Cavallo Pazzo è tornato!

“Non è come nasci, ma come muori, che rivela a quale popolo tu appartieni” (Alce Nero)

Ho appena terminato Gli spiriti non dimenticano, di Vittorio Zucconi, una biografia romanzata del guerriero e profeta Oglala Tasunka Wikto, Cavallo Pazzo (letteralmente il suo cavallo è pazzo, bizzarro, invasato), e, come c’era da aspettarselo, mi sono innamorata di lui. La Vale, cui è accaduto lo stesso, mi aveva messa in guardia. Però, innamorata non è la parola giusta. Piuttosto sono soggiogata dalla grandezza di quest’uomo, dalla sua visionarietà – cui ho già accennato altrove – dalla sua abnegazione, dalla sua fedeltà alla chiamata del Wakan Tanka, del Grande Spirito.

Ha vissuto e agito in circostanze storiche estreme, opponendosi all’ingiusto destino del suo popolo, per frenare un genocidio senza pari – ancora oggi uno scandalo per gli Stati Uniti, una pagina, anzi numerose pagine nere nella loro storia, pagine d’inganni, di espropriazioni, di sterminio delle popolazioni native e di distruzione della natura.

(foto di Gale Courey Toensing)

Nella vita di Tasunka Wikto, nelle sue azioni e nelle sue imprese, sono racchiusi insegnamenti per tutti noi.

Grandezza e umiltà, dedizione alla causa del suo popolo, rinuncia al bene personale, acume strategico di guerriero, lucidità, incorruttibilità, perseveranza e ostinazione nel perseguire la sua missione, generosità e amore per il suo popolo, rispetto degli anziani e dei capi – anche quando forse qualcuno di loro non lo meritava – sono solo alcune delle qualità che lo contraddistinguono e hanno fatto di lui una figura leggendaria.

Tasunka Wikto è ancora vivo. Come dice Colui Che Arretra, il professore Ed Starr, docente di storia dei Lakota all’Oglala College a Pine Ridge e discendente diretto di un acerrimo rivale di Tasunka Wikto, Senz’Acqua: “Il suo spirito è qui, oggi, tra noi”. (Gli spiriti non dimenticano, pag. 11)

È ancora vivo come quando, poco più che un ragazzino, dopo la distruzione del villaggio dei Sioux Brulé presso il Blue Water Creek ad opera delle giubbe blu, porta in salvo Donna Gialla e il figlio che aveva appena partorito, superstiti della strage.

E’ ancora vivo come quando, dopo la morte di Orso Che Conquista, ferito nella strage, solo e senza protezione si allontana nella prateria a digiunare, a pregare, a meditare, in cerca della visione. Una visione che gli arriverà, ma che lui terrà segreta per molti anni, fino a quando la rivelerà umilmente al padre, che lo aveva portato in ritiro ai piedi della Bear Butte, la Torre dell’Orso, per insegnargli le virtù lakota.

“Io ho già avuto la mia visione”, gli dirà. Un cavaliere uscito da un lago, un cavaliere “senza piumaggi e senza colori, vestito soltanto di una semplice camicia di pelle di daino”, con una penna di falco rosso, che farà di lui il guerriero-profeta. Un guerriero coraggioso, che preparerà le battaglie del suo popolo pregando e interrogando gli spiriti, che si sacrificherà lanciandosi in mezzo al nemico, invulnerabile, come gli aveva annunciato la sua visione, a condizione di rinunciare a qualsiasi bottino di guerra: non armi, né decorazioni dei nemici uccisi, né cavalli, tutto quello per cui i Lakota combattevano per sopravvivere.

E’ ancora vivo come quando, in una battaglia contro gli Arapaho, quando ormai per gli Oglala sembrava finita, la sua visione gli si ripresenta e lui capisce, afferra un cavallino e si precipita al galoppo verso le schiere nemiche, incolume in una pioggia di frecce fitta come le cavallette, ribaltando così le sorti della battaglia.

(foto tratta da: http://it.123rf.com/photo_10272992_holstein-baio-in-liberta-corre-al-galoppo-sul-prato.html)

E’ ancora vivo come quando, nei momenti difficili, si allontana per giorni, in solitudine, a cacciare, a meditare, a cercare una risposta per sé e per il suo popolo. Come quando si allontana per osservare il nemico, gli uomini che gli stanno rubando la terra, che stanno distruggendo la natura, sterminando i bisonti. Per osservarlo e per imparare a combatterlo.

(foto di B.P.)

E’ ancora vivo come quando, riconoscendo in un agguato tra le giubbe blu Caspar Collins, un ufficiale che aveva trascorso un anno insieme a lui e agli Oglala (ricordate Balla coi lupi?), urla disperatamente ai suoi “Non uccidetelo!”

E’ ancora vivo come quando rinuncia all’amore per Donna del Bisonte Nero: “Devo fare ciò che lo Spirito mi ha mandato sulla Terra a fare” (pag. 182). E’ ancora vivo anche come quando, molti anni dopo, si unirà umilmente a Scialle Nero, la sorella di Penna Rossa, che gli darà una figlia e resterà al suo fianco, fedele, fino alla fine.

E’ ancora vivo come quando, sempre nel rispetto degli anziani e dei capi, ammonisce i suoi a diffidare dell’uomo bianco: “Il cane che lecca una mano non vede il coltello nascosto nell’altra.” (pag. 82), e di coltelli nascosti i bianchi ne avevano più d’uno.

E’ ancora vivo come quando, mentre altri capi si erano già resi nelle riserve, lui continua a combattere per difendere le Black Hills (le Pahá Sápa, le montagne sacre al suo popolo) dall’avidità dei bianchi cercatori d’oro, e a radunare insieme a Tatanka Yotanka, Toro seduto, le diverse nazioni indiane ancora libere, Cheyenne, Arapaho, Brulé, Hunkpapa, preparandosi alla grande battaglia del Little Bighorn.

E’ ancora vivo come quando, la mattina del 25 giugno 1876, poco prima dell’attacco delle giubbe blu, nella battaglia del Little Bighorn, cavalca solo lungo tutto l’accampamento in cui si erano radunate quelle nazioni a difendere un’ultima volta il loro diritto alla libertà.

(foto di G. T. tratta da Gli spiriti non dimenticano)

E’ ancora vivo come quando, dopo tante battaglie, accetta di consegnarsi ai bianchi per salvare la vita al suo popolo, alle donne, ai bambini, ormai senza più cibo e senza più mezzi di sostentamento. Come quando sarà fatto prigioniero proprio per mano di un amico, Piccolo Grande Uomo, che, come già aveva fatto durante l’aggressione del suo rivale in amore Senz’Acqua, gli fermerà la mano e lo farà soccombere a un colpo di baionetta di una giubba blu.

Cavallo Pazzo ci insegna la pietà, l’ascolto della natura, l’entusiasmo, la fede, la preghiera. Ci insegna la ricerca della verità, al di là del mondo delle apparenze. Ci insegna il coraggio, la dedizione, la fedeltà. Ci insegna il rispetto degli anziani. Ci insegna l’umiltà. Ci insegna il sacrificio di sé.

Lo vedo davanti a me come andava in battaglia, il corpo coperto solo da un perizoma, senz’altro ornamento da guerriero che una penna di falco rosso, sul volto dipinto il segno del fulmine e sul suo cavallo baio le macchie bianche della grandine, galoppare nelle distese delle praterie, nella terra dei mille tipì, senza paura, irriducibile, invulnerabile, invincibile… “Hoka hey!”

(foto tratta da: http://it.dreamstime.com/immagine-stock-falco-rosso-ascesa-della-coda-image6533011)

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(grazie a B.P., a Gael Courey Tonsing, e agli autori delle foto ai siti sopra indicati)

“Quattro sono le virtù che fanno di un uomo un Lakota degno del suo popolo e dei suoi antenati […].

La prima virtù è il coraggio. È meglio morire sul campo di battaglia che invecchiare da vigliacchi.

La seconda virtù è la forza di carattere. Tu devi sopportare il dolore, la fatica, la fame e la sete senza mai lamentarti e devi comportarti con i tuoi fratelli e sorelle come vorresti che loro si comportassero con te.

La terza virtù è la generosità. Nessun uomo deve mangiare un boccone se sa che i suoi fratelli hanno fame. L’ultimo pezzo non deve essere per te, ma per gli altri. Meglio privarsi del proprio cavallo che vedere un fratello costretto a camminare a piedi.

La quarta virtù è la più difficile. È la saggezza. Saggezza vuol dire rinunciare al tuo piacere per il bene degli altri, vuol dire avere la forza di guidare, di essere d’esempio, di portare la pace dove c’è la rissa.” (Vittorio Zucconi, Gli spiriti non dimenticano, Milano, Mondadori, 1996, p. 103)

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3 risposte a Cavallo Pazzo è tornato!

  1. Valeria Vegni ha detto:

    “UNA VISIONE”
    Non sapevo, naturalmente, che da così tanto tempo nei pascoli del Nord Dakota non esistessero più bisonti. Ma sapevo bene, in quale triste maniera essi fossero scomparsi…. Cacciati, scuoiati, imputriditi sotto al sole.
    La settimana scorsa, però, nella prateria al tramonto ho avvistato alcuni bisonti…..sette ne ho contati, da lontano. Nel loro profilo oscuro si elevavano, sulla cima d’una collina. Più lentamente mi sono messa in marcia; solo a vederli mi sentivo rincuorata. Se ne stavano in piedi e in silenzio, là nel crepuscolo, e pacifici brucavano, nelle ombre della sera.
    (Quando più tardi, alla luce del giorno, ho cercato quegli animali, ho trovato, là dov’erano, soltanto vecchi pagliai distrutti). Elisabeth Goss, indiana Sioux, Nord Dakota

  2. bloggiovi ha detto:

    I bisonti torneranno, torneranno a brucare pacifici nel crepuscolo, torneranno a scorrazzare per le praterie, torneranno a nutrirsi della terra e a nutrire tutte le nazioni della terra, e le quattro direzioni e la terra e il cielo e il vento, e insieme a loro cammineremo sul sentiero rosso, sul sentiero dei vincitori…

  3. Pingback: Libertà vo cercando | bloggiovi

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