Una stanza tutta per sé

Torno a scrivere dopo un silenzio di un paio di settimane, in cui mi sono dedicata intensamente a preparare una presentazione a un convegno all’Università di Brema.

E l’idea per questo post mi è venuta proprio a Brema, ieri sera, durante la cena con i convegnisti nella cantina di Bacco delle splendide cave del Municipio, Ratskeller. Insieme ad alcuni colleghi si discuteva su come conciliare impegni di lavoro, famiglia e ricerca. La bellissima A., ricercatrice a Brema,  con tre figli di 17, 8 e 6 anni, si ritaglia a fatica alcuni spazi in casa nella vita quotidiana, viene a patti col marito in vacanza, o si rifugia nell’ufficio di un’amica. Per me, senza figli e con un marito che scrive, è più facile, anche se non ho una stanza tutta per me, come la reclamava Virginia Woolf nella sua luminosa raccolta di saggi già nel 1929.

E gli altri? C’è chi varca il confine tra un impegno e l’altro, addirittura tra uno stato e l’altro, rifugiandosi in un caffè accogliente per scrivere, o in un “non luogo”, un in between,  lost (or found) in translation. Del resto anch’io lavoro benissimo negli aeroporti, non luoghi per eccellenza, nelle lunghe attese tra un volo e l’altro, indisturbata, assorta.

Uno spazio per sé: ne abbiamo bisogno tutti. Uno spazio fisico, mentale, temporale. Per ascoltare i nostri bisogni, per esplorare i nostri interessi, per permettere alle idee di fare capolino, per farle maturare con lavoro, cura e dedizione.

Uno spazio tutto per sé è necessario non solo sul piano intellettuale, ne abbiamo bisogno anche sul piano emozionale, per percepire le nostre emozioni, per decifrare i nostri sentimenti, per distinguerli da quelli degli altri o che gli altri ci attribuiscono.

E ne abbiamo bisogno anche per lo spirito, per staccarci da preoccupazioni, pensieri, emozioni e sentimenti che ci occupano (ricordate la descrizione che Seneca fa degli “occupati”, gli affacendati,  nel De brevitate vitae?). Uno spazio ce lo può offrire la meditazione, che ho praticato per anni e di cui ora sento tornare il bisogno. Il silenzio. La mente indifferenziata. (“Cosa fai?”, mi chiedevano i miei fratelli se mi vedevano assorta, “trascendi?”)

Tecniche ne esistono tante. Una applicabilissima ed efficace è quella, consigliata da Frank Kinslow nel suo libro Quantenheilung (in italiano è pubblicato da Macroedizioni), che consiste nell’osservare non le cose intorno a noi, bensì gli spazi che le separano: il vuoto tra un albero e l’altro in un parco o in un bosco, gli spazi tra le persone affollate in una piazza, le fessure tra un edificio e l’altro lungo la strada. E a farlo, lo spazio improvvisamente si dilata. Così come si dilata il presente nella meditazione zen, di cui ho parlato altrove.

Il vuoto crea libertà, crea nuove prospettive, e qualche volta genera visioni.

In stazione a Brema mentre aspetto il treno leggo su fb un articolo di un sito di saggezza nativo-americana sul potere dell’aquila, Eagle medicine.

L’aquila ha bisogno di isolarsi nella natura per riprodursi e prosperare. L’aquila ha un udito e una vista eccezionali, una vista dieci volte superiore a quella umana. L’aquila c’insegna l’acume e la chiarezza dello spirito, da una prospettiva letteralmente “a volo d’uccello”.

L’aquila è il legame tra cielo e terra, forti come le sue ali che la librano alta sono anche le sue zampe. Procedere sicuri sulla terra e di tanto in tanto spiccare il volo verso l’alto, al di sopra dei picchi dei nostri umori, aiuta anche noi a riequilibrare la nostra visione delle cose.

Il regno dell’aquila è la libertà.

Si è fatta l’ora della partenza, mi avvio verso il binario e nell’atrio della stazione scorgo un colombo bianco che becchetta alcune briciole sotto un tavolino di un caffè. Penso che noi siamo spesso come quel colombo, o come le cornacchie che incontro numerose intorno a casa. La testa bassa, occupati, anche noi, a beccare briciole.

Spero che quel colombo trovi un pertugio, una breccia nell’ampia volta di vetro che racchiude la stazione, una via d’uscita verso l’alto, verso spazi liberi. E chissà che in questo modo non possa trasformarsi in aquila…

eaglemedicine

(foto: https://www.facebook.com/pages/Aboriginal-and-Tribal-Nation-News/327603401367)

Nota

Gli “occupati” nel De brevitate vitae, sono coloro che tutti presi dall’avidità, dalle passioni, dai vizi, dal desiderio di conquistare terre e mari, da una frenetica attività, dalle preoccupazioni, ma anche da occupazioni più nobili tutte terrene,  perfino la politica, non si accorgono che “tempus fugit” e si ritrovano alla fine della loro vita senza aver dedicato del tempo a ciò che è veramente essenziale, addirittura senza sapere di aver vissuto.

E così al cavaliere romano Pompeo Paolino, destinatario dell’opera, Seneca consiglia: “Excerpe itaque te uulgo, Pauline carissime, et in tranquilliorem portum non pro aetatis spatio iactatus tandem recede. (…)  Maior pars aetatis, certe melior rei publicae datast: aliquid temporis tui sume etiam tibi.” Traduco a senso: “Strappati dal volgo, Paolino carissimo e trova rifugio in un porto più tranquillo, senza aspettare di esserci sbattuto dalle onde per raggiunti limiti di età. (…) La maggior parte dei tuoi anni, e certo i migliori, li hai dedicati alla cosa pubblica: prenditi ora un po’ del tuo tempo per te. “

Agli interessati consiglio di leggere alcuni capitoli di questo saggio libretto, anche se sono passati secoli e Seneca scrive in un contesto storico e filosofico diverso dal nostro, vi si trovano tante riflessioni ancora attuali. Ai più curiosi consiglio un’edizione col testo a fronte, ci ritroverete tante delle versioni fatte al liceo!

Per ora due link: la versione latina e una traduzione.

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2 risposte a Una stanza tutta per sé

  1. Maria Paola Giorgini ha detto:

    grazie Giovi, mi sono riletta Seneca…e non è stato tempo perso 😉

    • bloggiovi ha detto:

      Carissima Maria Paola,

      sono felice che tu abbia accolto l’invito e sono felice di risentirti.
      Apprezzo molto la tua curiosità e la tua vivacità intellettuale. Homo sum, humani nihil a me alienum puto, per restare nel latinorum, potrebbe essere il tuo motto!
      A presto, un abbraccio
      Giovi

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