Otto dicembre – Chanukka

Oggi al tramonto inizia la celebrazione di Chanukka. Questa festa ebraica fu istituita per celebrare la liberazione del Tempio di Gerusalemme dalla monarchia seleucide, che l’aveva conquistato e sconsacrato e fu accompagnata da un miracolo. Secondo il Talmud, l’olio sacro che serviva per tenere accese le candele della menorah, il candelabro a sette bracci esposto nel tempio, era quasi esaurito, ma miracolosamente bastò per gli otto giorni necessari a produrne del nuovo.

Così, ancora oggi, Chanukka si celebra accendendo per otto giorni consecutivi, una per ogni giorno, le candele della chanukkia, il candelabro a otto bracci. La prima candela stasera.

Una chanukkia l’abbiamo anche noi in casa, e stasera vorrei accendere la prima delle otto candele. In memoria di Inge, la nostra vicina scomparsa qualche anno fa, cui volevamo bene come a una mamma.

Ingeborg, nata a Berlino negli anni Venti, aveva perso il diritto di cittadinanza tedesca nel periodo nazista quando si era sposata con Ignaz, un ebreo polacco. I racconti che abbiamo ascoltato in tante sere trascorse insieme a lei sono incredibili: la vita a Berlino prima della guerra, i locali e i divertimenti, la Berlino occupata, le persecuzioni naziste, la “liberazione” coincisa con l’ingresso dei militari russi, le violenze e gli abusi contro tante donne. La povertà, la ricostruzione, la loro azienda di confezioni, la ripresa negli anni Cinquanta, le serate, i viaggi, la vita sociale, la nascita del figlio …

Inge sapeva raccontare, sapeva ridere e sorridere. Era dolce e forte, la forza che aveva trovato nell’accogliere un uomo vissuto nei campi di sterminio, nell’abbracciare una nuova religione, nel vivere da apolide nella sua città natale. La forza che aveva mantenuto nell’assistere Ignaz, scomparso qualche anno prima di lei.

Cucinava a Boris i suoi piatti preferiti, il gulasch come lo sapeva fare anche sua mamma, la Hühnerfrikassee, e per me i Königsberger Klopse. Quando aveva bisogno di qualcosa, ce lo segnalava con una puntina da disegno rossa vicino alla porta, in modo che noi passando, suonassimo da lei. Quando partivamo per l’Italia si affacciava alla finestra per salutarci, la mano che agitava era l’ultima cosa che vedevo prima di svoltare l’angolo in direzione dell’autostrada…

L’ultima Chanukka, pochi mesi prima di morire, aveva acceso una sola candela, e poi l’aveva spenta, prima che si consumasse. Che sia di cattivo auspicio?, mi aveva chiesto. Ma, in fondo, che importa?, si era detta.

Stasera al tramonto accenderò la prima candela, e poi per ogni sera una candela in più, finché anche la nostra chanukkia alla fine risplenderà di tutte le luci del mondo.

 Khanukkah Same’akh”  חנוכה שמח, felice Chanukka!

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