Chi ha tempo

In questi giorni sto leggendo un libro, Il pane e lo zen, di Bernard Glassman e Rick Fields, che racchiude per me grandi insegnamenti.

Il libro l’ho scoperto qualche settimana fa, a casa della Vale. Ero a dormire da lei, assieme alla Rita, come spesso facciamo quando vado a Forlì. Momenti insostituibili che nutrono la nostra amicizia dai tempi dei nostri sedici anni, in cui insieme al pasto serale condividiamo racconti, incertezze, domande, affetti e ancora racconti, finché non scivoliamo nel sonno – io regolarmente prima delle altre. Ma di questo parlerò in un’altra occasione.

Il libro era in cima a una pila sul comò della Vale, e mi occhieggiava, la copertina celeste in mezzo ai toni terra bruciata e marroni della camera da letto.

–          Bello, Vale, dove l’hai preso?

–          Ma è il mio, dice la Rita, ecco dov’era finito!

L’aveva comprato in un periodo in cui lei faceva il pane e Stefano si interessava allo zen, e le era piaciuto molto: ricette per cucinare la vita.

(foto: Giovanna T.)

Un ingegnere spaziale divenuto monaco zen e fondatore di un panificio, il panificio Greyston a Yonkers, intorno al quale ha creato una serie d’iniziative per i senzatetto e i disoccupati della zona. Tra le tante riflessioni ed esperienze che condivide, oggi vorrei soffermarmi su due in particolare.

L’ingrediente più importante

L’ingrediente più importante nella nostra vita siamo noi. La nostra identità. Quando fondarono il panificio, Glassman e i suoi colleghi decisero di rivelare la loro identità e lo chiamarono “Panificio Greyston: i mezzi di sostentamento della comunità zen di New York”. Una scelta coraggiosa, che andava contro i consigli dei consulenti di marketing. E che invece si rivelò vincente.

“È sempre meglio essere sinceri sulla nostra identità ed essere franchi su ciò che si sta facendo. Se la gente si sente a disagio, ecco una meravigliosa opportunità di comunicare e lavorare con gli altri per diminuire le loro paure”. (pagna 68)

Facile a dirsi, meno facile a farsi, soprattutto se non abbiamo ben chiara la nostra identità. E chi può dire di averla chiara? Quante volte ci perdiamo nel fitto bosco degli uno, nessuno e centomila che siamo? Come fare chiarezza?

Fare l’inventario di noi stessi, riconoscere le nostre caratteristiche, lasciare andare e accettarle, considerarle come ingredienti, anziché come problemi da risolvere, può essere un modo. Agire, ed essere presenti a se stessi, può essere un altro. Perdonare e comunicare, comprendere e compatire, un altro ancora. Ricordo ancora il tono mite e sommesso di mia nonna quando diceva “Bisogna compatire”, e lo intendeva nel senso etimologico del termine, sentire insieme, accogliere e accettare l’altro e le sue debolezze, che è poi tutt’uno con noi e le nostre debolezze. Allora mi arrabbiavo con mia nonna, ero giovane, focosa, e inesperta, mi scontravo con lei, la facevo anche piangere. Solo più tardi ho compreso il valore di quell’insegnamento.

Il tempo

“Tempo e denaro sono entrambi elementi essenziali del banchetto della vita. (…) Tempo e denaro sono molto simili (…): la gente dice sempre di non averne abbastanza.” (pagina 70)

Proprio pochi giorni fa una giovane amica mi manifestava la sua confusione e il suo senso di inadeguatezza di fronte a tutto quello che vorrebbe realizzare nella vita: essere una brava compagna, una buona madre, un’ottima professionista, una donna colta e aperta, impegnata socialmente, sportiva, avventurosa, una cuoca sopraffina.  Chi non conosce questi desideri, e il senso di sopraffazione di fronte all’impossibilità di realizzare tutto?

“(…) se pensiamo di fare tutto, o se ci preoccupiamo troppo delle cose che non riusciamo a fare, finiremo sempre per non avere abbastanza tempo. “ (pagina 70)

Qual è allora il segreto per avere tempo? Gli autori propongono due soluzioni.

Uno: più tempo si dona, più se ne ha a disposizione.

Due: chiudere ”la spaccatura tra ciò che vogliamo fare e ciò che stiamo effettivamente facendo, tra ciò che avremmo voluto avere e ciò che abbiamo. A causa di tale divisione subiamo una perdita di tempo e di energia, e in effetti è una perdita che ci logora. Poiché la mente vuole fare qualcosa di diverso da ciò che sta accadendo, crea l’illusione che non ci sia abbastanza tempo, o che il tempo stia sfuggendo.

Una volta eliminata la frattura tra le nostre aspettative e ciò che stiamo facendo, le nostre energie sono dirette univocamente a ciò che stiamo facendo in quel preciso istante. Non stiamo più sprecando energie su ciò che pensiamo di dover fare. A quel punto, improvvisamente, la nozione del tempo scompare.” (pagina 72).

Ci ho provato. Nel mio piccolo, ci ho provato. Ieri, andando all’università in bicicletta, pedalavo e pedalavo. Non pensavo a quello che mi aspettava quando sarei arrivata, pedalavo e basta. Inspiravo il profumo di questa primavera improvvisamente esplosa a Berlino, mi annegavo nel verde di un parchetto a fianco della Schorlemerallee, nell’ombra dei platani della Otto-von-Simpson-strasse a Dahlem.

(foto: Boris P.)

Stamattina in piscina ho nuotato con libertà, non pensando a quante vasche avrei ancora voluto o dovuto fare, ma assaporando il movimento vasca per vasca.

Tornata a casa mi sono messa a scrivere, la mente tutta presa dalle parole, le dita sulla tastiera, mentre fuori cinguettano dei passerotti, qualche cornacchia gracchia e le tortore tacciono. Domenica pomeriggio a Berlino.

(foto Boris P.)

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9 risposte a Chi ha tempo

  1. stefano ha detto:

    benvenuta nel magico, concreto e quotidiano mondo zen: non vi sono parole per dirlo. Uno quando c’è lo sa. Ciao

    • bloggiovi ha detto:

      Grazie Stefano!
      Non che sia sempre così facile, però. Stamattina ho ripetuto l’esercizio in bicicletta con risultati alterni. Ma è una piccola, grande scoperta e una conquista istante per istante!

      A presto!

      • stefano ha detto:

        Ci sono anche piccoli trucchi:
        se lo cerchi intenzionalmente, lo perdi; se non lo cerchi intenzionalmente (magari guardando con la coda dell’occhio se arriva), non si manifesta proprio. Ottenere lo stato zen, anche per poco, è come cercare la relazione con un bambino autistico o un gatto particolarmente dotato.. (provare per credere).
        Quindi: ripetere senza stancarsi mai l’ esercizio diuturno, senza porsi aspettative. La sorpresa è inaspettata e dietro l’angolo.
        Auguri

      • bloggiovi ha detto:

        Grazie di questi consigli. Ci proverò!
        🙂

  2. ritasili ha detto:

    Acquistato per curiosità, questo libro è diventato un aiuto importante in un momento particolare della mia vita. A me era stato utile l’esercizio del’inventario di noi stessi.
    Era da un po’ che lo cercavo per rileggere alcuni passaggi, non ricordavo più di averlo prestato alla Vale. È stata una curiosa coincidenza l’averlo ritrovato proprio in una delle nostre serate.
    Da tenere sul comodino, leggere un po’ per volta

    • bloggiovi ha detto:

      Grazie a te, Rita! È vero, certi libri ci capitano fra le mani proprio nel momento in cui ne abbiamo bisogno, non è straordinario?
      Bello che tu l’abbia ritrovato grazie alla nostra seratina insieme!
      Anch’io leggo il libro a poco a poco e lo rileggerò senz’altro più volte.
      Sono molto curiosa di sapere cosa hai sottolineato tu!
      Un abbraccio
      Giovi

  3. valeria vegni ha detto:

    Grazie a Rita l’ho letto tanti anni fa, poi l’ho tenuto sul comò per tanti anni (è riuscito a sopravvivere anche a un trasloco)….pur sapendo che era solo in prestito…..”il pane e lo zen” “umiltà e serenità”, nulla pretendendo….a presto, amiche mie.

    • bloggiovi ha detto:

      Bello anche questo tuo commento Vale. Questo libro in prestito è una delle tante cose che ci uniscono, un altro disegno nella tela che stiamo tessendo! Ognuna di noi, a modo suo, eppure insieme!

  4. Pingback: Una stanza tutta per sé | bloggiovi

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