Amici miei

Non poteva mancare, no, una cena tra amici tra Natale e Capodanno. Proprio la sera del mio anniversario di matrimonio, alla vigilia della partenza di uno di noi per Miami, nel pieno del lavoro di chiusura dell’anno amministrativo per altri, nella sera in cui la Vale avrebbe dovuto fare la conoscenza del fidanzato della Nico, e un’ora dopo l’arrivo della Maria Paola da Milano, ce l’abbiamo fatta! Un bel colpo!

Eravamo noi, “i soliti ignoti”, con la Maria Paola al posto di Boris. Ancora una volta alla Vecchia Forlì. Ci ripetiamo? No, ci ritroviamo!

Siamo arrivati uno per volta, per prima la Fiò, Maria Paola ed io la troviamo nel salottino d’ingresso al nostro arrivo. A seguire, l’amico misterioso. Qualcuno – indovinate chi – si era annunciata in ritardo, ma è arrivata quasi puntuale, per quali coincidenze astrali non si sa. Arrivano anche la Vale e la Paola, quest’ultima elegantemente incolbaccata, e infine il Pedro – ci siamo tutti.

Scambi di baci e di regali – e una consegna storica fatta da me per la Simo: un manuale di schizofrenia, un libro rosso chiaro che le avevo preso in prestito vent’anni fa. Me l’aveva chiesto, gliel’avevo promesso, allora: te lo restituisco. Ogni promessa è debito. [“Me l’ha chiesto, gliel’ho dato… Ma cosa siamo all’asilo?”]

Questa volta non siamo scoppiati a ridere come bombe a mano. No. La serata si è avviata in tranquillità – anche se non sempre in sordina, visto che sono stata più volte redarguita per il mio tono di voce piuttosto elevato e il linguaggio non sempre appropriato. A volte mi dimentico che qui l’italiano lo parlano tutti – o quasi.

Ordiniamo: per cominciare un prosecco e un paio di schiacciatine, poi una pizza (“Tu cosa prendi?” “Un’aromatica” “Eh? Una romana?” “No, un’aro-MA-TI-CA” scandisce Enrico, e lo scandisce anche al cameriere…), i gamberoni al sale su cui mi avventerò a mani nude, birra e un rosso leggero.

E poi si comincia a tessere la tela.

L’incipit è il soggiorno della Vale a Berlino, con il suo defilé in Desigual e in deshabillé in casa Pfeiffer, con la serata all’opera (che ha sortito poco effetto, a dire il vero); viene menzionato anche il blog, qualcuno lo mette tra i favoriti (“Un falso storico”). Seguono illustrazioni dettagliate della disposizione dei locali di casa mia a Berlino, con particolari sulle porte e finestre del bagno: dove danno, dove si aprono, e con una cartina completa dei venti. “Giovi, sei venuta in moto?”

Nel frattempo ci si aggiorna, i figli, il lavoro, le ultime notizie per chi non si vede da un po’, aggiornamenti su stati di salute vari (“E’ da tre mesi che mi faccio impacchi di formaggio e ancora non mi è passato…” “Non mi meraviglia…”). I viaggi. La Florida, i Miami Heat.

(http://www.nba.com/heat/)

E scene di vita famigliare. Chi riscopre la grammatica italiana, nome, verbo, aggettivo, ogni cosa al suo posto. La Vale annuncia alla Nico e al suo fidanzato “In questa casa non si cucina, non si mangia, chi ha fame si arrangia”, e propone di aprire un secondo letto singolo in camera loro, prima di convenire lei stessa: “In fondo ho fatto anch’io tutti gli anni d’università in due in un lettino singolo…” Ne sappiamo qualcosa tutti. Letti condivisi…

Anche i figli piccoli di oggi:  “Babbo, posso venire nel lettone con voi?” dice il piccolino. Poi è la volta di quello di mezzo: “Babbo, posso venire anch’io?” E infine, la più grandicella: “Ci sto anch’io?” Come i tre orsi di Riccioli d’oro e i tre orsi. Degni di un film di Nanni Moretti.

(http://disegni.calshop.biz/disegni/fiabe/goldilocks05.gif)

Enrico:  “Io invece mi ricordo di esserci andato solo una volta a dormire nel letto con mia mamma, perché mi ero preso paura dopo aver visto…” E non fa in tempo a finire la frase che esclamiamo all’unisono: “Belfagor!”

(http://www.youtube.com/watch?v=YGrT6jC7Rw8&feature=watch_response)

Sì, Belfagor, il fantasma del Louvre, il telefilm senza effetti speciali che però ci ha fatto paura a tutti, ha sconvolto le nostre notti, provocandoci traumi indelebili, forse se ne ritrova qualcuno in un trattato di psichiatria (forse anche nel libro che ho appena restituito alla Simo?). Chi dormiva con la luce accesa – e chi ci dorme ancora in qualche occasione – chi si rifugiava nel lettone dei suoi, chi invece ne veniva bandito: “L’hai voluto vedere, adesso stai nel tuo letto!” Esperienze irripetibili, irrimediabili.

A queste s’inframmezzano rievocazioni di episodi della quarta ginnasio destinate all’Angolo di Tita Olivia; si decifra una foto delle elementari portata dalla Fiò dove si riconoscono, a fatica, viste anche le dimensioni della riproduzione, la Fiò stessa, la Barbara, la Vale, la Maria Paola e altri.

Qualcuno invece rammenta di non essersi riconosciuto in una foto assai più recente. Una foto della Corsica nel 2005, davanti a un barettino nella baia di Santa Giulia: “E quello lì chi è? E perché porta la mia maglietta?” Era lui! Della serie: “Chi sono? Dove sono?”

Le risate scorrono liete, di tutte le fogge e dimensioni. Chi sbatte la mano sul tavolo, chi volge la testa all’indietro, mentre io tremando traccio geroglifici indecifrabili sul mio quadernetto verde, per imprimerli nella memoria. Ce l’abbiamo fatta. Ne dubitavamo forse? (congiuntivo dubitativo)

Mentre le ore passano, si assottigliano le ore di sonno, più di tutti per il Pedro, l’aspetta una levataccia alle tre e mezza del mattino per prendere l’aereo, poi per chi il giorno dopo deve lavorare, cioè tutti, tranne la Fiò, la Maria Paola ed io; per chi rientra a Ravenna si preannunciano tappe (forzate): “Mi fermo a Ghibullo, a Zimmer…. No mi fermo al rob gas…. “

In compenso si moltiplicano gli aneddoti. Si conferma l’affinità tra me e il Pedro, l’intesa nel risuscitare contemporaneamente fatti, episodi, particolari: “Ma vi ricordate quando ero innamorata di Guidine?” “Ci pensavo proprio oggi, rievocando la biografia dei presenti… “ Una cosa degna di lui, senz’altro, il cantore del nostro epos, delle nostre odissee, delle nostre argonautiche – salvo che il vello d’oro, l’abbiamo trovato?

Seguono aneddoti come se piovesse (a quelli su Guidine andrà dedicato un post a parte). Rievocazioni di contesti famigliari, della geografia di Bagne, si sovrappongono i ricordi, riemergono i miei attacchi di musonite, ci vollero tre ore per farmi uscire da una macchina, al freddo e al gelo – le cause sono sconosciute – , si cerca di ricostruire la dinamica della caduta dell’uomo che cadde con le mani in tasca…

Si narra di una mitica uscita con la 127 blu di uno dei nostri compagni, nuova di zecca, che M.B. guidò per viottoli pieni di sassi e buche, mentre Cinghia, il proprietario, soffriva in silenzio; e poi, al rientro, davanti a Gnac – Aldo non voleva venire, ma “fu ampiamente ripagato” – Cinghia  stesso la infilò tra i platani a sinistra e il muro a destra strisciandola irrimediabilmente su entrambi i fianchi. Nel qual frangente il Pedro non perse tempo a guardare la faccia di Cinghia, ma si voltò indietro, verso Aldo “già accasciato sul fianco e col sopracciglio alzato…””.

Anche questa volta ci lasciamo, torniamo ognuno alle proprie case, presto ci separeranno centinaia di chilometri. Ci accompagnano l’eco delle nostre risate, dei nostri racconti, le storie evocate, le persone, i luoghi, i detti… E m’immagino il Pedro, sull’aereo per Miami, come me anni fa su un aereo per Berlino, scoppiare a ridere al solo ricordo, il capo chino sullo schienale del sedile davanti, un dito ad arrotolarsi i capelli, gli occhi stretti a fessura e le labbra allargate a un sorriso che contiene il mondo intero…

(http://www.holidaycheck.de/reisetipp-Urlaubsbilder+South+Beach-ch_ub-zid_7538.html?action=detail&detailPage=58#detailView)

P.S. Altre foto seguiranno…

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5 risposte a Amici miei

  1. Valeria Vegni ha detto:

    Non sono in aereo, ma sul mio trespolo di casa…..e continuo a ridere…..tutto come allora, tutto come sempre…..baci e buon nuovo anno!

    • bloggiovi ha detto:

      Anche a te buon anno nuovo! In aereo questa volta non ho riso, ma neanche pianto. Mi sono goduta durante il decollo un bellissimo tramonto sulla laguna veneta… E poi…a presto, a prestissimo!

  2. Maria Paola Giorgini ha detto:

    Testimonio una volta per tutte che la Giovy non era venuta in moto, dato che aveva accompagnato me in macchina. Riguardo al percorso per arrivare al Piazzale della Prefettura, credo che la nostra mancata motociclista abbia seguito un percorso “archeologico di Forum Livii” oppure un tour turistico della Forlì medioevale e moderna, perché ormai siamo due esuli e la nostalgia per le nostre radici romagnole si fa sentire…Con la mitica “esule berlinese” ci conosciamo da una vita, ma di Guidine non avevo mai avuto neppure il sospetto…Bella la descrizione immaginifica del Pedro in aeroplano, con le dita ad attorcigliarsi i capelli e gli occhi a fessura.
    E’ stato divertente, rilassante, positivo…e Auguri a tutti: la prossima… prima dei Maya eh?!

    • bloggiovi ha detto:

      Carissima Paola,

      grazie della tua testimonianza, che, in quanto scritta, resterà ai posteri (scripta manent!). Bellissima la tua descrizione del nostro percorso archeologico, per fortuna non ci siamo imbattute in reperti signficativi – e, per i maligni, i reperti NON siamo noi! :)!
      Quanto ad essere esuli, lo siamo, ma per fortuna non di stampo foscoliano (Un dì s’io non andrò sempre fuggendo…). E soprattutto, forse siamo esuli dalla Romagna, ma non siamo esuli da noi stesse – è questo che conta, vero?
      Nel frattempo sono andata dal parrucchiere, se mi vedeste adesso non sarei venuta in moto, semmai in astronave!!!
      Un abbraccio, ricambio gli auguri e… a presto! Senz’altro prima dei Maya!

      Giovi

  3. bloggiovi ha detto:

    S’impone una rettifica: la foto delle elementari l’aveva portata la Maria Paola, non la Fiò!

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