Anabasi e catabasi

(Dall’angolo di Tita Olivia)

La scena: un’aula di ginnasio l’ultima a destra al secondo piano, quattro, anzi cinque file di banchi doppi fronteggiati da una cattedra lignea modello inizio secolo, sostenuta da una predella (ebbene sì, una predella), anch’essa lignea. A destra dell’ingresso una lavagna d’ardesia double face, grazie a un perno estraibile – meccanismo ampiamente sfruttato al liceo per fare scherzi a un altro professore, che si lanciava con impeto a tracciare segni indecifrabili al nostro indirizzo… – una lavagna, dicevo e, al muro, accanto alla finestra, un armadietto a due ante, nel quale il professore di italiano-latino-greco-storia-geografia riponeva i suoi strumenti di lavoro, libri, caramelle e forse anche i compiti, chissà. Sulla cattedra, la sua cartella di cuoio.

(foto: http://www.dolonne.com/phpsite/static/pg9.html)

Personaggi (e interpreti): lui, il professore dal nome di belva, e noi (28 giovani che se ne giàn baldánzosi, come già descritto altrove). Ecco alcune chicche, un florilegio in stile misto.

 Ora di greco. Il professore ci fa leggere a turno ad alta voce. È il turno di C.

C. (scandendo forte) – καί

Professore: – Perché leggi caì?

C. – Perché c’è l’accento sulla “i”!

(Il professore rotea gli occhi ed emette uno sbuffo stile locomotiva a vapore)

 – α β γ –

Premessa: in storia e geografia i compiti consistevano nell’imparare a memoria una certa pagina del libro, o anche due, a seconda. Gli interrogati andavano alla cattedra e dovevano sciorinarla parola per parola, il professore seguiva attentamente sul libro facendo scivolare il dito lungo le righe. Gli altri, tacevano.

 Ora di storia. La Maria Paola, interrogata, comincia a recitare la pagina imparata. Il professore fa per seguire sul libro ma resta interdetto: non è la pagina giusta.

Professore: – Ma non è questa la pagina!

MP: – Professore, ma io ero assente, mi sono fatta dare il compito…

Professore: – E chi te l’ha dato?

MP. (segnando col dito la sua compagna di banco): – Lei!

E la sua compagna di banco, la Vale, che era stata interrogata la volta precedente, viene chiamata alla cattedra.

Risultato: scena muta. Al posto.

La classe ammutolisce. Il professore traccia un voto sul registro. La conferma viene da un compagno:

E. – Era proprio uno zero! Gliel’ho visto riflesso sugli occhiali!

A distanza trentennale la Vale rievoca l’episodio sussultando, ridendo e piangendo allo stesso tempo come fa lei, e aggiunge: “La Maria Paola, non gliela perdonerò mai!”

 Ora di geografia. A., che era stato interrogato la volta precedente, si guarda intorno spensierato. Il professore, che si era sbagliato riga nel mettere il voto sul registro, chiama proprio lui. A. china il capo, meno spensierato, e si avvia al patibolo.

Il libro aperto, il dito pronto, il professore aspetta che A. gli sciorini in ordine i prodotti dell’Uruguay. A. prende tempo e cerca di andare sul sicuro: grano, mais, canna da zucchero, allevamento di bovini… Poi si guarda intorno disperato…

– α β γ –

Alla fine di ogni giornata, il professore si avviava con passo fermo e ben preciso a riporre i libri nell’armadietto a muro. Scendeva dalla cattedra già pronto, il braccio destro teso, la chiave brandita ben diritta in direzione della serratura, e percorreva così, marzialmente, i sette passi che lo separavano dall’armadietto. I nostri occhi lo seguivano attenti, nella muta speranza che un giorno, finalmente, sbagliasse la mira…

 – α β γ –

Lo storico C. Magni, già menzionato, strappava dal libro di sintassi latina – in quarta ginnasio era la sintassi dei casi, il libro era Domina gentium, dalla copertina bianca e verdina – le lezioni già trattate. Di settimana in settimana il libro si assottigliava sempre più. Così portava meno peso, diceva lui. Ma, come faceva se doveva ripassare qualcosa indietro? Non ripassava, mi rispose una volta. Non dimenticherò mai quei fogli mutilati, in prima pagina la sintassi dell’ablativo…

– α β γ –

Intermezzo atletico: le ore di latino erano appunto scandite da frasi tratte da Domina Gentium. Chi finiva primo di tradurle andava alla lavagna a scriverne la traduzione. Due dei nostri compagni, che le avevano già tradotte tutte alle medie, avevano fatto di quest’attività un esercizio di atletica. Non avevamo ancora reperito il soggetto che loro scattavano dal banco e in due balzi – gambe lunghe e allenate – erano già alla lavagna, sogghignanti. Noi, muti, trascrivevamo.

 – α β γ –

Cartine. Finite le brevi interrogazioni, le ore di storia e di geografia venivano dedicate all’elaborazione attenta di cartine: la Grecia prima della battaglia di Salamina, il Peloponneso, l’Asia minore, l’America, le Americhe, l’Africa. Io, che non sapevo disegnare, sfruttavo le risorse della mia compagna di banco, la Rita, che mi forniva cartine già pronte da ricalcare. Un giorno, sorpresa a chiacchierare – la nostra parola preferita, di me e la Rita, anzi la sua, era FRA-GO-LA, ben scandita (piccolo intermezzo in rima) – vengo chiamata alla lavagna, a disegnare … l’Asia. Non vi dico l’imbarazzo e la fatica, tracciare una linea, cancellarla, aggiustarla, riprovarci, cercare di tracciare i contorni era difficile, restituire i rapporti tra le dimensioni impossibile. Alla fine viene fuori una cosa tutta per il lungo, irriconoscibile. Il professore si sporge dalla cattedra, si toglie gli occhiali: “Tassinari, cos’è quella cosa OBLUNGA?”.

 – α β γ –

Soliloquio:

–          Beoti! Babbei! Babbuini!

 – α β γ –

Compagni di scuola e motori, gioie e dolori

Esterno giorno. Fuori dal liceo, un edificio in pieno stile del ventennio, con le physique du rôle insomma, i compagni si allietano prima e soprattutto dopo le lezioni. Protagonisti: lo storico C. ________  (completate voi il nome!), A. e uno di noi, che chiamerò Et (l’avete identificato? Forse un aiutino vi verrà quando leggerete l’episodio.

Et vuole provare il motore dello storico, un fuori strada ’50 con cui il suddetto veniva già dal suo paese dell’Appennino, e che aveva debitamente adattato all’uopo, non chiedetemi come (chiedetelo a A.!). Lo storico acconsente, Et inforca il mezzo e se ne va. Gli altri restano in attesa. Aspettano e aspettano e aspettano. Come nelle fiabe. Dopo lunga attesa, quando ormai lo storico dà ripetuti segni d’impazienza, girando il capo a scatti a destra e sinistra e sporgendo in fuori le labbra, Et ricompare, a piedi, accompagnato dalla polizia. Davanti a Villa Igea (allora dall’altra parte di viale Roma, a due passi dalla scuola), la polizia l’ha fermato e, riscontrate numerose irregolarità (carburatore fuori legge e altri ammennicoli), glielo vuole sequestrare. Il verbale è lungo un foglio protocollo (di quelli che si compravano alla Cartoleria Roma prima dei compiti in classe, “Vorrei un quinterno di fogli protocollo”). Lo storico se la cava con un multone dall’entità non meglio definita.

Non paghi di questo episodio, i tre decidono di andare a provarlo nel bosco di Ladino, luogo d’elezione di tante attività lecite e meno lecite dei tempi del liceo.

Detto fatto. Arrivati sul luogo Et inforca il motore, avvia, dà gas e sparisce nel bosco. Da lontano si sente il rumore del motore, in tutte le tonalità e le variazioni. Poi, improvvisamente, silenzio. I due rimasti aspettano, aspettano, aspettano. Silenzio assoluto. Finché, finalmente, Et non ricompare: a piedi, nella mano destra il carburatore, nella mano sinistra la marmitta.

Il bosco di Ladino (foto Boris P.)

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4 risposte a Anabasi e catabasi

  1. Valeria Vegni ha detto:

    …..nel bosco di Ladino qualcuno mi portava a correre…dopo tanti anni è sempre uguale!
    Il kaì è mitico e internazionale…”hirò, sopai, kaìnuà, kai lorito?” A presto, amica mia, tai sere, amutut.

    • bloggiovi ha detto:

      Il bosco di Ladino è davvero un luogo magico, teatro di tante avventure, di tutti i tipi e … 🙂
      Amutut, tai sere! Come si dice amica in masai?

      • Valeria Vegni ha detto:

        “amica mia” mi manca…..però posso avere un bello zero…. “sifuri”, …”enghitokai”, moglie mia, e ……”engorai”, vecchia mia……raga si dai, Giovy, tai sere…..(leggerti è sempre un piacere)!

      • bloggiovi ha detto:

        Commento criptico e poetico! Quasi montaliano!
        Vale, sto cercando il modo per far mettere le foto sui commenti, così ti puoi esprimere al tuo meglio!

        Ora scappo, devo uscire, presto pubblicherò un altro post!
        tai sere, badaye, amutut!

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