Distacchi

Distacchi: nella vita sono tra i momenti più dolorosi e feroci, eppure racchiudono in sé una forza profonda.

È nel distacco dagli altri – quale che ne sia il motivo, una semplice lontananza, una separazione interiore, o, nella sua forma più estrema, il passaggio irrevocabile a un’altra dimensione – è nel distacco dagli altri che paradossalmente si rivelano i legami più tenaci, più indissolubili. È nel distacco che si manifesta spesso il vero volto delle persone, che emergono i sentimenti essenziali, stagliandosi come brillanti adamantini su un panno opaco.

È quando siamo lontani, o quando siamo strappati bruscamente a qualcuno che improvvisamente riconosciamo frammenti di noi, che cogliamo la dolcezza e la potenza di un affetto, di un filo che ci unisce, che scopriamo l’innegabile appartenenza, nella diversità.

È quando siamo lontani che può arrivare la telefonata alle cinque del mattino (“Come una volta, ti ricordi?”) e allora ti ritrovi a parlare con tuo marito fitto fitto, a condividere il racconto di un’esperienza provata, il mistero di una parola, il segreto di una verità rivelata, un sussulto nel cuore, un singhiozzo, un pianto.

È quando qualcuno non c’è più, che ti accorgi della sua presenza. Non visibile, non tangibile, ma se si può ancora più potente, non distorta da dettagli terreni. Queste presenze ti accompagnano, ti arricchiscono, ti guidano. Amicizie, affetti, amori che vincono la barriera spazio-temporale. Che restano vivi, ancora più vivi e vicini perché lontani.

Invece a volte, quando si è vicini, non ci si accorge gli uni degli altri. I sentimenti, il volto vero, i bisogni rischiano a volte di essere travolti dalle incombenze quotidiane, dal labirinto d’illusioni in cui ci perdiamo giorno per giorno, se non siamo vigili. Gesti insipidi, programmazioni inutili, attività ineludibili quanto insignificanti – pagare un conto, fare la fila per dei documenti, dannarsi per uno scontrino sparato via dalla macchinetta del parcheggio e dovere girare tutto l’aeroporto per poter uscire con la macchina (è capitato a Paolo quando mi ha accompagnato al Marco Polo di Venezia stamattina), discutere a una riunione di lavoro per questioni di principio, incazzarsi perché la casa è in disordine, il letto è sfatto, la scrivania è ingombra e non vediamo la fine della giornata.

È questo il paradosso: nel quotidiano siamo meno noi stessi, meno veri, meno cristallini, offuschiamo i sentimenti nella routine, ci aggrappiamo, chissà perché, alle illusioni. Più siamo vicini a una persona, più rischiamo di non percepirla veramente, di non percepire nemmeno noi stessi.

Il distacco ci offre proprio questo: divelti dall’inganno quotidiano, ci ritroviamo scaraventati davanti alla nuda verità, al precipizio della vita…

Presenza e assenza, presenza e assenza, questo è il ritmo misterioso della vita, il battito del cuore, diastole, sistole, diastole, sistole, il ritmo del respiro, inspirare, espirare, inspirare, espirare, riempire e svuotare i polmoni, il ritmo del sonno e della veglia – i sogni a volte ci dicono di più di quanto non sappiamo da svegli.

Nel mio dividermi tra Forlì e Berlino, nel mio andirivieni tra Berlino e Forlì, l’ho imparato. Imparato? Vissuto. Ho imparato sì, a svuotarmi del superfluo in certe occasioni, a godere di ogni singolo momento di presenza, a sorvolare – a volte – sui particolari, a saltare i salamelecchi, a entrare subito nel vivo. A volte, non che ci riesca sempre. L’ho provato – a volte – nella meditazione, svuotare la mente, preghiera silenziosa, svuotarmi delle “inutili macerie del [mio] abisso”.

Ho imparato a riconoscere l’assenza nella presenza e la presenza nel distacco. La più ricca, si capisce, è la presenza nel distacco. Va osservata, ascoltata, seguita. In silenzio, con stupore, con meraviglia. Va curata, come una pianta, come le piante fiorite di cui adorniamo i nostri giardini, le nostre case, le tombe dei nostri cari. Che non sono lì, sono altrove. Anche con noi.

(Il cielo sopra Duino, foto di Boris P.)

 

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8 risposte a Distacchi

  1. danielafarneti@virgilio.it ha detto:

    Sono riflessioni che mi toccano e quindi mi colpiscono nel profondo. Grazie per la condivisione.

  2. Maria Paola Giorgini ha detto:

    E’ straordinariamente vero anche per me quello che scrivi: amori, amicizie, affetti e alcuni incontri, non certo casuali, vincono la barriera spazio-tempo, sono presenze costanti nel mio quotidiano, pur nella lontananza delle persone fisiche. Ci portiamo dentro queste presenze, in un dialogo continuo, ascoltiamo quelle voci, ci sentiamo osservati da quegli sguardi…a volte trascurando anche chi ci è più vicino. Personalmente non mi sento mai sola…
    🙂

    • bloggiovi ha detto:

      È una ricchezza increbibile quella che ti porti dentro Maria Paola! E non sentirsi mai sola, nel dialogo continuo con coloro che per te contano, è una grande dote! Anch’io ti sento vicina, e in me s’intrecciano immagini del passato e del presente – e del futuro che ci sarà dato!
      Un abbraccio

      Giovi

  3. irene ha detto:

    Parole meravigliose che arrivano dritte al cuore e che mi toccano nel profondo da farmi venire le lacrime anche la seconda volta che le rileggo …complimenti complimenti per la sua capacità di afferrare il senso del distacco pienamente ed in tutte le prospettive.

  4. Pingback: Di cosa parliamo quando parliamo d’amore | bloggiovi

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