Amici d’avventure

Dedicato a tutti gli amici e le amiche

Una volta leggevo molto, oggi assai meno. Ora passo più tempo al computer, mi lascio distrarre da internet, da spezzoni video su youtube o da qualche film in dvd. A volte però mi capita che un libro mi conquisti e quasi senza accorgermene mi ci sprofondo. Sul divano, o a letto, divoro le pagine una dopo l’altra, le prendo d’assalto, le ingollo tutte intere, riuscendo non si sa come ad assaporarne i dettagli, qualche frase, un’immagine poetica, il ritmo delle parole… Quello che mi trascina, però è la vicenda, i personaggi, i loro pensieri, le loro azioni. M’immergo, m’immedesimo, vivo con loro, tanto che quando stacco gli occhi dal libro, per un attimo non mi raccapezzo.

La settimana scorsa mi sono ritrovata posseduta da questa magia, complice una serie di libri scritti da Boris e dal suo amico André: Das wilde Pack, la banda selvaggia. Quindici volumetti che raccontano le avventure di un gruppo di animali, che, fuggiti dallo zoo, dal circo o scampati a laboratori di una grande città, si ritrovano a vivere in una stazione dismessa della metropolitana, Piazza del Paradiso. Sono un lupo, Hamlet, un gorilla, Barnabas, una pantera, Shiva, un camaleonte, Ampel (in tedesco significa semaforo), due pappagalli Kaka e Du, un ornitorinco, Oscar, un babbuino, Ludwig, un colibrì, Spy, un gruppo di castori, Castor, Ida e Per, una puzzola, Tulpe (tulipano), un ananconda, Rafina, una tartaruga centenaria, Roswitha, una rana blu, Caramba, due caprette che non parlano mai e qualche altro esemplare di altre specie.

La storia comincia con la fuga dallo zoo di Hamlet, il lupo, che il direttore dello zoo aveva deciso di sacrificare per farne un collo di pelliccia per una delle sue figlie. Rifugiatosi a Piazza del Paradiso, Hamlet riesce a fare di quegli animali sbandati, che a malapena riescono a sopravvivere, una vera banda, una squadra, un gruppo di amici, con un progetto comune, un sogno che perseguono passo dopo passo sfidando gli umani durante incursioni rocambolesche in città: la libertà.

Le loro tappe verso la libertà, non solo sognata, ma perseguita con costanza, fiducia e inventiva, sono indicate dai titoli dei libri (liberamente tradotti da me):

  1. La banda selvaggia esiste davvero
  2. La banda selvaggia intesse un piano
  3. Il fiume segreto
  4. Guai in vista!
  5. In trappola!
  6. Nel bosco proibito
  7. Missione segreta
  8. Nel regno delle ombre
  9. A tutta dritta!
  10. Un mistero svelato
  11. L’isola perduta
  12.  La banda selvaggia salva un amico
  13. Un terno al lotto
  14.  Verso la libertà
  15. Alla meta

Giusto per darvi un’idea. Non è però delle loro avventure che vi voglio parlare, bensì di quello che questi animali mi hanno fatto scoprire,

Quando il lupo Hamlet raggiunge gli altri animali nei meandri di Piazza del Paradiso, apprende la regola numero uno di questa convivenza forzata: gli animali non si mangiano tra loro. Una regola non sempre facile da rispettare, soprattutto quando il cibo scarseggia e si è costretti a nutrirsi di magri resti trovati qua e là tra l’immondizia. Ma una regola che gli animali rispetteranno, anche quando avranno raggiunto l’isola della loro libertà. E così è con gli amici: non si vive a spese degli altri, non ci si divora, non ci si vampirizza, neanche in senso metaforico.

Costretti dalla fame e dalla paura, gli animali della banda selvaggia uniscono le proprie forze e le proprie differenze. Ciascuno ha una sua peculiarità, gli uccelli esplorano dall’alto la città, il gorilla s’arrampica senza sforzo fino ai tetti portando in collo gli esemplari più piccoli, la puzzola ha nel suo liquido un’arma invincibile per mettere in fuga gli umani, il lupo sa guidare il gruppo, l’ornitorinco sa leggere, i castori sanno rodere e lavorare il legno per costruire un’arca… Il tutto è più grande della somma delle sue parti. Riconoscere le doti degli amici e accettarle, incoraggiarle, apprezzarle, quanto più sono diverse dalle nostre, significa anche imparare a scoprire le nostre qualità. E a vedere nelle differenze non una limitazione o un motivo d’invidia, bensì una ricchezza.

La prima spedizione degli animali in città, quella che farà di loro una vera banda, è voluta da Hamlet, per liberare il suo amico Barnabas dallo zoo. Con l’aiuto di tutti gli altri ci riuscirà, così come Barnabas aveva aiutato lui. I due amici credono l’uno nell’altro. La forza dell’amicizia è anche questa.

Durante una scorreria per procacciarsi del cibo, gli animali si trovano costretti a rifugiarsi in una chiesa. È lì che Oscar, il più dotato per leggere le immagini, resterà a bocca aperta davanti a una vetrata multicolore che raffigura un’arca con mille animali diversi. Da lì prenderà corpo una visione, che si trasformerà in progetto. Insieme agli amici si può trasformare un sogno in realtà.

E quando un’azione è riuscita, un pericolo scampato, una meta raggiunta, allora si può festeggiare, giocare e divertirsi, ululare ai cristalli lucenti della grotta, saltare e ballare fino allo sfinimento. Ridere – perché no? – si può farlo solo con gli amici.

All’inizio della storia Oscar non sa chi è: il corpo ricoperto di una pelliccia, i piedi palmati, il becco da anatra, teme di essere stato prodotto in un laboratorio. E quando ascolta gli altri raccontare delle loro radici, s’intristisce sempre di più. Sarà Ampel, il camaleonte, a suggerire una visita notturna al museo di storia naturale, per cercare di scoprire qualcosa di più su Oscar. Non ci riusciranno, sarà per altre vie che Oscar scoprirà da dove viene, ma l’amicizia è anche questo: aiutarsi nella ricerca della propria identità. Non è a questo che tendiamo nelle nostre interminabili conversazioni notturne, ascoltando dubbi e interrogativi cui noi stessi non sappiamo rispondere?

Ludwig, il babbuino, per tanto tempo si tiene in disparte. È indisponente, irritante, bastian contrario, sfinente. Finché un giorno si verrà a sapere il perché. Ha una ferita profonda, un dolore che non osa confessare. Se un amico è scontroso o irascibile, un motivo c’è. Bisogna chiederselo.

Via via che il loro piano prende forma, e che la libertà si avvicina, alcuni degli animali decideranno di non seguire gli amici fino alla meta comune, l’isola della libertà. Qualcuno di loro ha altre mete. Ci saranno delle separazioni, dolorose, ma accettate da tutti. Questa forse è la cosa più difficile dell’amicizia: accettare che un amico possa fare scelte diverse dalle tue, appoggiarlo e accompagnarlo in queste scelte, anche se ciò significa forse non rivedersi più.

Per fortuna ci sono anche le vie dei sogni. Oscar, quando ormai sa chi è, svilupperà una dote speciale degli aborigeni della sua terra: comunicare con gli amici nelle vie dei sogni. Così potrà vedere i suoi simili in Australia, seguirne le tracce, scoprirne il modo di vita, e alleviare la nostalgia, il dolore della lontananza. Questa è una cosa che mi piace particolarmente. Leggendo di Oscar e dei suoi sogni, pensavo a mezzi odierni più prosaici, ma altrettanto efficaci, di cui faccio tanto spesso uso. E mi consolavo perché il dolore della lontananza lo sento tutti i giorni. Ma l’amicizia supera tutte le distanze!

Arrivati finalmente a destinazione nell’isola della libertà, gli animali si riuniranno tutti su un’altura ombrosa che domina l’isola e il mare. Lì, Shiva, la pantera, rievocherà con loro le avventure vissute, e ringrazierà tutti i suoi amici: Hamlet e Barnabas perché hanno fatto di quel gruppo di sbandati una banda di amici, dando loro un sogno, Oscar per la sua bontà, Ampel per la sua intelligenza, Rafina e Roswitha per la loro saggezza, Spy per la sua fedeltà, le due caprette per essere state sempre con loro, senza mai parlare. Gli amici vanno ringraziati. Sempre e continuamente. Non ci si deve stancare di ringraziarli. Ringraziarli per la loro presenza, per la loro pazienza, per le parole di conforto e per i rimproveri, per i pianti e per le risate, per le battute che ci riportano a terra e per i silenzi che a volte dicono più delle parole…

Grazie!

(le illustrazioni sono di Sebastian Meyer)

“Est enim amicitia nihil aliud nisi omnium divinarum humanarumque rerum cum benevolentia et caritate consensio; qua quidem haud scio an excepta sapientia nihil melius homini sit a dis immortalibus datum.” (Cicerone, De amicitia)

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17 risposte a Amici d’avventure

  1. Stefania ha detto:

    Grazie per ricordarci che abbiamo una grande ricchezza di cui rischianmo a volte di dimenticarci!
    Mi sento arcimilionaria per la tua amicizia. CHE BELLO.

  2. Miria Bovino ha detto:

    Bello, bello.bello!!! che belle parole: vere e profonde, come solo l’amicizia sa essere!
    Un abbraccio

    • bloggiovi ha detto:

      Grazie Miria, e grazie anche alla letteratura che ci permette di riflettere sui valori, di vivere emozioni, di rielaborarle per noi, di mettere tutto nel nostro bagaglio, uno zaino leggero leggero che ci accompagna nel cammino.
      🙂

      • bloggiovi ha detto:

        Mi rendo conto che in questo mio blog spesso mi soffermo sul lato bello della vita, che non affronto temi come il dolore, la povertà, la sofferenza, la guerra, realtà devastanti che pure esistono.
        Non voglio sembrare semplicistica o idilliaca, sono ben cosciente che quello di cui scrivo è solo una parte della realtà. Forse un giorno arriverò a parlare anche di queste cose, forse in questo blog ho bisogno di soffermarmi su ciò che la vita ogni giorno ci regala.
        Look at the bright side! 🙂
        Un abbraccio a tutti!
        Giovi

  3. Carla ha detto:

    Cara Giovi
    come sempre è un grande piacere leggerti e un fantastico dono (che aspetto con impazienza chiedendomi quanto durerà questa volta la tua fase creativa..) ricevere la mail del tuo blog. Ma sento, percepisco in questo ultimo, la fatica di stare lontana e ti vorrei consolare con un bel “mal comune, mezzo gaudio”. Sì, perchè non crederai mica che qui ci si veda tutti i giorni tutti? A cosa servono i rientri degli amici lontani o le ricorrenze ufficiali (natale, capodanno, compleanni…) se non per staccare la spina dalla prosaica vita quotidiana in cui anche l’incontro con gli amici è già un lusso. La vita separa non solo nelle distanze ma anche nel tempo disponibile, che non so perchè ma è sempre meno. Pensa che Paride l’ho rivisto “su Skype” dopo una comune partecipazione a questo blog. Quindi, non sentirti diversa per la lontananza “solo fisica” che hai messo fra te e noi! E pensando al racconto di Boris (quando li traduce? parliamo con qualche editore su piazza forlivese?) ti immagino come quegli uccelli che esplorano dall’alto la città Ti voglio bene e TI RINGRAZIO TANTO
    Carla

    • bloggiovi ha detto:

      Cara Carla,
      sono io che ringrazio te!
      È vero, stare lontana è anche una fatica, ma oggi, e ogni volta che scrivo e che vi leggo, la fatica si trasforma in leggerezza, proprio la leggerezza degli uccelli che si possono librare al di sopra di tutto.
      Che il tempo sia sempre meno, lo noto anch’io, siamo tutti trafelati. Ma dobbiamo riprendercelo, quel tempo, anche solo per pochi minuti, anche solo per saluto in piazza, per un caffè al bar, o per un incontro su una via dei sogni…
      Bello che tu abbia rivisto Paride su skype,e grazie al blog poi!
      Quanto a te, ti penso spesso, penso alle risate e alle chiacchierate, alle mangiate e alle scampagnate, tante immagini di un caleidoscopio che ogni volta che lo giri cambia forma e colore…
      I libri di Boris e André sono tradotti in cinese, in ceco, in francese e ora anche in spagnolo. Finora le case editrici italiane non hanno mostrato interesse, chissà perché. Un dettaglio insignificante!
      Ora ti abbraccio anch’io Carlina, e a presto!
      Giovi
      PS. A fine marzo vengo qualche giorno a Forlì, che ne dici di un caffè?

  4. licia ha detto:

    bello leggerti, e bello il richiamo alla bellezza del leggere libri. Sono reduce da un raid nella letteratura francese, una tripletta balzac, flaubert e zola, che mi tiene impegnata sino a tarda notte, Cose già lette al liceo che ancora mi prendono e mi sorprendono, Adoro leggere e non cì può essere un piacere migliore di avvinghiarsi con una trama e farsene risucchiare. No non c’è FB you tube che possano pareggiare la gioia della lettura, Che peccato doverlo fare dalla 11 a mezzanotte.. Un abbraccio e grazie per le cose che scrivi che ci fanno fermare e riflettere. un abbraccio
    licia

    • bloggiovi ha detto:

      Cara Licia,
      bello anche il tuo commento, ti immagino avvinghiata ai grandi dell’Ottocento francese, alla luce soffusa di una lampada, mentre fuori sulle mura di Bologna brilla la luna…
      Io personalmente li ho scoperti e gustati dopo il liceo, ma certe loro opere restano insuperabili!
      A presto
      Giovanna

  5. Maria Paola Giorgini ha detto:

    Non mi stanco mai di leggerti e neppure di ringraziarti per la tua amicizia: tanti anni fa mi sono allontanata fisicamente e psicologicamente dalle amicizie più vere, di quando ero ragazza, ma grazie alla “rete” e alla capacità di scrivere di alcuni di voi (tu per prima…) mi ritrovo ad avere, oggi, un gran conforto dall’amicizia, in ogni forma in cui mi si manifesta. Tessere la rete delle persone che valgono, che valgono per noi, è un’impresa utile e sempre più necessaria! Grazie alle persone come te e come Boris, alla Santa (che ho conosciuto tramite voi) alla Sandra, per citare solo i primi che mi vengono in mente e che conosci anche tu, ai vostri racconti, alle vostre parole, mi si aprono nuovi orizzonti non tanto geografici, quanto mentali. Vorrei uscire dal guscio di diffidenza che mi proteggere dagli sconosciuti, dalle lingue straniere, dai diversi continenti. A Bolzano usiamo la metafora del “ponte” per cercare di ricreare un legame tra i due gruppi linguistici (italiano e tedesco) che non comunicano mai tra loro, allora ho pensato al lavoro che quotidianamente fai, al tuo prezioso blog…ai tuoi frequenti commenti e apprezzamenti in bacheca e so che sei tu l’infaticabile costruttrice di ponti. E so che ce n’è tanto bisogno, almeno per noi che sperimentiamo ogni giorno il distacco dalle nostre radici, ce n’è bisogno non tanto per vincere la nostalgia, quanto per riconoscerci tra noi, anche attraverso le nostre peculiarità, le nostre debolezze e differenze, una famiglia elettiva, quella degli AMICI.
    MP ( Oscar per gli amici animali…)

    • bloggiovi ha detto:

      Cara Maria Paola,

      grazie delle tue parole, attraverso le quali ti manifesti, rivelando ancora una volta una delle tue doti principiali, la sincerità. E grazie anche dell’immagine del ponte, mi onora il pensiero di poter essere costruttrice di ponti.
      Io penso piuttosto alla rete che si è intessuta e si va intessendo fra noi come a una rete di fili multicolori, di seta, di corda, di fibra, di luce, che si intrecciano e si strecciano disegnando sempre nuove forme. Ci entriamo dentro, ne usciamo, ci muoviamo ai bordi, sempre nuove persone vi si tuffano dentro e qualcuna forse se ne allontanerà, ma la rete resterà.
      Mi piace che tu ti riconosca in Oscar, ricordati che Oscar è quello delle vie dei sogni!
      Non smettere di sognare amica mia, e ogni tanto, bussa alla porta del mio sogno!

  6. Arianna Rava ha detto:

    bellissimo !!
    e aspettando una copia di Das Wilde Pack in spagnolo … 🙂 🙂 🙂

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