Sotto la neve…

Il primo febbraio mio padre mi ha chiamato – non mi chiama mai, tranne che per il mio compleanno, quando si ricorda. Non solo mi ha chiamato, ma, fatto ancora più eccezionale, mi ha addirittura lasciato un messaggio sulla mia mailbox:
“Giovi, sono io, non ti preoccupare, va tutto bene. Qua – e nella voce si sentiva l’orgoglio di un annuncio d’eccezione – nevica, da ieri sera ha già fatto quaranta centimetri di neve.”
Non gliel’ho detto, ma lo sapevo già, perché pochi minuti prima mi aveva telefonato la Marta, mia cognata: alla scuola materna della Pianta coi pochi bambini presenti avevano fatto un pupazzo di neve che a metà mattina era già tutto coperto di neve. Un pupazzo di neve coperto di neve, ci pensate?
Mi aveva anche passato mio nipote Giacomo, due anni e qualche mese: “C’è la neve, l’ha portata Babbo Natale!” e Michele, quattro anni e tre quarti, più realistico: “C’è tanta neve, dieci, otto, undici, tanta così!” – e immagino le manine spalancate a mostrare le dieci dita…
Penso a quando eravamo piccoli noi, a svegliarci con la neve che cadeva silenziosa e ammantava soffice le strade, le case e gli alberi, era una gioia infinita. Rivedo me e mia sorella alla finestra, occhi e bocca spalancati in un silenzioso “oh…”.
Chiamo mia mamma, per avere ulteriori notizie. E mi precipito su facebook – viva la rete! – dove, come mi aspettavo, la Vale aveva già caricato 27 foto nel suo album 1° febbraio 2012.
E intanto i quaranta centimetri diventano ottanta, un metro, forse anche un metro e mezzo. Non smette di nevicare. Vivo la cosa da lontano – o da vicino, grazie al teletrasporto, come dice Pierfrancesco – passando da una bacheca all’altra, guardando le foto, i video, leggendo i commenti….
Grazie alla “donna dello schermo” – non quella della Vita Nuova, no, la Vale, che sento e vedo regolarmente su skype – sono informata sui tempi di percorrenza a piedi da casa sua all’ufficio, sulle aperture e le chiusure dei negozi, sulle presenze o meglio sulle assenze d’impiegati all’Agenzia delle Entrate…
La Robi, l’altra mia cognata, scrive una bella poesia, mio fratello Paolo spala la neve per ore e ore al giorno, va a Castrocaro con gli sci di fondo e fa da autista un po’ a tutti. Come Giorgio, che sicuramente si diverte a sgommare con le catene della sua Zafira. Mia zia si trasferisce da mia mamma, da lì è più vicina all’ospedale dove è ricoverato Orazio, suo marito.
Pierfrancesco non si muove da casa, insieme alla Caterina, si è portato dentro anche Karen, il bellissimo lupo ceco di suo babbo. Di sotto, Massimo, la Monia e la piccola Irene. Passo il fine settimana a telefonare a destra e a manca, a raccogliere testimonianze, vorrei una cronaca minuto per minuto. E soprattutto, vorrei essere lì.
Non è una novità. Vorrei camminare con la Vale nella tormenta, anche solo fino a casa della Paola, attraversando i giardini pubblici, vorrei bere un cappuccino di soia da Zondini e ascoltare i commenti della gente, vorrei spiare dalla finestra con mio babbo l’abete di fronte a casa, quanta neve reggerà? Vorrei essere con mia mamma e mia zia, il pensiero di mia zia dai miei mi scalda il cuore, ancor più in questo momento. Vorrei essere a Sant’Andrea, dove Massimo potrebbe cucinare una bella polenta taragna e aprire una bottiglia di vino. Vorrei essere con i miei fratelli e i miei nipoti. E le mie cognate, e le mie amiche, e i miei amici. E… e… e…
La nostalgia non è una novità. La novità è la neve. Tanta neve. Una nevicata che in poche ore ha acquistato dimensioni tali da meritarsi l’appellativo di nevone – anche Mario ha intitolato il suo bellissimo album di foto “Il nevone del 2012”. Proprio pochi giorni fa, su questo blog avevo evocato il volo del pavone del conte di Lovignano durante il nevone di Amarcord. Mi piace pensare che non sia un caso.
Una nevicata che ha travolto anche la festa della Madonna del fuoco, il 4 febbraio. Una nevicata che ha annullato i festeggiamenti del 107° compleanno della nonna Dina, la nonna della Vale. Una nevicata che mette a dura prova istituzioni e cittadini, e non solo a Forlì.
Eppure questa neve ci elettrizza, tutti. Ci fa scattare qualcosa dentro. Ci affascina. Ci richiama a una vita più essenziale, a soddisfare i bisogni primari, cibo, caldo, un luogo per sopravvivere, e a liberarci da tutte le sovrastrutture con cui occupiamo la vita di tutti i giorni.
Ci fa vedere le cose con altri occhi, ci stupisce, ci disorienta. Ci mette di fronte al silenzio, alla magia, allo stupore quotidiano: il bianco brillante delle distese gelate, il cielo plumbeo e minaccioso, le ghirlande di ghiaccio sugli alberi, il riflesso del sole su un cristallo.
Ci nasconde le cose di tutti i giorni – sì, anche la macchina di Mario, chissà dove l’aveva parcheggiata, chissà se l’ha ritrovata! Trasfigura le case, le strade, gli alberi, i paesaggi. Ci costringe a rallentare tutte le attività. A stare tutti insieme in casa, ad avere più tempo gli uni per gli altri.
Ci regala, se siamo fortunati, la sensazione – umana, troppo umana – di essere al caldo, al riparo. Lucrezio dice che è bello guardare la tempesta se si è al sicuro nel porto.
Ma ci regala anche la solidarietà. Qualcuno esce di casa, prende una pala e va in piazza a spalare. Qualcuno fa da autista. Qualcuno sale sui tetti e rimuove candelotti pericolosi. Qualcuno va a trovare dei malati. Qualcuno porta alla Caritas di Rimini scarpe, cappotti, vestiti pesanti. Anche la Bahnhof Mission di Berlino, che si occupa dei senzatetto, chiede in questi giorni panni caldi, scarpe, biancheria pesante, cibo…
La neve è tutto questo.
E improvvisamente, nella neve di questi giorni, nella nuova bufera in corso in queste ore, vedo la manina nera di un bambino appoggiata alla mano bianca di Pierfrancesco, al villaggio Makalala, vedo i bambini del Ghana che attorniano Germano Pestelli, vedo il sole rosa che sorge sul mare a Goa, vedo il sentiero verso un tempio tibetano, vedo le coperte di un letto d’ospedale, vedo l’energia inesauribile della mia amica Vale – che sa passare dalle lacrime al sorriso e ritorno in un batter d’occhio…  
E tutto quello che non vedo lo sento, lo sento pulsare, lo sento crescere, lo sento vivere … sotto la neve.

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(Le foto sono di Mario Biondi, Valeria Vegni e Sandra Zagatti. Grazie!)

Kate Bush, che nei mesi passati ho ascoltato spesso, casualmente, come tutta la musica che ascolto – a parte i Pink Floyd e i Genesis, quelli invece li ascolto volutamente – Kate Bush canta un fiocco di neve: “I was born in a cloud / Now I am falling / I want you to catch me / Look up and you’ll see me /  You know you can hear me /… . I am ice and dust. I am sky….”

(http://www.youtube.com/watch?v=vEWMYfcg1o8)

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21 risposte a Sotto la neve…

  1. Mario Biondi ha detto:

    brava Giovi ottimo lavoro complimenti

  2. Valeria Vegni ha detto:

    Mia grande amica Giovy, dal bianco al nero, dal freddo al caldo…..tutto così fatato!

  3. donatella ha detto:

    Ciao Giovanna, credo la nostalgia sia presente in tutti quelli che vivono “da un’altra parte” , anche mio fratello vorrebbe essere qui, mi chiama tutti i giorni, vorrebbe partecipare, proprio come te. Grazie di cuore per i tuoi “fiocchi di scrittura”.

    • bloggiovi ha detto:

      Carissima Dona,

      qui è tutto un ringraziare! Sono felice di sentirti qui nel mio blog, e ora, pensando a tuo fratello, mi sentirò meno sola tra i lontani! Resistete e godetevi quest’occasione unica, e chissà, forse un giorno ci sarà un nuovo “Amarcord”…

      Un abbraccio
      Giovi

  4. Maria Paola Giorgini ha detto:

    Non ho parole: sei riuscita anche a farmela “piacere”…è tutto così vero ciò che dici a proposito della neve. E dire che io ho un problema personale con essa, da quando un prete burlone (pace all’anima sua…) giocando con noi ragazzine e ragazzini in montagna, in un modo anche troppo vivace, mi spinse la faccia sulla neve un attimo di troppo…facendomi percepire l’angoscia del soffocamento. Per me, da allora, la neve non è quella falda candida e silente che danza, della poesia di Ada Negri, ma ghiaccio e paura. Appena vedo i fiocchi, il mio pensiero corre alle montagne nere di inquinamento che si accumuleranno ai lati delle strade, isolando ancora di più le persone, già tanto sole in città. Mi dispiace dover fare il controcanto “stonato” ad un brano così evocativo e così magico…che tale rimane, comunque. Anch’io ho seguito passo passo l’evolversi della situazione sulla Romagna delle mie radici, ma con apprensione, pensando alle persone e agli animali rimasti sepolti sotto il “nevone del 2012”, i senza tetto, le creature selvatiche dei boschi dell’appennino, la grande fame della Natura…pensavo anche “E se avessero ragione i Maya?”…Tuttavia, a parte la realtà (l’ultima volta che ho dovuto liberare la mia automobilina per recarmi al lavoro, qualche anno fa, credevo che mi sarebbe venuto un infarto…),
    la neve della canzone di Kate Bush e il tuo splendido brano, mi hanno fatto percepire davvero le cose in un altro modo: il silenzio che la neve ti costringe a sentire, lo riempiamo noi con i nostri pensieri, le nostre paure, ma anche i nostri sogni più veri, ciao Giovy ( e Vale e Mario ) e GRAZIE, come sempre!
    MP

    • bloggiovi ha detto:

      Carissima Maria Paola,
      Grazie per quello che scrivi, per quella fotografia dell’istante d’angoscia nella neve, per il pensiero rivolto alle persone e agli animali, ai senza tetto, alle creature selvatiche…
      Grazie per esserti rivelata, ancora una volta, una creatura sensibile e profonda, fragile e forte, che sa congiungere lo sguardo sul quotidiano intorno a noi con le visioni cosmogoniche…
      E grazie per la poesia di Ada Negri, non la conosco, la cercherò!
      Un abbraccio
      Giovi

  5. paride raspadori ha detto:

    Della neve non ho mai capito le misure. Quanto sono 15 cm di neve? Una scarpa? O ti bagni la caviglia? E 40 cm quanto sono? Un ginocchio? Mio o tuo? Insomma, il sistema metrico decimale non mi aiuta a figurare le reali dimensioni della coltre. Anzi, fino a circa 20 minuti fa, non riusciva.
    Tornato a casa dopo aver accompagnato a Bologna Elena, pronta a decollare per Buenos Aires, superate le mille vicissitudini che ineffabilmente spettano agli ardimentosi della neve, mi avvicino alla porta a vetri della sala. Cerco di guardare oltre il manto nevoso ma non riesco. Le precipitazioni copiose e il vento dal mare ne hanno accumulata una quantità superiore all’altezza dei miei occhi. Un po’ mi inquieta. Prendo il metro e misuro. I miei occhi distano dal pavimento 163 cm. Ecco, l’11 febbraio 2012 ho capito quanto sono 163 cm di neve. Ma ne avrei fatto volentieri a meno.

    • bloggiovi ha detto:

      Incredibile, Paride! E con questo, abbiamo un’altra tessera di questo mosaico, una storia deliziosa, una riflessione su quanto tutto sia relativo, eppure misurabile, dall’uomo… L’uomo è misura di tutte le cose, è vero, e questo è il nostro limite. E quando la natura si intromette potentemente – e non prepotentemente, la natura è indifferente – nel nostro microcosmo, eccoci sbalestrati, eccoci in balia… E, al tempo stesso, possiamo rapportarci a lei…
      Grazie; Paride!

  6. Sandra Zagatti ha detto:

    Che bello il nostro “cittadone” (sotto il nevone)!!!
    Grazie a te, sono ancor più orgogliosa di essere forlivese.
    Sei con noi.

  7. Miria Bovino ha detto:

    Grazie Giovi…per le tue parole piene di ricordi e di voci, per il tuo affetto per le persone e i luoghi.

    • bloggiovi ha detto:

      Questa nevicate ispira tanti. Ho letto poesie, racconti, vedo dei video emozionanti!
      Ho appena letto la poesia della Michela, la sorella di mia cognata, tre donne e un cane, tre donne a spalare la neve nel giardino, tre donne più forti del loro destino!

      Questa è la vita!

  8. Daniela ha detto:

    Oh,Giovi, che belle cose che hai scritto sulla neve. Anche a Modena crea disagi perchè è scesa abbondante non come a Forlì, ma ugualmente tanta, ma a me piace: mi piace la lentezza che provoca, la gentilezza che le persone “tirano” fuori quando s’incontrano lungo le tracce delle scarpe, sulle piste ciclabili.Sono andata a scuola a piedi e ho ritrovato anche la cavalleria di chi cede il passo per non farti sprofondare nella neve dei bordi. La neve trasmette pulizia,.
    Si cucinano cose calde, deliziosamente saporite e dolci, si riordinano i cassetti, come nel mio caso, e cisi sofferma a leggere tutti quei biglietti raccolti nel tempo. Ci si ripiega un pò su se stessi, dovendo restare in casa, ma che bello fermarsi………E soprattutto si dà una mano a chi è in difficoltà, come tante persone che vanno nella nostra parrocchia ogni martedì per ritirare un pacco di…tutto!
    un bacio
    Daniela

    • bloggiovi ha detto:

      Daniela, non sai che piacere mi fa leggerti qui! È bello anche quello che racconti tu, piccoli gesti che hanno un sapore diverso, che ci richiamano ad attenzioni verso gli altri, a guardare con occhi diversi quello che facciamo ogni giorno. Grazie anche per questo scorcio della tua vita, ti sento vicina vicina!
      A presto
      Giovi

  9. Carla ha detto:

    Che bella nevicata di commenti sul tuo blog!! tanti amici vicini e anche un pò lontani perchè non è più la distanza a separarci ma il tempo degli impegni che assorbe ogni minuto delle giornate ansiose. E a proposito di neve e di misure, proprio la neve mi ha ridato la misura del tempo, quello di una volta…. quello di una merenda al pomeriggio, di un bel libro sul divano, di una dormita fino a metà mattina e nella buchetta una lettera da un’amica lontana ….. evviva internet!
    Ciao Giovi un caro abbraccio Carla

    • bloggiovi ha detto:

      Carla, che bello sentirti!
      Il tuo commento è un fiocco leggero che volteggia nell’aria e mi si deposita sul volto. Di quelli da metter fuori la lingua per sentirne il fresco, per gustarseli mentre si sciolgono in bocca in un istante!
      Un abbraccio
      Giovi

      • bloggiovi ha detto:

        E poi, Carla, non c’è posto in casa più bello del divano, con un libro, con un film, con una persona accanto per chiacchierare o farci le fusa, o, perché no, con un bel gatto sulle ginocchia e una copertina….

  10. Maria Roberta Lucchesini ha detto:

    Cara Giove, contemporaneamente a Berlino e a Forlì…..
    Leggendoti ho saputo e visto più cose di quante direttamente non avessi vissuto a Forlì sotto la neve in queste due ultime settimane! Eppure la neve mi si addice: giustifica la mia lentezza e la mia pigrizia. Grazie. Roby

    • bloggiovi ha detto:

      Carissima Roby,
      la lentezza è una qualità preziosa, madre della creatività. E te, sotto la neve ti immagino vicina al tuo camino o intenta in cucina a preparare una pietanza o un dolce prelibato… 🙂
      Un abbraccio
      Giovi

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