Il ruggito del coniglio (parte prima)

E ci siamo ritrovate, tra amiche, finalmente. La sera del venerdì santo, che sarebbe vigilia, ma noi siamo uscite bellamente a cena. Sui cappellacci di zucca alle punte di asparagi, da loro ordinati per rispetto della tradizione la Maria Paola e la Fiò hanno sollevato un sospetto di carne nel ripieno. Chiara invece la scelta della Vale, della Rita e della Paola, che, per non sbagliare, si sono fatte portare una grigliata con tanto di mora romagnola e carne di mucca romagnola doc.

L’apertura è stata grande.

Quando arriviamo la Vale, la Paola ed io, troviamo la Fiò, la Maria Paola e la Rita fuori ad aspettarci. E la Maria Paola esclama: “ Gli Orazi e i Curiazi”

( http://it.wikipedia.org/wiki/Orazi_e_Curiazi)

L’intermezzo culturale, il quadro di David, è per fare notare che, comunque, a parte il tre + tre, altre somiglianze non ci sono. Duelli e delitti non ce ne sono stati. Non è stato versato sangue, ma vino rosso (in giusta misura), acqua gasata e naturale, e, naturalmente, fiumi di parole, punteggiati qua e là da esclamazioni e risate – non leggere e soavi come fiocchi di neve, come scriveva Dante nella Vita Nuova, a proposito delle “donne gentili” che (s)parlavano di lui e Beatrice.

Ci siamo contenute. Però, nella saletta appartata di Petito, le due coppie ai tavoli vicino al nostro dopo poco si erano misteriosamente dileguate (è vero che la prima coppia era già al dolce, ma la seconda era arrivata dopo di noi…).

Insieme a rievocazioni ormai storiche, abbiamo però registrato novità salienti.

Tra queste, il resoconto del mio attacco della ben nota “sindrome di S.”, che mi ha colta in occasione della festa di compleanno di Boris al ristorante cipriota Ta panta rei (reminiscenza eraclitea, tutto scorre, appunto!). Raccontato con dovizia di particolari, seppur nel rispetto del contesto conviviale e mangereccio della serata.

Anche se, devo dire, il Pedro, quando due sere dopo l’ho messo a parte con orgoglio dell’episodio, con la sua precisione medica, mi ha fatto notare che non si poteva classificare l’accaduto come “sindrome di S.” in quanto mancavano due tratti essenziali del fenomeno: il “Troppo tardi!” e “l’odiosa richiesta di aiuto”.

Tant’è. L’episodio è servito comunque a rievocare il porcino malefico a Bagno di Romagna ai danni del Pedro e anche uno dei miei attacchi storici di musonite, una volta in cui, sempre a Bagno di Romagna, mi rifiutai di scendere dalla macchina – e ce ne volle del bello e del buono, con interventi ripetuti da parte di tutti (neanche Alberto c’era riuscito), per farmi uscire. Comunque uscii e festeggiai il capodanno con gli altri. Che fosse la volta dell’”uomo che cadde con le mani in tasca”? O la volta dell’epico “Non si spende un c…. in questo posto!” di Cas alla locanda Giovanna? Ai posteri l’ardua sentenza… (Continua)

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Una risposta a Il ruggito del coniglio (parte prima)

  1. ritasili ha detto:

    Se si perde un sapore si perde un sapere….condivido!
    Anche se si perde un racconto e l’occasione di raccontare…
    Grazie Giovi!

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