Archi e aquile

„Vago

in alto nel cielo,

al mio fianco

un uccello.”

(Canto di un Chippewa, tratto da K. Recheis e C Bydlinski, Amicizia con la terra. La via degli Indiani d’America, Edizioni il punto d’incontro, 2008)

(foto: Valeria V. e Nicoletta M.)

Descrivere quello che ho visto durante i 20 giorni del nostro viaggio negli Stati Uniti non è facile. Come diceva Boris al mio babbo l’altro ieri, le foto non bastano, neanche le parole, bisogna “sentirlo nel cuore”. Perciò tenterò di esprimere solo un po’ di quello che ho provato in alcuni dei luoghi che abbiamo visitato, di fronte agli spettacoli naturali che abbiamo potuto ammirare: Arches National Park, Canyonland National Park, Monument Valley, Grand Canyon, Falstaff National Park, Bryce Canyon, Yellowstone National Park, per poi arrivare a Badlands, nella riserva di Pine Ridge, in South Dakota. Oggi mi limiterò a qualche impressione.

(foto: Valeria V. e Nicoletta M.)

Il primo soffio al cuore l’ho sentito ad Arches National Park, montagne di rocce rosse nelle quali il vento e la pioggia hanno scavato innumerevoli archi naturali: The Windows, Sand Dune Arch, Turret Arch, Double Arch, i nomi ne rivelano forme e fascino. Nel sentiero che ci avrebbe portato di fronte a Delicate Arch, Boris ed io c’eravamo fermati a riposare su un letto obliquo di rocce, quando la Vale e la Nico ci hanno chiamato, invitandoci a continuare. Una volta arrivati, ci si apre davanti una vista inimmaginabile: uno strapiombo altissimo, su cui si erge una torre di pietra rossa, di fronte a noi il Delicate Arch contro l’orizzonte. Il sole, che nell’ultima ora si era nascosto dietro nuvole cariche di pioggia, torna a splendere e ci regala un tramonto che non dimenticherò. Mi colgono sgomento, meraviglia, gratitudine, un senso del sacro mai provato. Vorrei stendermi su questa roccia e abbracciarla. Vorrei lasciarmi abbracciare, proteggere, rassicurare. Vorrei aderirle addosso. Vorrei volare, come i corvi e i falchi che di tanto in tanto scorgiamo. Apro le braccia a V e a malapena mi trattengo dal gridare.

(foto: Boris P.)

Vorrei essere un’aquila. Tra gli uccelli segnalati a Canyonland, che visitiamo il giorno seguente, ci sono una snow eagle e una golden eagle. Nella foto sulla guida quest’ultima dispiega alte le ali e ampia la coda: sembra un angelo. Mentre da un punto panoramico sovrastiamo Island in the Sky, una distesa di plateau, di canyon e di montagne rosse, vicino al punto dove è stata girata la scena finale di Thelma e Louise, quella in cui le due amiche scelgono il volo verso la libertà estrema, m’immagino come sarebbe librarmi su questi spazi. La solidità della roccia, la sua fermezza, la sua forza; la libertà dell’aquila, la sua mobilità, la sua leggerezza: tra questi due estremi mi muovo, da questi due estremi vorrei nutrirmi.

(http://www.thewallpapers.org/tag/eagle)

Io però non sono roccia, né aquila, lo prova il mio disorientamento alla burrasca che mi coglie il giorno successivo. Dopo un temporale meridiano, con tuoni e fulmini tutti scaricatisi sul mio capo, e un vento così forte che sparpaglia banconote di dollari dappertutto, rimango esposta, ferita, turbata. Dissestata, come la strada sterrata che percorriamo alla Monument Valley. Solo più tardi, nel pomeriggio, mi verrà rivelata nella caverna l’aquila magica, come ho già detto altrove, e allora resterò senza fiato, quasi stordita ad ammirarla. Ad assimilarla.

(foto: Valeria V. e Nicoletta M.)

La mattina seguente, mi alzo per vedere l’alba. Sono sola, gli altri dormono ancora, il temporale sembra passato, ma ha lasciato le sue tracce. Dal mio punto d’osservazione, seduta su una roccia, osservo l’alone rosso del sole estendersi sempre più e colorare le montagne di un mattone ancora più intenso. Nel cielo due rapaci (falchi? aquile?) volteggiano alti, insieme, anche se distanti. Disegnano dei grandi cerchi, a tratti si allontanano, planano, sembrano quasi separarsi, prendere ciascuno una sua direzione, ma finiscono per riavvicinarsi e volare insieme. Con un movimento a spirale si allontanano, a esplorare le plaghe del cielo. Li prendo come esempio, come risorsa, per quel giorno, per sempre. Il viaggio continua.

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Grazie a: Boris, Nicoletta, Valeria e ai siti

http://www.thewallpapers.org/tag/eagle e

http://animaldiscovery-chanel.blogspot.de/2011/06/golden-eagle-bird-populations-winter-in.html

PS. Ecco una foto che può dare un’idea di quello che sentivo guardando i due rapaci volare insieme, alti nel cielo…

(pubblicata da Native American Culture su facebook:
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=423022537734501&set=a.119587268078031.8280.119586531411438&type=1&theater)

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2 risposte a Archi e aquile

  1. Maria Paola Giorgini ha detto:

    Tu la libertà dell’aquila l’hai sempre avuta, mia cara amica, ma che senso di eternità riescono a trasmettere la tua descrizione degli archi, della roccia e della terra e le vostre splendide foto! Leggendoti, è un po’ come se fossi stata lì con voi e, chissà, forse mi sarei svegliata anch’io prima dell’alba mozzafiato, forse avrei guardato anch’io i rapaci in volo con te…

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