Corrispondenze

E di nuovo un convegno mi porta fuori dalla quotidianità, questa volta a Canterbury, ridente cittadina del Kent.

Forse è proprio fuori dalla quotidianità, dalle incombenze dispersive di tutti i giorni, che trovo lo spazio per percepire più intensamente avvenimenti e sensazioni, e per collocarli in una geometria interiore di corrispondenze. Un precipitato di emozioni, questi giorni, il senso profondo di un’appartenenza alla vita, alle vite, a tante vite congiunte da fili di seta dorati. Corrispondenze, non coincidenze.

È cominciato scorgendo Arianna venirmi incontro a Londra, alla stazione di Bethnal Green: è lei, non la vedo da un anno, ma è come se la vedessi ogni giorno, tanto è incisa nei miei pensieri, nella mia mente, nel mio cuore. Mi stupisco di non stupirmi, nel rivederla, nel salutarla, nel trascorrere una serata con lei – improvvisamente moltiplicata per due con un’altra Arianna, sua coinquilina e omonima – bolle di sapone che si sfiorano appena, ciascuna intenta al suo computer, ma insieme, sospese tra brandelli di frasi, commenti fra noi e noi, ad alta voce, fatti solo per dirci, siamo qui, siamo tutt’uno…

La mattina dopo esco di casa di buon’ora, lei ancora dorme, alla volta di Canterbury. Alla volta di altri incontri, inaspettati. Voci e messaggi che s’intrecciano, si sovrappongono: la voce squillante di Barbara, venuta dal Canada, che mi avvolge al mio ingresso nell’aula magna dell’università; i gridi dei gabbiani che feriscono la sera e mi risvegliano alle prime ore del mattino, un richiamo penetrante. La voce di Pierfrancesco, inattesa, che mi telefona dopo alcune settimane di silenzio per raccontarmi i suoi passi nel mondo, che mi rimanda su facebook la mia stessa voce, come un’eco, nella lettera a Kuma.

Una pernice attraversa il prato ridente del sole mattutino, col suo incedere posato, sbecchettando qua e là. Mi fermo a guardarla, colpita dalla rivelazione che la rende messaggera di mia nonna, Vanda Pernici, del suo fare misurato, del suo perdurare nelle cose, del suo affetto distribuito equamente tra tutti i suoi figli e nipoti, ma non per questo diviso, anzi moltipicato, anche lui, come l’Arianna.

(http://www.proverde.it/Animali%20liberi.htm foto di Moreno Moraldi)

Si moltiplicano anche gli incontri, al convegno alcuni grandi nomi dell’autonomia d’apprendimento che si rivelano volti, persone, intonazioni. E il vino che mi viene offerto all’aperitivo, qui, alla Christ Church University di Canterbury, viene da Forlì. Chi lo crederebbe?

E poi le rondini, che chissà perché sembrano non arrivare a Berlino, ma qui schiamazzano fendendo il cielo sopra i tetti delle case intorno alla cattedrale, come quelle che passavo ore a osservare intorno a San Domenico quando abitavo al quinto piano di via Brosi.

E ancora una pioggia di messaggi: la mail di Marta, che scrive raramente, ma questa volta ci tiene a dirmi che il trattamento ha funzionato, che le manchiamo, che ci aspetta insieme ai bimbi, insieme a tutti, al mare. La Vale, amica di sempre, mi confida i suoi pensieri, la sua nostalgia, che avevo già riconosciuto senza bisogno di parole. Florence, che ha intessuto un racconto sulla sua madeleine in Aquitania, la prugna dolce tesale in silenzio da una bimba che la osservava muta con gli occhi sgranati, primo segno di un’amicizia destinata a durare nel tempo. E Boris, che è andato a fotografare una piccola giostra parcheggiata al lato di una strada di Berlino, lontano da casa, solo perché gli avevo detto quanto mi piaceva… Boris, che ha il dono di dar voce ai miei pensieri più inespressi, recitandoli parola per parola, quasi glieli avessi dettati.

Voci diverse come i fiori che ammiro costeggiando i giardini delle case: petunie, lavanda odorosa, ginestre, cardi, anemoni e violacciocche. Cammino e sono tutti con me, Arianna, Pierfrancesco, Valeria, Marta, mia nonna, mia mamma, mia zia, come le rondini sopra i tetti. Le loro voci s’infrangono sul mio corpo come le onde del mare, le assorbo come il bagnasciuga assorbe l’acqua salata, e quando si ritirano mi lasciano addosso frammenti di conchiglie, pietre levigate di tutti i colori (Paolo e Robi, vi ricordate quelle trovate alla spiaggetta di Duino l’estate scorsa?).

La domenica mattina, a messa nell’immensa cattedrale di Canterbury, il sacerdote racconta di un architetto che, in non so quale città della Gran Bretagna, aveva progettato una chiesa solo con pilastri, senza muri – mi figuro l’abbazia di San Galgano – per non interporre nulla tra il dentro e il fuori, per lasciare che il sacro permei il mondo e il mondo si assorba nel sacro.

Vorrei essere come quella chiesa, mai costruita, accogliere tra i miei pilastri quanti mi corrispondono, senza confini, in uno spazio che raccoglie i luoghi delle nostre anime. E per tetto una vela leggera, gonfiata dal vento…

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10 risposte a Corrispondenze

  1. Boris Pfeiffer ha detto:

    Swimming in words, “quak quak” and yet clearly speaking,
    all the sides of a woman’s soul are never as bright as a thirsty man wishes to be them for his meaningless understanding.
    Shadows, familiar relations, remembering him and her and all them together.

    Good god! And then, even more, a pigeon outside this cathedral, much too bright for my
    imagination of God’s dreaming. And the waters running down the river of life, so colorfull …
    But the church seems white to me. Unlike your eyes. And your voice. And your speaking lips.
    And your stream of consciousness.

    I am just a little boat on this river. A gambling one. Una giostra on waves.
    That’s my part of this life-game: A waving dancer of love in a woman’s heart.
    I love you looking at the world like you do. And I remember my love listening to it.
    Or to you.

  2. bloggiovi ha detto:

    Uno degli intervenuti al convegno, insegnante d’inglese in un’università in Oman, si informa sulla mia provenienza.
    – I’m italian, rispondo, but I work in Berlin, at the Freie Universität.
    – Oh, in Dahlem!, mi risponde lui. I’ve been at the Gemäldegalerie, several years ago, and I was impressed by a painting…
    E, non chiedetemi perché, ma so già di cosa sta parlando. Mi dirà…
    – It was Caravaggio’s Amor vincit omnia!
    Anche questa più che una coincidenza, una corrispondenza.
    E la domenica mattina in Cattedrale, il fascicoletto che ci distribuiscono all’entrata della Messa, porta in copertina ancora lui, il pittore che più di ogni altro mi ha conquistato l’anima e i sensi:
    l’incredulità di San Tommaso!

  3. valeria vegni ha detto:

    Giovy, lascio un solo breve commento, con le tue stesse parole: “anch’io vorrei essere come quella abbazia, San Galgano, mai costruita, per accogliere tra i miei pilastri quanti mi corrispondono, senza confini!….”

  4. ari ha detto:

    Bellissima,
    Io in portogallo a casa di altino con la sua famiglia k per tanti aspetti mi ricorda la mia, che anke se non vedo molto so k è sempre lì. Similarity come l ospitalita’, le cene tutti insieme, la mamma di altino k come la nonna anna mi chiede continuamente se Ho bisogno di qualcosa, se Ho vestiti da lavare e se Ho ancora fame (ovviamente mangio la media di 4 volte al giorno ma come Fai a dirle di no?)
    E il caffè’ al bar dopocena con altino & padre seguito da me al computer del bar con incredibile una internet connection e altino e babbo a giocare a carte fino all 1am. Ho bisogno dell internet point xké Ho dimenticato a casa l unica necessaria cosa alla mia esistenza: my baby laptop battery charger, how possible?!
    Gli altri arrivano tra giovedì sera e venerdì, happy to see my djs, un po meno di vedere anke tutto il resto d gente k se ne viene qua, k sicuramente spezzera’ il mio relax & Zen meditating status. As soon as the party is done i m going to the beach.
    E il Portogallo, paese che amavo ancora prima di esserci, full of energies cosi in armonia con madre natura.
    Come se qua ci fossi nata, following my path.

    Grazie giovi.

    • bloggiovi ha detto:

      È splendido quello che scrivi, Ari, sono felice per te! Mi ricordo un giorno al mare, tu eri piccola, avevi forse dodici anni, io e te in pineta a Milano Marittima, a raccogliere i pinoli, e la canzone di Laura Pausini (?) che mi suonava nelle orecchie “tutto il mondo è paese, ci sono milioni, milioni di case…” Ed è proprio così, ci sono milioni di case ad accoglierci! Un abbraccio!

  5. RAFFAELLA FAZI ha detto:

    Ciao Giovi è la prima volta che lascio un commento in un blog…speriamo bene! Ma quando il cuore parla e sembra che scoppi dentro è un sacrilegio non ascoltarlo! Nel tuo scritto ho letto una dichiarazione d’amore commovente e magicamente ho visto anche io la giostra!
    Un forte abbraccio.

  6. Santa Zattoni ha detto:

    Dell’ abbazia di San Galgano ho una bella foto sulla bacheca della cucina , tro bollette da pagare, avvisi scout e post-it vari. . .per ricordarmi di non cedere alla tentazione di chiudermi a riccio. Pero’ aveva preso un po’ di polvere temo, grazie al tuo bellissimo racconto la sono andata a spolverare. . .grazie. Santa.

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