Totem e tabù

Sabato scorso siamo stati invitati da Tanja e Kai a giocare a Tabù insieme a dei loro amici. La cosa non mi entusiasmava, nonostante Tanja e Kai mi siano molto simpatici: giocare a Tabù in tedesco insieme ad altri tedeschi è un po’ come correre con l’handicap, mentre gli altri hanno un bel cavallino (vi ricordate Mike Bongiorno? Cos’era, Rischiatutto?).

Ma Tanja, il nostro medico omeopata e cinesiologa, è davvero una ragazza deliziosa, Kai, più o meno dell’età dei miei fratelli, è positivo, aperto, interessato – non solo al badminton e alla forma fisica (o dovrei dire le forme?). Insomma, ci vado di buon grado.

Si mangia qualcosa insieme, si chiacchiera, ci si prepara al gioco – è la vecchia versione, quella solo coi bigliettini e la clessidra, mancano i disegnini e soprattutto il pupazzetto con cui mimare le parole, ma va beh.

Mi preparo interiormente alla battaglia, a spiegare in tedesco “Zuckerwatte” senza dire “süss, klebrig, Kinder, Jahrmarkt” e ovviamente senza cercare di imbrogliare dicendolo in francese o in italiano. Ci dividiamo in due squadre, maschi contro femmine, sono sopraffatta dalla velocità e dalla bravura di Tanja e delle sue amiche: non fa in tempo a finire la prima parola che già le altre hanno indovinato, mentre io resto basita e ancora sto cercando nel mio dizionario mentale plurilingue un concetto, un concetto qualsiasi, anche parente alla lontana…

Vabbè, non è certo questo che conta.

Quello che conta è che a un certo momento Kai si alza e va di là in sala a cambiare il CD: non fa in tempo a tornare di qua che già mi sento trasportare dalle note in un’altra dimensione. Avete presente l’attacco di The dark side of the moon? Nell’intervallo tra una partita e l’altra vado in sala e mi metto a ballare – da sola – in un universo parallelo. Kai, non sai quello che fai, gli dico quando torno di là. Ma no, lo sa quello che fa. Mette su un secondo CD e, senza che ci sia stato il minimo accordo tra noi, il miracolo si ripete: London Calling dei Clash.

A questo punto glielo devo dire, sto per saltargli al collo, rievoco il mitico concerto dei Clash nel 1982 in piazza Maggiore a Bologna, la chitarra spezzata sul palco…

Gli altri continuano a parlare in cucina, e noi ci facciamo un viaggio tutto nostro: Clash, Metallica, ACDC, un pezzo dopo l’altro, io ballando come una forsennata, lui suonando un’immaginaria chitarra elettrica.

Alla fine qualcuno – non so chi, non ero in me – viene a chiamarci per continuare a giocare.

Mi risiedo a malincuore, pronta al secondo round, Kai torna anche lui, non prima di avere scelto un altro CD, e mentre tocca a me spiegare la prossima parola sento i primi accordi del mitico concerto di Crosby, Still Nash & Young. Ma ditemi, come si fa a concentrarsi sul gioco con una colonna sonora così?

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