguitati. È anche la libertà di prendere parte ai processi decisionali.

La libertà, ogni tipo di libertà, richiede responsabilità e onestà. E coraggio.

Il 25 aprile si sono ricordati i tanti partigiani morti in guerra, per la libertà, per le loro idee. Su fb ho letto diversi stralci dalle lettere dei partigiani condannati a morte, uomini e donne coraggiosi, che hanno spesso saputo guardare in faccia la fine che gli si avvicinava.

Non voglio approfondire discorsi politici, perché la realtà è più complessa di quanto non possa essere descritta in un blog, e non la si spiega assegnando etichette superficiali. Occorrono elementi di analisi, riflessione e capacità critica, oltre che capacità di staccarsi dalla propria biografia individuale. La realtà è complessa e nessuno di noi, credo, può dire come si comporterebbe in situazioni estreme.

Ricordo i primi anni trascorsi a Berlino, una città in cui le ferite della storia del ‘900 sono ben visibili, nazionalsocialismo e olocausto prima di tutto. Ogni volta che per strada incontravo un uomo anziano, lo guardavo attentamente chiedendomi da che parte fosse stato e cosa avesse fatto ai tempi del nazismo.

Uno dei miei nonni era antifascista, l’altro fu ucciso dai partigiani mentre tornava a casa a guerra finita. E io, cos’avrei fatto, da che parte sarei stata?

La libertà ha spesso i suoi limiti nel potere. Nei limiti che spesso ci impone il potere, ma che a volte ci imponiamo noi. In tedesco ci sono due espressioni particolarmente significative per indicare l’atteggiamento dell’uomo debole di fronte al potere: Jasager e Untertan. Gli Jasager sono quelli che dicono sempre di sì. Sono quelli che annuiscono e ammiccano al potere, all’ideologia corrente, senza metterla in dubbio.

Nel dramma musicale omonimo di Brecht, del 1930, lo Jasager è un giovane, che, intrapreso un pellegrinaggio per salvare la madre malata, finirà per soccombere lui stesso e, incapace di ribellarsi, dirà di sì alla tradizione che vuole i deboli precipitati nella morte da una rupe.

Anche l’Untertan è il titolo di un’opera letteraria, un romanzo di Heinrich Mann, che nel 1914 descrive con sagacia e amara ironia la vita di un uomo, suddito, conformista e complice del potere, di cui si riempie la bocca, nel nome del quale esercita soprusi, ma al quale alla fine soccomberà. Privo di coraggio civile, parte di una società ingiusta e spietata, sarà tiranno e vittima al tempo stesso.

Quanti ce ne sono intorno a noi, fra di noi, di Jasager e di Untertanen? Ne vedo più di quanti vorrei.

La realtà è complessa, e sicuramente siamo formati anche dal contesto storico in cui siamo nati e cresciuti. Al Centro Linguistico dell’università lavorano colleghi arabi, egiziani, persiani, russi, argentini, cubani. Colleghi cinesi, giapponesi. Qual è il loro vissuto di libertà?

Il mio vissuto di libertà, e insieme il mio criterio di giudizio della libertà, è questo: sono libera se posso esprimere la mia opinione, se posso oppormi alle menzogne e agli inganni che mi vengono propinati. Sono libera se posso agire indipendentemente dai giochi di potere, dal do ut des, da ricatti, grandi e piccoli. Sono libera se posso vivere i miei principi morali di rispetto della vita, di me stessa, degli altri; i miei principi morali di fare e dare il meglio di me in questo passaggio sulla terra.

Sono libera?

Tantissimi uomini e donne sono morti per la libertà. Per liberarsi dalla schiavitù, per difendere l’autonomia politica del loro paese, per ribellarsi a tiranni e oppressori, per poter professare la loro fede, per poter parlare la loro lingua e vivere secondo le loro tradizioni, per dare vita a un ideale, per rivendicare i loro diritti, per avere il necessario per vivere. Rivedo Spartaco e la rivolta degli schiavi, rivedo Olmo, i contadini e le contadine in Novecento di Bertolucci, vedo le donne e gli uomini armeni perseguitati e sterminati, vedo i nativi americani con il loro “Hoka hey”, oggi è un bel giorno per morire, vedo Steve Biko in Sudafrica, vedo i protagonisti e le vittime innocenti della primavera araba, vedo la Siria di oggi. E tanti, forse i più, non li vedo.

Non so se sarei in grado di morire per la libertà. Sento però che ogni giorno devo fare qualcosa per la libertà. Cominciando da quello che mi circonda. A casa, nel mio quartiere, all’università. Senza gridare, ma con voce ferma. Con onestà. Ce n’è bisogno. Perché la libertà, non è da tutti.

Peter Gabriel dal vivo, 1986, canta Biko

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9 risposte a Libertà vo cercando

  1. pierluigi moressa ha detto:

    No, certo, la libertà non è per tutti. Ricordo che in occasione del congresso mondiale degli psicoanalisti a Berlino, nel 2007, si parlò della riparazione di fronte all’Olocausto. Lettura consigliata: “Il dio Kurt”, opera teatrale di Alberto Moravia. Un caro saluto. Pier

    • bloggiovi ha detto:

      Grazie Pier!
      Lo leggerò senz’altro. Un altro libro lucidissimo ed esemplare sull’uomo è “Il sistema periodico”, di Primo Levi, in cui da chimico e da osservatore della natura umana racconta episodi della sua giovinezza negli anni del fascismo e dell’antisemitismo.
      A presto
      Giovi

    • Valeria Vegni ha detto:

      Ho letto tutto Moravia, ma “il dio Kurt” non lo ricordo…Caro Pier, hai sempre una marcia in più…e l’argomento “libertà vo cercando” mi tocca talmente nel cuore che non so cosa scrivere….Cara Giovy, conosci bene la mia famiglia, conosci tutte le sue vicissitudini, per mano dei tedeschi e per mano dei partigiani…..nonostante Piazza Fontana, nonostante le brigate rosse, nonostante tutto, non mi sono mai sentita minacciata nella mia libertà di pensiero……forse ho litigato con qualche amico…., ma niente più! A presto, baadaye.

  2. Maria Paola Giorgini ha detto:

    Sul tema della Libertà ora non riesco ad avere le idee tanto chiare e magari preferisco prima riascoltare Gaber in “Liberà obbligatoria”. Personalmente non mi sento affatto libera, sono schiava delle mie paure più profonde, dell’angoscia di muovermi e di affrontare un mondo che mi sembra sempre più sordo e cattivo, troppo violento e “machista” per i miei gusti…Politicamente mi attacco a quei brandelli di libertà faticosamente conquistati con il sangue dei nostri avi (anch’io, come te, ho avuto un nonno fascista e combattente in Grecia, un prozio repubblichino, un altro nonno operaio operativo nella propaganda antifascista ed un cugino della nonna Dobrilla, medaglia d’oro della Resistenza) ma sono conquiste niente affatto definitive, se qualcuno le mette in discussione sempre più spesso. Oggi purtroppo è libero solo chi se lo può permettere: chi non ha lavoro non è libero, chi è sotto ricatto “mafioso” non è libero, chi è costretto a lasciare ogni affetto per cercare miglior fortuna altrove, non è libero…ma non è solo una questione economica. Chi non intravede la luce in fondo al tunnel, chi soffre di qualche forma di dipendenza ( droga, alcol, ludopatia, amori sbagliati) credi che sia libero? Sì, libertà andiam cercando, ma è una ricerca quasi disperata, perché la libertà, quand’anche ce l’abbiamo, la trasformiamo sempre in “eccesso, licenziosità, turpiloquio”…Leggerò quanto prima il libro del mio autore preferito, Primo Levi. Ti ringrazio per le occasioni che mi dai di riflettere, su giustizia e verità credo di avere anch’io qualcosa da “aggiungere”… TVB
    Maria Paola

    • bloggiovi ha detto:

      Cara Maria Paola,
      grazie per la tua analisi così lucida e così sincera. Con le tue parole illumini il lato della stanza che avevo lasciato nel buio, a livello personale – le paure, le dipendenze –, a livello sociale – è libero solo chi se lo può permettere – e a livello politico.
      Quanto alle paure, non sei la sola a esserne limitata, tutti le abbiamo. Solo, tu hai il coraggio di raccontarle, di ammettere, di svelarti. Io, spesso, preferisco ignorarle, pensando che così passino.
      Per tutti quelli che non si possono permettere di essere liberi, perché non ne hanno i mezzi, perché senza lavoro, siamo noi che dobbiamo impegnarci anche per loro, perché possano avere una scelta, una possibilità, un margine di libertà.
      Che sia privata, sociale o politica, la libertà è una conquista sempre provvisoria, da definire e riconquistare, da non strapazzare, da non svilire. Licenziosità, eccesso, turpiloquio, cui assisto sempre di più nei commenti alla politica anche su fb, sono un pericolo per la libertà.
      Che il genere umano sia fatto per la libertà, non è per nulla sicuro. Il grande inquisitore, nei Fratelli Karamazov (un libro che amo profondamente), giustifica così la condanna della sua Chiesa contro Cristo, ritornato avventatamente sulla terra. Cristo ha portato all’uomo la libertà, ma gli uomini hanno paura della libertà, perché libertà è responsabilità; e così la Chiesa ha pensato bene di togliergliela, la libertà, agli uomini, di renderli schiavi. E Cristo è condannato a morte una seconda volta.
      L’ha scritto Dostoevskij, uomo non sempre libero, dedito al gioco, al bere, preda delle passioni, disperatamente alla ricerca di danaro; ma uomo che sapeva a momenti anche liberarsi, e gettare su carta la sua visionarietà, creando dei personaggi e delle storie veri, profondi, portando alla luce le meschinità e il sublime in ciascuno di noi, denunciando la società in cui viveva, e dalla quale, anche dipendeva.
      La libertà non è assoluta. Non è tutto o niente. Non è per tutti. Non è per sempre. Nel buio, a tentoni, in mezzo al marcio, consapevoli della nostra debolezza, continuiamo, o almeno alcuni continuano a cercare.
      Ti abbraccio, amica mia!
      Giovi

  3. bloggiovi ha detto:

    Leggo oggi, segnalato da Paolo Ferro su fb, un’intervista a Luciano Canfora sulla scuola. Compito della scuola, dice Canfora, un eccellente grecista, è educare i giovani allo spirito critico. Invece purtroppo oggi avviene spesso il contrario. Lo provano la riforma Gelmini, i testi Invalsi, che premiano una memorizzazione ottusa.
    “Il vero problema della scuola, dice Canfora, è il tentativo di trasformare i cittadini in sudditi, facendo ciò che è tipico di tutti i sistemi autoritari. Se io tolgo allo studente che si sta formando in anni decisivi della sua vita l’abito alla critica, alla capacità di comprendere e studiare storicamente, di distinguere, lo trasformo in un pappagallo parlante dotato di memoria e non di più. Appunto, un suddito, e non un soggetto politico”.
    Perché alla libertà, si va educati.
    Il testo integrale dell’intervista lo si trova al sito: http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2013/5/4/SCUOLA-Canfora-via-subito-la-riforma-Gelmini-e-l-Invalsi/389570/

  4. Pingback: Echoes | bloggiovi

  5. bloggiovi ha detto:

    Riporto qui anche una citazione fatta da Roberto Saviano nel suo profilo facebook: “Mi sentivo come se il peso del mondo fosse sulle mie spalle. Dovevo spezzarmi o ritirarmi per poi tornare? Affrontando la paura della verità scopro che, non sapendo come, tutte queste cose si risolveranno. Ma ormai mi sono allontanato troppo per tornare indietro. Sto cercando la libertà. E trovarla mi costa tutto ciò che ho. E trovarla potrebbe sacrificare tutto ciò che ho. So troppo bene che la libertà non si raggiunge facilmente”.
    Anthony Hamilton ed Elayna Boynton, dalla colonna sonora di Django unchained, di Quentin Tarantino

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