Quattordici dicembre – La carta della felicità

Ieri sera, a cena con i nostri amici Huby e Marilies (gli Huby, come li chiamiamo). Huby ci racconta di avere scoperto in un blog che nel Buthan, lo stato affacciato sull’Himalaya, ancora più importante del prodotto interno lordo è la “felicità interna lorda”. Non la ricerca del benessere tipica dell’ovest, ma la ricerca di una vita felice sulla base dei valori tradizionali del buddismo.

E lo Stato ha il dovere di offrire a ciascuno dei cittadini, l’opportunità di essere felice.

Il diritto alla felicità è anche un dovere, anche per i singoli. Giovanni XXIII, nel suo famoso decalogo “Solo per oggi”, scrive, tra l’altro: “Solo per oggi, sarò felice nella certezza che sono stato creato per essere felice non solo nell’altro mondo, ma anche in questo.”

Proviamoci. Oggi.

buthan

Un monastero in Buthan (foto: http://images.cdn.fotopedia.com/jmhullot-24f5744ec04dd7a187cc6bdcc1af0c5a-hd.jpg)

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4 risposte a Quattordici dicembre – La carta della felicità

  1. Maria Paola Giorgini ha detto:

    Sicuramente sono “dotata” per essere felice, ma non riesco ad esserlo …felice, se non lo sono anche gli altri. Ci sono poi delle persone che mi pare ragionino come degli “schiacciasassi”: la loro felicità viene prima di ogni altra cosa. Queste persone non mi hanno mai convinta, benché, certo, vivano la loro vita meglio di me…Pare, a volte, che un po’ di amor proprio, di egoismo o di menefreghismo attirino la buona sorte più di quanto non facciano le virtù altruistiche…
    Ecco, perdonate la brutale sincerità, o lo sfogo…anzi, cercate di convincermi del contrario…abbiamo tutti bisogno di un buon “film” di Natale, con un romantico lieto fine 😉

    • bloggiovi ha detto:

      È molto generoso quello che scrivi, Maria Paola: non riesco a essere felice se non lo sono anche gli altri. Ed è giusta la tua critica nei confronti delle persone “schiacciasassi”, come le chiami tu, che cercano la felicità sgomitando, a scapito o addirittura a danno degli altri.
      Non credo nella felicità raggiunta in quel modo, non credo neanche in una felicità tutta esteriore. Credo che la felicità sia uno stato interiore, un sapersi “baciato dagli dei”, nel senso pieno del termine felix (non è strano che sia stato proprio Huby, Felix Huby, ad attirare ieri la mia attenzione sulla felicità?).
      La felicità perseguita nel Buthan, di cui peraltro so poco, si declina nell’ambito dei valori morali del buddismo. Credo, e tu me lo confermi, che la felicità non possa essere disgiunta da un senso morale.
      Quanto al film di Natale, lo aspetto anch’io!
      Un abbraccio, amica mia!

  2. Valeria Vegni ha detto:

    Care amiche,
    la felicità non esiste, oggettivamente parlando. E non credo che uno Stato possa farsi carico della felicità dei suoi cittadini…Magari può migliorare loro la vita, quella materiale, si intende…ma può impoverirla quando è in stato di necessità….(qua è veramente un pianto!!!).
    La felicità può esistere, forse….nella quotidianità, nella pesantezza del lavoro, in questa ruota della vita, che gira troppo velocemente……la felicità (posso scrivere la serenità, l’equilibrio?) esiste solo dentro di noi….Amutut, baadaye.

    • bloggiovi ha detto:

      Cara Vale,
      certo, credo anch’io che la felicità sia soggettiva – uno stato d’animo, un’attitudine verso la vita.
      Credo però anche che lo stato, la società possa contribuire alla felicità dei cittadini, non solo migliorando le condizioni di vita materiale, ma facendo sì che si creino le condizioni per l’adempimento di alcuni principi morali.
      Rispetto al Buthan in particolare non so in che cosa consista quest’impegno per la felicità in senso buddista. Il buddismo crede nella necessità di eliminare l’odio, il desiderio, l’ignoranza per spezzare il cerchio della reincarnazione; una delle vie da percorrere è quella della preghiera e della meditazione.
      Se penso a cosa mi rende felice, ecco: essere presente a me stessa, sentire l’affetto dei miei, dare e ricevere amicizia e amore, aiutare, ringraziare di quello che la vita ogni giorno mi offre… E’ vero, la felicità esiste dentro di noi, bisogna impararla, conquistarla, sentirla, coltivarla.
      Chi ci dà, e chi riceve, crea felicità. E questo non può farlo anche uno stato? Uno stato di uomini e donne, beninteso, forse non di politici – non tutti, certuni sicuramente no!
      A presto!
      Giovi

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