Tre donne intorno al cor

“Tre donne intorno al cor mi son venute”: con questo verso, l’incipit di una famosa canzone di Dante, Boris potrebbe sintetizzare la compagnia del suo viaggio negli Stati Uniti – una compagnia, credo d’interpretare il suo pensiero, che ha gradito (non tutti devono sottoscrivere il “…peccato per la compagnia!” di uno dei nostri amici in viaggio!).

Perché il mio parlare sia piano, le tre donne in questione erano la moglie, l’amica della moglie, da lui definita nei primi dei molti chilometri percorsi in macchina “una Geena Davis dalla risata rauca”, e la figlia dell’amica della moglie (no, non è il titolo di un film di Rohmer…), la nuca spruzzata di capelli rossi. Una costellazione potenzialmente esplosiva, giacché si tratta di tre Scorpioni, tre dei migliori esemplari, con tutte le caratteristiche del caso. Tre donne intorno al cor, tre Scorpioni e un Pesci, tre italiane e un tedesco. Insomma…

Gliel’avevamo chiesto, prima di partire: sei d’accordo? Ti va bene? Sei sicuro? Ma sei proprio sicuro?(quest’ultima domanda gliel’ha fatta la Vale, che notoriamente chiede le cose più d’una volta, anzi talora aggiunge: ma sei proprio sicuro sicuro?). Era sicuro.

Infatti è andato tutto molto bene, a dispetto di quanti, prima del viaggio, esclamavano, a seconda del punto di vista: “Povero Boris!” o “Povera Nico!” (secondo il Pedro, infatti le mine vaganti siamo noi!). Un quartetto molto affiatato, e che garantiva anche, secondo le necessità, differenti combinazioni di “sfiato” nei rari casi in cui la temperatura saliva minacciosamente verso i 100 gradi Fahrenheit (che sarebbero, Vale? Qual era il coefficiente?): Boris e la Vale; la Nico ed io; la Vale, la Nico ed io; Boris e la Nico; Boris, la Vale ed io…

Boris e le (sue) tre donne hanno dato nell’occhio fin dall’inizio del viaggio:  all’aeroporto di Philadelphia un aeroportuale nero viene in soccorso di Boris e della Nico con un carrellino bagagli visto che non eravamo riusciti a sganciare il nostro e ci rivolge un sorriso larghissimo e un “You break my heart!”. Per amore di verità, la nostra testa d’ariete nel fare breccia dei cuori degli americani è stata la Nico – e anche nel cuore di qualche europeo, me lo permetti Nico?

E ancora, come dimenticare il guardiano all’uscita del parcheggio dell’aeroporto di Denver?  Venuto a sapere che siamo diretti anche a Pine Ridge per volunteering, ci abbraccia tutti col cuore e sollevando la sbarra ci apre le porte della città: “You are my brother and sisters, forever!”

Tre donne e un uomo, noi quattro: una costellazione partita con i migliori auspici, un sistema complesso composto da diversi elementi, che sa però creare un equilibrio a partire dal disequilibrio: un organismo vivente (vedi la teoria della complessità di Edgar Morin).

Con queste tre donne, o meglio insieme a queste tre donne e per queste tre donne Boris nei venti giorni del nostro viaggio ha fatto di tutto: ha guidato per noi (3.381 miglia, quant’è in chilometri, Vale?), ha girato con noi per città e per parchi nazionali, ha dormito con noi (tante sere le abbiamo passate in camera da quattro, senza incidenti, almeno che io sappia!), ha fatto acquisti con noi (e senza di noi!), ha lavorato con noi a Re-member e ha partecipato (a volte senza di noi) a Wisdom of the Elders e a Roses and Thorns…

Ha rispettato (sopportato?) le nostre esigenze fermandosi per il mio “Mi scappa già la pipì!” dopo un quarto d’ora ch’eravamo in macchina, aspettando che la Vale finisse la sua sigaretta, facendo marcia indietro perché la Nico potesse fotografare l’ennesimo cartello dello stato in cui entravamo. Ci ha regalato momenti travolgenti con uno dei tanti CD da lui acquistati (21 per la cronaca), “Sacred Spirit”, ascoltarlo in viaggio sulle Highway dello Utah, del Wyoming, del South Dakota, il ricordo mi dà ancora i brividi…

Il bello di viaggiare con tre donne intorno al cor è che, se le donne non sanno decidersi (“per me va bene tutto”, dice la Vale), allora può decidere lui, che parcheggio prendere, in che steak haus (pronuncia: sticaus) cenare, se fare un’altra deviazione per vedere qualcosa in più: “Boris, decidi tu, sei tu che guidi!”

Certo, qualche decisione è stata forse di troppo:

Nico: “Sono andati a masterizzare un CD!

Vale: “COOOSSSAAA? Questa ha le palle!” Erano le cinque del pomeriggio, ci trovavamo ad Afton, Wyoming, eravamo partiti da Bryce Canyon alle otto di mattina e ci restavano ancora circa 300 miglia per arrivare a Yellowstone. Boris si era fermato in un negozio d’artigianato indiano a chiedere ed era stato gentilmente invitato dalla proprietaria a tornare indietro di pochi metri, suo marito, gestore di una piccola pasticceria, gliel’avrebbe senz’altro masterizzato. Mentre Boris chiacchierava con l’attempato signore inglese che gli stava masterizzando il CD, fondatore di una nuova religione, io ero con lui, più che altro per cercare di porgli un limite. La Nico, che ci aveva raggiunti e ne aveva approfittato per comprare una bella collana viola, si sente rivolgere la parola dal signore inglese: “Are you with them?” le chiede, indicando noi. “Yes!” risponde lei con un sorriso (era uno dei rari giorni in cui non soffriva di un mal di qualche cosa) “I’m sorry for you!” “Me too!” (ma Nico, di’ la verità, non dicevi sul serio!)

Un paio d’ore più tardi, dopo aver appena saputo che da Jackson Hole, dove ci trovavamo, c’erano ancora 3-4 ore di strada per arrivare a Canyon Lodge, nella zona nord di Yellowstone, dove avremmo dormito, eravamo appena ripartiti che Boris ha sentito l’impellente necessità di fotografare un tramonto al limitare della cittadina, le montagne del Teton National Park all’orizzonte. Sento ancora la voce della Vale, un brontolio sommerso: “Siamo già fermi!” (non credo neanche che ne abbia approfittato per scendere e fumare una sigaretta…).

Tre donne intorno al cor: in quanto moglie, io ero sicuramente la più arrendevole, seguita forse dalla Vale. La Nico invece no, ancora giovane e indomita, come deve essere, spettatrice incredula dell’unico vero temporale, abbattutosi, come ho già avuto modo di dire, sulla Monument Valley e che ci ha lasciato attonite per due ore circa, sulla terrazza del Monument View Hotel, con la chiave di riserva della macchina – finalmente avrei potuto guidare io – che non funzionava – no, non avrei mai guidato in quel viaggio!

A Pine Ridge, per la prima volta dopo due settimane ci siamo infine integrati in un’altra compagnia, i volontari e lo staff di Re-memeber. Veniamo assegnati a gruppi di lavoro. Boris – c’era da chiederselo? – si ritrova con altre tre donne: Strange Bird, Olivia e l’elfo (ingrassato).

Durante la settimana a Pine Ridge le dinamiche si modificano, data la presenza dei volontari, dell’Erika e di alcuni ragazzi dello staff, date le giornate di lavoro e gli incontri con i Lakota. Alla partenza da Pine Ridge però il gruppo si ricostituisce e torna organismo vivente. L’ultima sera in albergo ci vede riuniti in una stanza da quattro a suggellare il patto silenzioso di questo viaggio.

Rientrati a Berlino, la prima sera Boris e io passeggiamo sulla Kudamm, ancora frastornati, in attesa di un cinema. Incontriamo Ute e la sua amica Inka, che si uniscono a noi. Seduti sulle poltrone rosse del Cinema Paris, in attesa che il film abbia inizio, guardo Boris accanto a me, ancora una volta con tre donne. Insomma, come direbbe lui stesso: “Non c’è da credere!”

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(le foto sono di Nicoletta M., Boris P., Giovanna T. e Valeria V.)

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4 risposte a Tre donne intorno al cor

  1. Valeria Vegni ha detto:

    Non c’è da credere, Giovy!….Ma cosa vuol dire “una Geena Davis “?….. E mi raccomando, cerca di ricordare sempre dove metti le cose….”scrittore senza carta” compreso!

    • bloggiovi ha detto:

      Scusa, Vale, come sempre con le tue domande mi fai notare quello che non va. Volevo dire Geena Rowlands, un’attrice americana famosissima, che ha girato un sacco di film con John Cassavetes, suo marito. Qui un link a qualche foto: http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Gena_Rowlands?uselang=it.
      Quanto a dove metto le cose, come sai, m’incasino spesso. Anche con le foto sono incasinata, tanto che trovo foto mie nella cartella delle tue foto (com’è possibile?) e alla fine ho messo che le foto sono di tutti noi perché non so più chi ha scattato quale foto!
      In compenso ho già in mente su cosa scriverò il prossimo frammento di diario di viaggio! Eheheh!
      A presto
      Giovi

  2. Boris ha detto:

    Non ho mai detto – e néanche pensato “Geena Davis”, ma: Gena Rowlands!!!!!!! Boris

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