I confini delle realtà

Mio cugino – per essere precisi è il mio secondo cugino, ma in realtà è il primo, non solo perché è più giovane di appena due mesi, ma perché ho condiviso con lui l’infanzia e l’adolescenza, una vita insomma – mio cugino sogna. Sogna forse come tutti noi, sogna forse non più di tutti noi, ma in ogni caso presta attenzione ai suoi sogni più di tanti di noi. Li scrive, li ripensa, cerca una chiave d’interpretazione. S’interroga.

È così che in età matura, invece di parlare del più e del meno, a volte lui ed io parliamo di sogni. Sogni quotidiani, sogni rivelatori, sogni profetici, sogni visionari. Cosa sono i sogni? Cosa significano i sogni? Non mi metterò qui certo a teorizzare. Da Artemidoro a Freud, le interpretazioni dei sogni occupano un arco amplissimo della nostra cultura occidentale.

(Giorgio de Chirico, Cavalli in riva al mare, 1928, tratto dal sito http://www.mart.tn.it/gallery.jsp?hostmatch=true&area=42&ID_LINK=96&id_context=1870)

Se un tempo ero incline a seguirle, affascinata, oggi tendo piuttosto a vedere nei sogni una delle tante manifestazioni di quella che Arnold Mindell chiama la realtà non consensuale. Come le visioni, come i viaggi astrali, come le esperienze extracorporee, ma anche come i numeri immaginari, come le teorie fisiche e astrofisiche, i sogni ci mettono in contatto con una delle tante realtà impercettibili a noi, ma che occupano lo spazio là fuori. Lo spazio in cui viviamo. Lo spazio in cui muoriamo.

Ultimamente queste realtà impercettibili, invisibili a occhio nudo mi si precipitano incontro da ogni parte del mondo. Hanno nomi e provenienze diverse, parlano lingue differenti, ma sono tutte parti di uno stesso messaggio: la fisica quantistica e il credo dei nativi americani, la comunicazione telepatica e i fenomeni medianici, i messaggi da quello che ci ostiniamo a chiamare riduttivamente l’al di là (forse perché è al di là della nostra immaginazione? Non per questo meno reale); la matematica pura e la poesia, l’astrofisica e la follia, lo sciamanismo e la geobiologia, ci raccontano tutti una stessa cosa, ad ascoltarli bene. Ci dicono che esistono tante realtà. Siamo noi a distinguerle, a separarle, ad accreditarne alcune e screditarne altre, secondo le nostre misere misure mentali. Razionali. Riduttive. Ridicole.

Come scrive mio cugino, “tendiamo istintivamente a percepire [tutto] in relazione alla nostra vita terrena (…) siamo troppo soggettivisti, catalizziamo nel nostro io materiale problematiche immense che non c’entrano nulla con la nostra esistenza sulla terra, dove contingenti quanto banalissimi aspetti quotidiani non solo ci impegnano quasi totalmente, ma ci deformano la vera natura dello stato delle cose.” (Grazie, Fabrizio!)

Da dove cominciare per ricostruire l’unità? Per andare oltre i confini, oltre i limiti che stupidamente ci siamo fissati? I mondi comunicano: attraverso i sogni, la meditazione, gli stati di coscienza alterati, le visioni. Universi paralleli, in cui le dimensioni spazio temporali si dilatano e si annullano. La materia e la non materia (l’antimateria) coincidono: la materia altro non è che un concentrato di energia pura. I buchi neri e la luce sono i due volti di una stessa realtà. Cominciamo ad affidarci a questa convinzione. A fidarci.

“Cavallo Pazzo [Tashunka Witko] sapeva che il mondo in cui vivono gli uomini è solo un’ombra del mondo reale. Per entrare nel mondo reale doveva sognare e quando vi si trovava ogni cosa sembrava ondeggiare o saltare: questo avveniva perché si chiamava Cavallo Pazzo” (Dee Brown, Seppellite il mio cuore a Wounded Knee, p. 305).

Arnold Mindell, nel suo libro eccezionale che coniuga fisica quantistica, matematica e psicanalisi (Quantum mind, ll codice nascosto della coscienza), ci propone di amplificare i sogni che facciamo, di tuffarvici dentro, come in una meditazione, di lasciarci permeare dalle immagini, dalle voci, dalle percezioni. Una via simile la percorrono i nativi americani, quando si ritirano nella natura alla ricerca della visione. Due, tre, quattro giorni nella prateria, nel deserto, in un canyon, senza mangiare e senza bere, accompagnati dallo spirito di un uomo medicina, a cercare il proprio sé. I loro testi narrano di uomini che si trasformano in animali per poi tornare uomini. E Cristo cos’ha fatto, quaranta giorni nel deserto? Lo sappiamo noi? (Su Cristo ti risponderò in un altro post, Fabrizio!)

Sogniamo allora e crediamoci nei nostri sogni, ascoltiamo le presenze invisibili accanto a noi e parliamo con loro. Andiamo, se non proprio nel deserto, nella natura. Abbracciamo un albero e aspettiamo. O stendiamoci su una pietra e ascoltiamo. Lasciamoci avvicinare da una lucertola, da un passero, da uno scoiattolo, da un insetto o da quello che ci verrà incontro. Anche un filo d’erba può insegnarci qualcosa. Tacciamo e congiungiamoci con la coscienza universale.

Un’altra via viene dalla scienza. La fisica quantistica ci dice che la materia è fatta d’energia, che materia e antimateria coincidono e s’influenzano vicendevolmente. Impariamo a fare breccia in questo muro da noi innalzato tra corpo e mente, tra materia e spirito. Basta una lama sottile, come nella trilogia fantastica di Philipp Pullman, per aprire un varco verso un altro mondo.

La fisica quantistica trova tante applicazioni. Nella medicina, oltre a strumenti diagnostici vari, ha generato – o bisognerebbe dire ritrovato – la matrice. Matrix, che si basa su questo principio, cura attraverso l’energia dei campi morfici. Lo sperimento tutti i giorni. Con un medico vero, Tanja Lindner, una donna che ha avuto il coraggio di superare il confine e integra medicina tradizionale e medicine alternative. Si può trattare tutto con Matrix: dal mal di schiena ai disagi psicologici, dalle dipendenze al diabete.

Che differenza c’è tra Matrix e i metodi degli uomini medicina indiani che curano con le penne d’aquila, con il peyote e con i canti? O gli sciamani? Ricordo come se fosse oggi lo stupore con cui due anni fa al Musée du Quai Branly Boris ed io guardavamo un video in cui uno sciamano africano curava un paziente in modo assai simile alla kinesiologia.

La matrice non si vede. Le onde quantiche non si vedono. Però esistono. Una realtà non consensuale?

Nel film Epos dei ascolto un’intervista con un fisico tedesco, il professor Claus Turtur, che parla della libera energia, o energia dello spazio. Secondo Turtur solo il 5% dell’universo è composto da materia visibile, la maggior parte è invisibile: „Nello spazio intorno a noi, in questa stessa stanza ci sono particelle elementari invisibili e perciò energie libere in forme così varie, che non possiamo immaginarle.“ (Che queste energie potrebbero essere utilizzate come fonte alternativa, mi pare in questo contesto un dettaglio secondario.) (La citazione è tratta da questo sito).

Tra i libri che Boris tiene impilati accanto al letto (e sono tanti!) ne ho scoperto l’altro giorno uno con testimonianze di spiriti guida. Angeli? Come faccio spesso con i suoi libri, me ne sono impadronita. L’autrice, dopo anni d’esperienza di contatti e aiuti con energie spirituali, riporta il contenuto di alcune comunicazioni ricevute. In quella che sto leggendo ora si parla dell’importanza della parola: “La parola (il Verbo?) è energia, è forza. La parola emette vibrazioni, estende la sua energia fino all’infinito. Per questo pensa bene a quello che dici. (…) Pensaci bene quando preghi. (…) Recitare meccanicamente delle preghiere non fa nessun effetto. Una preghiera fa effetto solo se è profondamente sentita nel cuore.”

L’unico modo per contribuire a una realtà che è fatta di tutte le realtà, che accoglie in sé gli estremi, è pensarla, immaginarla, sognarla, nominarla. Aprirle il cuore e le braccia. A volo d’aquila!

(le foto sono di Boris P. e Giovanna T.)

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7 risposte a I confini delle realtà

  1. Daniela ha detto:

    Sono ritornata al nostro pomeriggio al mare, al nostro dialogo, al nostro “sentirci”. Mi piacerebbe conoscere meglio Matrix. un abbraccio Daniela

    • bloggiovi ha detto:

      Grazie Daniela,
      anch’io ripenso al nostro incontro estivo, con grande gioia e senso di pienezza!
      Per conoscere Matrix ti posso consigliare un libro di Richard Bartlett, Matrix energetics. Generare cambiamenti immediati e miracolosi. Se vuoi puoi anche uardare sul loro sito e sulla loro pagina facebook, ma è tutto in inglese. In alternativa ci possiamo sentire una sera su skype e ti racconto un po’ quello che so!
      Un abbraccio anche a te
      Giovanna

  2. Carla ha detto:

    Giovi ho letto le prime tre righe e mi sono fermata perchè stanotte ti ho sognata. Un sogno intenso e molto realistico. Eravamo io te e Boris e badavamo la culla di una bimba. ……. E tu adesso scrivi dei sogni ??? ma in che realtà ci incontriamo io e te ? un abbraccio esterrefatto Carla

  3. bloggiovi ha detto:

    Carissima Carla,
    spledido il tuo sogno, intenso e creativo! Chissà chi si cela in quella culla! Tu sogni, io scrivo di sogni, io sogno, tu scrivi a me. La coincidenza è geniale. Evidentemente ci incontriamo in tanti mondi, ognuno più bello dell’altro!
    A presto, anche nel mondo “reale”, mi farò sentire, vedrai!
    Un abbraccio
    giovi

  4. Valeria Vegni ha detto:

    “Qualcosa dovrebbe accadere oggi. Se ancora mi rimane un poco di potere, gli esseri del tuono dell’ovest dovrebbero udirmi quando manderò una voce, e ci dovrebbe essere almeno qualche tuono e un poco di pioggia”…….”Proprio su quella roccia mi trovavo nella mia visione, ma il cerchio del mondo intorno a me era diverso, perchè ciò che vedevo era nello spirito”. “Hey a a hey! Hey a a Hey! Avo, Grande Spirito, ancora una volta, guardami sulla terra e chinati per udire la mia debole voce:….Tu mi hai detto, quando ero ancora giovane e potevo sperare, che se mi trovavo in difficoltà dovevo mandarti una voce, quattro volte, una per ogni quadrante della terra, e tu mi avresti ascoltato……Oggi ti mando una voce per un popolo preso dalla disperazione”…..Alcune nuvole si radunarono intorno a lui e una pioggerella fredda cominciò a cadere, e ci fu qualche tuono sordo, attutito senza lampi….pochi minuti dopo il cielo era tornato sereno. (John G. Neihardt – Alce Nero parla)

    • bloggiovi ha detto:

      Alce Nero, un grande di cui abbiamo visto l’umile dimora:

      “Ho curato gli uomini con il potere che passo’ attraverso di me. Certamente, non fui io a curare, ma il potere del mondo divino, le visioni e le cerimonie mi fecero strumento attraverso il quale il potere giunse fino agli uomini”

      “Allora, io ero la’, sulla piu’ alta delle montagne, e tutto intorno a me c’era l’intero cerchio del mondo. E mentre ero la’, vidi piu’ di cio’ che posso dire e capii piu’ di quanto vidi; perche’ stavo guardando in maniera sacra la forma spirituale di ogni cosa, e la forma di tutte le cose che, tutte insieme, sono un solo essere.

      E io dico che il sacro cerchio del mio popolo era uno dei tanti che formarono un unico grande cerchio, largo come la luce del giorno e delle stelle, e nel centro crebbe un albero fiorito a riparo di tutti i figli di un’unica madre e di un unico padre.

      E io vidi che era sacro…

      Grazie Vale!

      Ti aggiungo un link a un blog che ho trovato sulla cultura dei nativi americani: http://pif64rebecca.wordpress.com/2011/04/14/lagrandevisionedialceero/

      Grazie Pilamaya. e a presto, badaye!

      E il centro del mondo e’ dovunque.”

  5. Pingback: Dreamtime | bloggiovi

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