Echoes

Dedicato agli amici che in questi giorni ricordano, forse piangono, forse sorridono

Questi per me sono i giorni dell’anno più intensi.  I più belli e i più malinconici. Sono i giorni che portano nel cuore dell’autunno, in cui le giornate si fanno sempre più corte e più fredde, le ombre della sera scendono prima e dalle finestre delle case traluce  il riverbero di lampade dorate.

In questi giorni ricorre l’anniversario di mia sorella, si festeggiano tutti i santi e il giorno dei morti, si avvicina il ompleanno della Vale, e anche il mio. E quello dell’Erika, della Licia, dellla Carla, di Alberto. Poi di Pierfra, poi… Così vicine sono quella che chiamiamo vita e quella che chiamiamo morte!

È in questi giorni, più che in altri, che mi coglie la nostalgia di casa.

La nostalgia della nebbia, che impregna del suo manto silenzioso le strade, le case, gli alberi, attutisce i rumori, invita a una meditazione sommessa. Mi rivedo liceale attraversare la città a piedi con un amico, e, aiutata dal buio e dalla nebbia, strada dopo strada, parlare e ascoltare, ascoltare e parlare, intessendo un rapporto forte e resistente.

La nostalgia delle giornate di festa, costellate dalle visite al cimitero, nei giorni in cui ancora si possono portare a casa piante o vasi che si sono lasciati dietro gli aridi mesi estivi. Risento la muta simpatia che si prova a incontrare altri che, come te, si affaccendano sulla tomba dei loro cari, si soffermano a salutare qualcuno, si scambiano un sorriso striato di commozione. E il piacere di riannodare le fila delle persone che hanno contato e contano nella nostra vita, passandoli a trovare, uno dopo l’altro, lasciando un fiore, una pianta, un cero.

La nostalgia della Messa dell’Artista a San Mercuriale, bisogna andarci per tempo se si vuole trovar posto a sedere, per godersi la musica e di nascosto nella penombra lasciare “uscire le gocce dagli occhi”, come direbbe il mio nipotino Michele.

(http://it.wikipedia.org/wiki/File:San_Mercuriale,_navata_centrale.JPG)

In questi giorni ci venivano a trovare i nostri cugini di Trieste, la zia Irma, filiforme e minuta, che nei giorni di bora doveva stare in casa per non essere spazzata via, l’Annamaria, la Silva, Mario e Luciano, che da tanti anni non ci sono più. Erano i giorni dei tagliolini in brodo, tanto amati dalla zia Irma, dei pranzi insieme, delle conversazioni di grandi e piccini, dei regali, delle fave dei morti.

(http://www.informatrieste.eu/blog/blog.php?id=264)

Sì, le fave dei morti, che si trovano naturalmente anche a Forlì, prelibate quelle della Pasticceria del Corso, ma mi piacevano in particolare quelle portate dalla zia Irma, più piccole, più rotonde, con un gusto di anice mischiato a quello delle mandorle. Rimanevano lì sulla credenza, impacchettate, finché non ci veniva dato il permesso di aprirle, alla fine del pranzo.

Sento la nostalgia anche delle castagne, le più buone sono le caldarroste, che ogni tanto mangiavamo la sera. Mia sorella e io aiutavamo la mamma a inciderle con un coltello, ma era poi il mio babbo, che non ha mai cucinato, a incaricarsi della cottura, in una vecchia padella coi buchi, per caldarroste. E che delizia, farle scrocchiare avvolte dentro il panno, e cavarle fuori una a una, sbucciarle e addentarle bollenti da scottarsi la lingua!

(http://lameladinewton.blogspot.com/2008/11/la-ricetta-delle-caldarroste-perfette.html)

E parlando di castagne non si può non citare il monte bianco fatto secondo la ricetta dell’Artusi dalla nonna della Marghi, la signora Maria, una donna di una bellezza e di una dolcezza straordinaria: una pioggia di fili di castagne immerse nel cacao, affogate nella panna montata!

Di tutto questo sento la nostalgia, e delle persone che non ci sono più, che mi hanno accompagnato e poi lasciato, no, non mi hanno lasciato, sono presenti, si lasciano scorgere a tratti, mi parlano attraverso le cose, attraverso altre voci, come un’eco lontana.

Da quando sto a Berlino le fave dei morti le faccio io, secondo la ricetta dell’Artusi naturalmente, il monte bianco pure – ho una ricetta scritta di pugno dalla nonna della Marghi.

Credo che quest’anno me lo regalerò per il mio compleanno, in una mia personale festa di ringraziamento per le persone che amo e che mi amano, per quelle che se ne sono andate e per quelle che sono venute – e sono tante! – per tutto quello che mi viene donato ogni giorno, per questa vita che scorre, che corre lontano …

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12 risposte a Echoes

  1. Paolo e Robi ha detto:

    ammazza che intensità …..
    …..quante emozioni e ricordi…..quanta antica lontana vicinanza…..colori, odori, sapori…..volti e affetti impressi in momenti indimenticabili……un abbraccio ( Robi e Paolo )

    • bloggiovi ha detto:

      Un abbraccio anche a voi, fratello e sorella, siete vicini più che mai! Ringrazio la vita anche perché ci siete voi e il giorno del mio compleanno berrò anche alla vostra salute! Un bel bicchiere di Sangiovese!

  2. Maria Roberta Lucchesini ha detto:

    Cara Giove, ti ho sempre chiamata così modificando di poco l’abbreviazione del tuo nome, perchè ho sempre visto in te molta solarità unita a intensa malinconia, così come emerge dalla pagina che scrivi. Grazie del tuo scritto, mi conforta perchè mi ha fatto vedere il lato bello di inizio novembre. Ieri sono stata dentro una mestizia così profonda da non poter scorgere altro che la fine, la morte, il grigio del cielo, grigio da troppi giorni….. Oggi, invece, dopo averti letto, pianterò i bulbi dei fiori di primavera. Sei stata salutare! E’ un piacere leggerti, scrivi il profondo che emerge dal quotidiano in modo meraviglioso. Brinderò per il tuo compleanno, di cui non ricordo di preciso il giorno, per cui pensami avvinazzata nei prossimi giorni. Un bacio da Roby

    • bloggiovi ha detto:

      Cara Roby,
      graie del tuo commento, anche per me è prezioso quello che dici, perché, come ben lo riconosci, in me convivono malinconia ed energia. Ed è splendido che tu pianti i bulbi dei fiori di primavera, dà forza anche a me!
      Mi dà allegria pensarti avvinazzata nei prossimi giorni, quindi non ti rivelerò la data precisa… 😉 Se passi in pasticceria da Fuzzi mangiati un marron glacé alla mia salute!

      Quanto alla solarità, lascio parlare un grande:

      La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta
      il tedio dell’inverno sulle case,
      la luce si fa avara – avara l’anima.
      Quando un giorno da un malchiuso portone
      tra gli alberi di una corte
      ci si mostrano i gialli dei limoni;
      e il gelo del cuore si sfa,
      e in petto ci scrosciano
      le loro canzoni
      le trombe d’oro della solarità.

      (Montale, I limoni, in Ossi di seppia)

      Ti abbraccio
      giovi – per te, giove
      Ti abbraccio forte!

  3. licia ha detto:

    ..novembre..si festeggia e si ricorda.. e si gode dei brividi che il primo freddo e le foglie rosse ti danno. Vorrei farti vedere quelle del mio giardino che non conosci e che fa parte di questa (nostra) età matura e forse più serena, in cui ci si appaga anche con il colore delle foglie o leggendo alcune righe toccanti scritte da una vecchia amica,

    • bloggiovi ha detto:

      Grazie Licia! Le vorrei vedere anch’io, le foglie rosse e multicolori del tuo giardino! Età matura e più serena? Sì, senz’altro acquistiamo in saggezza, siamo meno in balia di emozioni sconosciute, sappiamo godere il presente anche nelle piccole cose – carpe diem – ma siamo ancora, sempre, instancabilmente alla ricerca di… Di che cosa?

      Ti abbraccio forte!
      Giovi

  4. valeria vegni ha detto:

    Non siamo alla ricerca di nulla, tutto è in noi, da sempre……tutto rimane……Amutut, Giovy, baadaye!

    “Esterina, i vent’anni ti minacciano,
    grigiorosea nube che a poco a poco in sè ti chiude.
    Ciò intendi e non paventi.
    Sommersa ti vedremo
    nella fumea che il vento
    lacera o addensa, violento.
    Poi dal fiotto di ceneri uscirai
    adusta più che mai,
    proteso a un’avventura più lontana
    l’intento viso che assembra l’arciera Diana.
    Salgono i venti autunni,
    t’avviluppano andate primavere;
    ecco per te rintocca
    un presagio nell’elisie sfere.
    Un suono non ti renda
    qual d’incrinata brocca
    percossa!; io prego sia
    per te concerto ineffabile
    di sonagliere.

    La dubbia dimane non t’impaura……..

    ….Esiti a sommo tremulo asse,
    poi ridi, e come spiccata da un vento
    t’abbatti fra le braccia
    del tuo divino amico che t’afferra.

    Ti guardiamo noi, della razza
    di chi rimane a terra.”

    Falsetto – Ossi di Seppia – Eugenio Montale

  5. Maria Paola Giorgini ha detto:

    Vorrei lasciare anch’io una citazione poetica adatta alla bisogna…ma non credere che la sappia a memoria!!!

    NOVEMBRE

    Gemmea l’aria, il sole così chiaro
    che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
    e del prunalbo lodorino amaro
    senti nel cuore…

    Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
    di nere trame segnano il sereno,
    e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
    sembra il terreno.

    Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
    odi lontano, da giardini ed orti,
    di foglie un cader fragile. E’ lestate,
    fredda, dei morti.

    GIOVANNI PASCOLI

    • bloggiovi ha detto:

      E’ una bellissima poesia, evocatrice di tanti ricordi. La mia maestra, Renata Gervasi Prati, ce la fece imparare a memoria alle elementari e da allora non mi ha più abbandonata! Pensa che avrei voluto metterla in exergo al post, poi ho cambiato idea… Bello che tu l’abbia proposta nel tuo commento!

      E ne approfitto per integrare la lista dei compleanni di novembre: la tua carissima sorella Laura, il tuo amico Paolo, la mia amica Rina, che compie gli anni proprio oggi. Un po’ più avanti, lontano dai giorni dei morti, c’è anche il nostro amico Giovanni, che li compie lo stesso giorno di mio nipote….

      Grazie ancora Paola, e a presto!

  6. Carla ha detto:

    Per te che sai il francese….. Buon Compleanno
    Carla

    Cet amour

    Cet amour
    Si violent
    Si fragile
    Si tendre
    Si désespéré
    Cet amour
    Beau come le jour
    Et mauvais comme le temps
    Quand le temps est mauvais
    Cet amour si vrai
    Cet amour si beau
    Si heureux
    Si joyeux
    Et si dérisoire
    Tremblant de peur comme un enfant dans le noir
    Et si sûr de lui
    Comme un homme tranquille au milieu de la nuit
    Cet amour qui faisait peur aux autres
    Qui les faisait parler
    Qui les faisait blêmir
    Cet amour guetté
    Parce que nous les guettions
    Traqué blessé piétiné achevé nié oublié
    Parce que nous l’avons traqué blessé piétiné achevé nié oublié
    Cet amour tout entier
    Si vivant encore
    Et tout ensoleillé
    C’est le tien
    C’est le mien
    Celui qui a été
    Cette chose toujours nouvelle
    Et qui n’a pas changé
    Aussi vraie qu’une plante
    Aussi tremblante qu’un oiseau
    Aussi chaude aussi vivante que l’été
    Nous puovons tous les deux
    Aller et revenir
    Nous pouvons oublier
    Et puis nous rendormir
    Nous réveiller souffrir vieillir
    Nous endormir encore
    Rêver à la mort
    Nous éveiller sourire et rire
    Et rajeunir
    Notre amour reste là
    Têtu comme une bourrique
    Vivant comme le désir
    Cruel comme la mémoire
    Bête comme les regrets
    Tendre comme le souvenir
    Froid comme le marbre
    Beau comme le jour
    Fragile comme un enfant
    Il nous regarde en souriant
    Et il nous parle sans rien dire
    Et moi je l’écoute en tremblant
    Et je crie
    Je crie pour toi
    Je crie pour moi
    Je te supplie
    Pour toi pour moi et pour tous ceux qui s’aiment
    Et qui se sont aimés
    Oui je lui crie
    Pour toi pour moi et pour tous les autres
    Que je ne connais pas
    Reste là
    Là où tu es
    Là où tu étais autrefois
    Reste là
    Ne bouge pas
    Ne t’en va pas
    Nous qui sommes aimés
    Nous t’avons oublié
    Toi ne nous oublie pas
    Nous n’avions que toi sur la terre
    Ne nous laisse pas devenir froids
    Beaucoup plus loin toujours
    Et n’importe où
    Donne-nous signe de vie
    Beaucoup plus tard au coin d’un bois
    Dans la forêt de la mémoire
    Surgis soudain
    Tends-nous la main
    Et sauve-nous.

    • bloggiovi ha detto:

      Grazie Carla, è travolgente!:
      reste là
      ne bouge pas
      ne t’en va pas
      (…)
      dans la foret de la mémoire
      surgis soudain
      tend-nous la main
      et sauve-nous

      Si incidono nella carne e vanno dritte al cuore, queste parole, queste grida.di poeta!

      Un abbraccio anche a te e … a domani! 🙂

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