Due o tre cose che so di lei

Alcuni episodi accaduti di recente mi danno da pensare. Il più significativo risale a qualche mese fa.

Al rientro delle vacanze, delle nostre strepitose vacanze, B. ed io siamo usciti con una coppia di amici per raccontargliele. Appassionati degli Stati Uniti, erano curiosi di sentire cosa avevamo visto, cosa avevamo fatto, cosa ci aveva colpito. Non so bene come, però, quella sera la conversazione si è spostata su altri temi, più personali. Senza rendercene conto ci siamo trovati su un terreno difficile, anzi in un vero e proprio campo minato, e nonostante i nostri sforzi per allontanarcene, la serata si è risolta con me e B. soli, a guardarci in faccia, esterrefatti e increduli, senza capire il perché – “e il modo ancor m’offende”.

Feriti loro, feriti noi, una ferita che ha bruciato per diversi giorni, anzi per diverse settimane. Una ferita che si rimarginerà, certo, come se ne rimarginano altre, di più profonde e di meno profonde. Ma che lascia delle tracce, e che insegna qualcosa.

E, se c’è qualcosa di buono nell’avanzare dell’età è proprio che si acquista in saggezza (ricordate il De senectute di Cicerone?). Per questo vorrei condividere con voi due o tre cose che ho imparato, che so, che sento della vita e che per me sono centrali.

La prima è l’amicizia. L’amicizia ha la stessa radice dell’amore. E’ amore. E’ amicizia e non compagnia. E’ amicizia e non cameratismo. E’ amicizia e non comunanza d’interessi.

Dell’amicizia ho già parlato in questo blog quasi un anno fa, e non voglio ripetermi ora. Qualcosa però voglio aggiungere.

L’amicizia è paziente, comprensiva, generosa. L’amicizia è silenziosa, è presente, è attenta. L’amicizia è burrascosa, a volte, ma resistente. E’ incondizionata. L’amicizia accoglie, attende, insegna. L’amicizia si prende cura. L’amicizia ti ritrova dietro l’angolo, quando credevi di essere perduto.

Se penso agli amici e alle amiche che ho, posso solo ringraziarli.

Ringraziarli della loro pazienza nei miei attacchi di musonite in gioventù; ringraziarli delle loro parole, che tante volte mi hanno fatto capire i miei limiti; ringraziarli delle risate che hanno condiviso con me. Ringraziarli del conforto che mi hanno dato in ore difficili, del dolore che hanno condiviso. Ringraziarli anche delle discussioni accese, delle litigate, che a volte hanno provocato lacerazioni e ferite, a volte ci hanno fatto crescere.

Le litigate più esplosive le ho vissute con l’amica di sempre (non c’è neanche bisogno che la nomini, vero?). Forse perché siamo così simili, e così diverse, forse perché ci unisce un amore viscerale, forse perché siamo tutte e due, come ben disse il Pedro, delle “mine vaganti”. In passato abbiamo litigato per tutto: per questioni di principio e per test d’intelligenza, per opinioni politiche e per conti al ristorante. Ci siamo accese su come preparare le melanzane alla parmigiana, se vivere o no tutta la vita a Bagno di Romagna o in altro paesino analogo, su come andare a vela o trattare le allergie. Ma sulle cose importanti ci siamo sempre ritrovate. E soprattutto, continuiamo a volerci bene, ad accettarci.

Ora che le burrasche dell’adolescenza sono passate, non voglio più litigare. Discutere, sì, scambiare opinioni anche diverse in modo civile, come qualche settimana fa a cena con gli amici a Forlì (una serata che ho apprezzato in modo particolare, proprio anche grazie alla discussione civile e aperta), e ascoltare. Comprendere che ci sono altri punti di vista, altri sguardi, altre esperienze, altri sentimenti. Accettare. E non offendere. Perché offendere un amico è offendere se stessi. Perché le ferite che causiamo, anche involontariamente, feriscono anche noi.

“Perdono tutti e a tutti chiedo perdono”: sono le ultime parole di Pavese. Non c’è bisogno di aspettare la fine per dirle.

Avevo annunciato due o tre cose, ma mi accorgo che finora ho parlato solo di una. Credo però che per oggi basti. Ogni cosa a suo tempo.

Ora mi affaccio su questa freddissima e luminosissima giornata d’inverno qui a Berlino.

IMG_1518(foto di G. Tassinari)

winter-sonne-advent-540x304(foto: http://www.zeit.de/wissen/2009-12/wintersonnenwende-advent)

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5 risposte a Due o tre cose che so di lei

  1. Valeria Vegni ha detto:

    ..Che dire Giovy? Cicerone me l’ero proprio dimenticato, come i test d’intelligenza (in gara con Massimo, Toto e Te non avevo scampo!) ….le litigate, però, le ricordo tutte! E ricordo perfettamente quando, con un po’ di muso, ci siamo sempre riabbracciate! Amutut….

    • bloggiovi ha detto:

      Cara Vale,

      le litigate invece io le ho in buona parte dimenticate…E i test d’intelligenza, soprattutto quando c’erano dei numeri, mi davano molto filo da torcere, ero io a non avere scampo…
      A presto, badaye!
      Giovi

  2. Carla ha detto:

    Cara Giovi
    Anche oggi ti sei manifestata proprio nel momento in cui pensavo che mi mancavano le tue letture quotidiane dell’Avvento e che era un po’ che non scrivevi. E allora ecco subito la preoccupazione: starà bene? E subito dopo il fischio del cellulare. Stai bene! Ti abbraccio forte forte forte forte forte forte forte ….

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