All’ombra dei fanciulli in fiore

„Siamo sbocciati tardi“, osserva E., alias il Pedro, divertito.

In effetti, tra quelli che oggi sono professionisti affermati, medici, professori, avvocati, notai, ma soprattutto medici, ce ne sono anche alcuni nei quali i nostri insegnanti di liceo allora non sembravano riporre particolare fiducia. E’ vero, ci coglievano a volte a sonnecchiare durante la correzione della versione di greco (“Scusa E., ti ho svegliato?” chiese una volta la Benini quando il malcapitato, esortato a continuare la versione, non reagiva), o a rubare le cartelle, o a lanciare la cimosa, o a fischiare impudenti nell’intervallo (e non paghi di averla fatta franca, a sfidare perfino gli insegnanti: “Fischi lei!”). Allora.

Ma oggi è proprio a loro che gli insegnanti di allora si rivolgono per un consulto. Mi sembra di vederli, fare capolino nello studio o nell’ambulatorio di uno di noi: “Posso?” E il Pedro ha la risposta pronta: “Se si fida!” Si fidano, si fidano, perché, come ci assicura lui sornione “Sono passati in parecchi!”.

Siamo alla Vecchia Forlì per la consueta cena tra amici, in formazione un po’ ridotta, visto che qualcuno di noi è in vacanza (in Tanzania, in Grecia o nelle nostre Dolomiti), qualcun altro impossibilitato a venire. A capotavola il Pedro, unico uomo della serata, alla sua destra la Maria Paola ed io, alla sua sinistra la Paola e la Barbara. La situazione non gli dispiace, credo. Accoglie consensi e dispensa sorrisi, signore delle risate che immancabili arrivano.

Si rievoca il malore dell’avventore a Casa Braghittoni, qualche estate fa, che più fortunato di così non poteva essere, avendo intorno a sé, in quel momento critico, un cardiologo, un dentista, uno psichiatra, un notaio e a portata di mano – se mai le cose si fossero volte al peggio – un medico legale! Si narrano bonari scherzetti del Pedro ad amici che, anche loro “si fidano”, si rivelano sue gesta eroiche dei tempi passati – quando il Pedro accompagnò a Firenze in moto Enzo a trovare la sua bella, di nascosto da sua madre e, beninteso, dalla madre di Enzo e tornò a sera inoltrata coi capelli dritti in testa (allora non usavano i caschi), e sua madre gli chiese “Ma dove sei stato?”. Si ricordano compagni persi di vista, quello che strappava di volta in volta le pagine del libro di sintassi latina, dopo averle studiate, e che, unico in tutta la classe, in quarta ginnasio la storia non la studiava a memoria, e che una volta al liceo seppe affascinare la Rossi parlando, in un tema dedicato a un personaggio storico, di Bob Dylan.

Non che si rida sempre e solo. Ci buttiamo anche in una discussione di politica, accesa per le nostre posizioni divergenti, ma civilissima. Tra una birra e uno spicchio di pizza (“Guarda che la tua non te la chiedo!”, assicura la Paola, ma a scanso di equivoci il Pedro preferisce optare per un fritto misto di paranza), tra un bicchiere di vino e un filetto (il mio), esaminiamo criticamente – in questo almeno tutti d’accordo – la situazione del nostro paese. La conclusione “Ti vogliamo bene, ma il tuo è un voto del …”, “Sì, ma siete amici, no?”, ci riporta a una frase storica di Pierluigi, che, interpellato sulla sua amicizia con A., allora suo compagno di banco, rispose: “Amici? Be’ fino a un certo punto…”

Il vino rosso fa il suo effetto, in un tentativo di andare al bagno prendo la porta d’uscita del locale, torno al tavolo, scambio nella musica di sottofondo Black magic woman per Samba pa ti (imperdonabile!). Forse è ora anch’io che richieda un consulto a M. (il geriatra del gruppo), del resto la Paola c’è già andata, dice; ma non sono l’unica:

“Io sono un nevrastenico, vivo malissimo”, esordisce E., “ma ho due cose che mi salvano…”. Pausa. “Una me la sono dimenticata!” E tutti giù a ridere.

Tra dimenticanze e sviste la Paola si tradisce e rivela a E. e alla Maria Paola una delle sorprese previste per la cena di classe che si terrà nel 2013. Alla Maria Paola ingiungo di tacere – vero, Maria Paola? – ed E. viene integrato d’ufficio nel “comitato”, con la minaccia che gli vengano addebitate le spese per i gadget, gli inviti e l’organizzazione. 

E. sembra prendere sul serio l’incarico, perché, al momento del conto, estrae la sua carta di credito e generosamente, tra proteste e ringraziamenti, ci offre la cena. Io avevo già estratto la mia, di carta di credito, sulla quale per la modica cifra di 7,99 ho fatto stampare un muso di lupo, e la mostro orgogliosa in giro. “Ciao lupo!”, mima E. (Ve la ricordate la barzelletta raccontata dal compagno ricciuto?)

Rido, sono un po’ brilla, vino rosso, cantuccini, digestivo alle erbe fanno il loro effetto, e a mo’ di conclusione della serata, ripeto “..bocciati in ritardo!”

“Sbocciati! Sbocciati!” mi corregge E. “Sbocciati in ritardo!”

Insomma, siamo in fiore!proustjeunesfillesenfleur proustplacard_jeunesfillesenfleursFoto: Marcel Proust À l’Ombre des jeunes lles en eurs, placard d’épreuves corrigées de 1914, placé par Proust dans un exemplaire de l’édition de luxe de 1920. (http://ce-sac-contient.tumblr.com/post/25915049123/marcel-proust-a-lombre-des-jeunes-filles-en)

450px-Silvestro_Lega_001Silvestro Lega, Un dopo pranzo sotto il pergolato, 1868 (http://it.wikipedia.org/wiki/File:Silvestro_Lega_001.jpg)

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4 risposte a All’ombra dei fanciulli in fiore

  1. Valeria Vegni ha detto:

    Meno male che non c’ero…. eh no, perchè di discussioni politiche ne ho già avuto abbastanza….tempi addietro!….Interrogata in terre lontane da un ultra centenario Dorobo (avrò modo di parlare di lui e delle sue origini), mi sono sentita chiedere “…ma da quale Tribù vieni?”….”Tribù?”….Non ho esitato un attimo…”vengo dalla Tribù degli Italiani!!!”…..a presto amiche, sono tornata, sana e salva, fiera di appartenere a una Tribu’……….

    • bloggiovi ha detto:

      Cara Vale,

      la tribù degli italiani, mi piace! In effetti, anche se siamo evoluti, nella nostra civiltà permangono molti comportamenti tribali, e non lo dico in senso negativo.
      Sono curiosa di sentire la storia su Dorobo, ultracentenario!

      A presto

      giovi

  2. bloggiovi ha detto:

    Cara Maria Paola,

    non sono d’accordo con te sui giudizi che dai sulle competenze politiche dei nostri amici. Le questioni sono così complesse e la realtà così sfaccettata che non me la sento di dare giudizi sugli altri. Io stessa sono la prima a riconoscere di avere solo un’informazione parziale e di parlare e giudicare in base a convinzioni morali e filosofiche, piú che in base a cognizioni dettagliate. Quanto all’urna elettorale, ne rispetto il segreto!

    Un abbraccio in amicizia

    giovi

  3. bloggiovi ha detto:

    Carissimi,
    c’era un errore d’ortografia nel titolo e nessuno l’aveva visto. Neanch’io!!! L’ho corretto, meno male!
    Giovi

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