Quando B. non c’è

Boris è partito ieri per Friburgo, dove terrà una serie di letture, fino a mercoledì. Sono appena ventiquattr’ore che è via e già la casa ha cambiato faccia. Sul divano sono aperti due o tre libri che sto leggendo, sul nostro bel tavolo lungo da osteria giacciono sparpagliati alcuni cd di meditazione che ascolto mentre leggo o mentre lavoro, oltre a delle fotocopie di alcuni articoli che ho ripreso in mano, alla scatola delle cartoline che collezioniamo e a un brandello di cuscino decorato di perline. In cucina ci sono due o tre tazze sul tavolo, una sporta della spesa di ieri ancora da sgombrare su una sedia, in bagno un asciugamano appoggiato sulla vasca invece che sul portasciugamani.

È innegabile che quando lui non c’è tendo ad occupare gli spazi, senza preoccuparmi di rimettere tutto in ordine.

Non solo, quando lui non c’è ne approfitto per fare quelle cose che faccio volentieri da sola, o che so che lui non ama fare. Per esempio vado al mercato al Winterfeldplatz – ieri non sono andata perché sono raffreddata e ho preferito starmene in casa tra divano e scrivania, ben avviluppata nel mio plaid rosa. Vado al cinema da sola (cosa che adoro) a vedere dei film d’essai, a casa mi riguardo i film di Bergman, o guardo dvd in francese o in spagnolo. Ogni volta faccio programmi per uscire la sera, programmi che per lo più non mantengo, perché sono stanca. La sera, a casa, accendo una lampada in ogni stanza, anche in quelle in cui non vado: a lui piace stare al buio, a me invece piace la luce.

(il gatto della lampada vicino al divano)

Inspiegabilmente, quando non c’è Boris cambia anche il mio bioritmo. Mentre con lui la sera spesso mi addormento sul divano vicino a lui, con un libro in mano o guardando un dvd, rassicurata dalla sua presenza, quando sono sola tendo invece a rimanere sveglia fino a tardi (relativamente tardi). Chissà perché, forse che sono più vigile, più all’erta senza di lui?

È anche vero però che quando Boris non c’è mi sento sola. E allora si moltiplicano le telefonate alla famiglia, alle amiche in Italia, si allungano le presenze su facebook a guardare un video o commentare una foto. E ogni tanto, per rompere il silenzio, mi dedico a un’occupazione che mi piace molto: cantare! Canto le canzoni dello Zecchino d’oro che ascolta Michele, cercando video e parole su internet, canto alcuni canti di chiesa che mi sono sempre piaciuti, canto le canzoni dei Genesis o di Battisti, a squarciagola. (In questi giorni però è meglio che non canti, per via del mal di gola.)

Quando Boris non c’è ci sentiamo spesso. Da quando ci svegliamo al mattino fino all’ora di andare a letto, e a volte anche dopo, mi telefona, ci scambiamo dei messaggini, ci inviamo foto, pensieri, poesie. Intessiamo così i nostri frammenti di un discorso amoroso.

Quando Boris non c’è vivo sulla mia pelle la contraddizione, il paradosso del godersi la propria libertà e del sentire la mancanza dell’altro. Di altro. È nell’assenza che l’altro si trasfigura in oggetto del desiderio, nel senso etimologico del termine, della Sehnsucht, della nostalgia. Il fremere pensando al ritorno, al nostos. La sfida sta nel mantenerla sempre viva, questa nostalgia, anche in presenza. Celebrando gioiosi sé e l’altro, giorno per giorno, ma anche rispettando le distanze, gli spazi, i silenzi, attraverso i quali l’amore si costruisce. E non dando troppo peso ai piccoli incidenti di percorso. Che non mancano mai.

Quando Boris non c’è, è come fermarsi durante una gita in montagna. Prendere fiato, riposarsi, scambiare quattro chiacchere con estranei, restare assorti a guardare il riflesso degli alberi sull’acqua di un lago, per poi riprendere il cammino, insieme, verso la vetta più alta, dove cielo e terra si congiungono.

(http://fr.fotopedia.com/items/flickr-3299783275)

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6 risposte a Quando B. non c’è

  1. Santa Zattoni ha detto:

    Quando Boris non c’è, è come fermarsi durante una gita in montagna. Prendere fiato, riposarsi, scambiare quattro chiacchere con estranei, restare assorti a guardare il riflesso degli alberi sull’acqua di un lago, per poi riprendere il cammino, insieme, verso la vetta più alta, dove cielo e terra si congiungono.

    Bello!

  2. valeria vegni ha detto:

    Giovy!!!! Terra, cielo………mare! Amutut!

  3. Maria Paola Giorgini ha detto:

    Ma che splendido pezzo! Mi era sfuggito…sono proprio contenta che vi siate trovati…e che vi stiate ancora cercando!!!

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